PAPA A LESBO/ Tzoitis: i migranti sfidano l’Europa a cambiare cuore

- int. Nikos Tzoitis

Papa Francesco, insieme al Patriarca Bartolomeo, andrà a Lesbo a visitare i profughi. Ne abbiamo parlato con NIKOS TZOITIS, analista per conto del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli

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Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo (Infophoto)

“Il punto non è come l’arrivo dei profughi possa trasformare la nostra società, ma come quest’ultima possa cambiare dall’interno per gestire adeguatamente i flussi migratori”. Lo afferma Nikos Tzoitis, analista per conto del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, una delle persone che stanno lavorando per organizzare la visita a Lesbo di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo. La visita potrebbe avvenire già il prossimo 14 aprile. La notizia è stata confermata da padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, proprio nel momento in cui l’Austria schiera centinaia di soldati al Brennero per impedire il passaggio di migranti dall’Italia.

Come nasce questo viaggio e perché?

Questo viaggio ha una storia abbastanza lunga. Era già desiderio di papa Francesco quello di visitare Lesbo dopo essersi già recato a Lampedusa, per salutare ed esprimere l’appoggio alla Grecia per la questione migratoria. E’ inoltre volontà sia del Patriarca Bartolomeo sia della Chiesa greca ortodossa quella di avere una risposta comune alla questione dei profughi che in questo momento colpisce la Grecia e più in generale tutta l’Europa. La visita del Papa a Lesbo esprime quindi una presa di posizione comune da parte di tutto il mondo cristiano.

Quale passaggio segna questa visita?

Fino a ieri anche quelli dei massimi vertici ecclesiastici, come Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo, erano stati gesti o voci singole. In questo momento i due massimi rappresentanti della chiesa cattolica e di quella greco-ortodossa si incontrano anche simbolicamente sul luogo di martirio dei profughi. L’obiettivo è offrire una risposta a un’Europa che non è in grado di trovare una soluzione politica, ma soltanto di chiudersi nel suo guscio.

Quella rappresentata dai migranti è una sfida epocale per l’Europa. Qual è il pensiero del Papa nei confronti di questa sfida?

Il Santo Padre ha espresso più volte il suo pensiero su questa sfida epocale. Il Papa ha parlato dell’incapacità del mondo contemporaneo nel fornire una risposta al problema migratorio, che ha indubbiamente un valore molto importante.

Secondo alcuni la restituzione dei profughi alla Turchia va contro la convenzione di Ginevra. Con questa visita il Papa vuole anche bocciare l’accordo tra l’Ue ed Erdogan?

Più che essere una presa di posizione puramente giuridica, Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo vogliono dare una risposta all’incapacità di natura innanzitutto politica. Quello che ci è rivolto dai due leader religiosi è un invito a riconsiderare i rapporti, le relazioni e gli equilibri umani.

L’invito di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo è ad accogliere tutti i migranti indiscriminatamente?

L’invito è ad abbracciare e capire i loro problemi. Dopo di che la società e i governanti hanno gli strumenti sia politici sia finanziari per farlo, ma a mancare è la volontà di superare le paure per abbracciare chi è diverso. Storicamente il messaggio cristiano invita ad abbracciare tutti gli uomini senza distinzioni di razza e di fede.

 

Un Paese povero come la Grecia si può permettere di accogliere migliaia di migranti?

Anche dentro la sua crisi economica, la Grecia ha dimostrato una capacità e una generosità non indifferenti. Al contrario altri Paesi si sono chiusi nel loro guscio. La Grecia si trova a gestire 50mila profughi in un momento di grave crisi. E questo nonostante la chiusura delle frontiere e l’incapacità di alcuni Paesi di superare i loro egoismi. Un atteggiamento da cui emerge una crisi spirituale non indifferente da parte dell’Europa.

 

L’arrivo dei migranti come cambierà società europea?

Il punto non è che l’arrivo dei migranti cambierà la società europea, ma che quest’ultima deve cambiare per potere gestire il fenomeno migratorio. Anzi se ci fosse un mondo giusto e senza guerre gli stessi migranti non avrebbero alcun interesse a scappare dalla loro patria.

 

(Pietro Vernizzi)

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