ATTENTATO NIZZA/ E noi cosa facciamo per uscire dal terrore?

La Francia di nuovo insanguinata e massacrata, in una guerra che sembra senza fine. Dove nasce il terrore? Siamo ancora in grado di ribadire la nostra umanità? PAOLO VITES

15.07.2016 - Paolo Vites
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Attentato Nizza (Foto: LaPresse)

Per molti, quasi tutti, il 14 luglio, festa nazionale della Repubblica francese, è dedicata alla presa della Bastiglia, avvenuta il 14 luglio 1789. Non è così in realtà. Ancora oggi i siti dei maggiori mezzi di informazioni scrivono a proposito della strage di ieri sera:  “I testimoni raccontano di alcuni colpi di fuoco sparati dalla Polizia per fermare il camion nella sua corsa folle, lunga ben due chilometri, proprio in quel momento stavano esplodendo in cielo i bengala che festeggiano la presa della Bastiglia”.

La festa nazionale francese commemora invece il 14 luglio del 1790, giorno in cui fu proclamata la Federazione francese e quindi l’unità nazionale. A proporla, marcando proprio la differenza tra i due avvenimenti, fu il 21 maggio 1880 il deputato Benjamin Raspall: la presa della Bastiglia era infatti considerato un giorno sanguinoso e violento (e anche tramandato in modo politicamente scorretto; i rivoluzionari avevano assalito il vecchio carcere ormai quasi completamente in disuso – vi si trovavano in tutto solo sette prigionieri, nessuno dei quali per motivi politici – per appropriarsi della polvere per caricare le armi che erano state rubate altrove ma che erano inutilizzabili). La sua proposta ottenne la maggioranza dei voti del parlamento francese. 

E’ altrettanto interessante sottolineare come il concetto di “terrorismo” nasce proprio con la rivoluzione francese, quando, per la prima volta nella storia, viene coniato il termine “terrore”. Quando nel luglio 1793 Robespierre viene eletto capo del Comitato di Salute Pubblica viene infatti inaugurato “il regime del terrore”. Robespierre sosteneva che alla base di un governo popolare ci fosse la “virtù”, ma nella fase rivoluzionaria tale virtù doveva obbligatoriamente accompagnarsi al “terrore”. Nel 1794, per la prima volta, in un supplemento del dizionario dell’Académie Française, viene coniato il termine “terrorismo” come neologismo per indicare un fenomeno e un periodo storico preciso, ossia quello della Terreur instaurato in Francia dalla primavera del 1793 al 27 luglio del 1794.

Il terrore e il terrorismo hanno di nuovo fatto capolino in Francia ieri sera con la strage di Nizza. Sembra quasi che Parigi, in un gioco delle coincidenze e dei ritorni storici, ormai dal gennaio 2015 sia il paese europeo più dilaniato da quel terrorismo che proprio qui fece il suo esordio storico mondiale.

Coincidenze? Non esistono le coincidenze, ma le analisi sul perché la Francia stia pagando senza sosta un tributo orrendo in termini di vittime del terrore le lasciamo a storici più meritevoli.

L’episodio di ieri però fa venire in mente un’altra coincidenza. Il modello usato, guidare un mezzo in mezzo alla folla cercando di investire quante più persone possibili, è in uso in Israele da tempo, è un metodo di attacco dei terroristi palestinesi. 

Mettersi cioè alla guida di una vettura e falciare i passanti incontrati per strada o puntando sui marciapiede. Gli attentati compiuti in questo modo dai palestinesi appartenenti ad Hamas sono stati diversi fino a poco tempo fa, poi forse per maggiori ragioni di sicurezza sono cessati, ma hanno fatto le loro vittime tra i civili di città come Tel Aviv e Gerusalemme. 

Quanto successo a Nizza rientra dunque nei tipici modelli che puntano a massacrare civili innocenti usando armi non apparenti come i mitra o le bombe, ma i mezzi di tutti i giorni. Il sistema è stato lanciato d’altro canto in modo ufficiale sia dall’Isis che da Al Qaeda: falciateli con le auto, investiteli con le auto. “Spaccategli la testa con una pietra, squartateli con un coltello, o corretegli sopra con la vostra auto”, scrisse su twitter il portavoce dell’Isis Adnani. Al Qaeda da parte sua disse di “usare i camion come falciatrici”, “non per tagliare l’erba ma per falciare i nemici di Allah”. E’ quello che è successo ieri sera.

Se è vero come sembra sia vero che il califfato islamico stia perdendo sempre più terreno in Siria e in Iraq, è altrettanto vero che le stragi come quelle di Nizza continueranno per lungo tempo ancora. L’unico oggettivo segno di speranza, pur davanti a una strage colossale e orrenda come quella di ieri, è che l’attentato non è a opera di una cellula armata e organizzata come quella che colpì Parigi, ma di un lupo solitario, segno anche questo, forse, della difficoltà di organizzare atti di terrorismo, se non lasciandoli in mano alla pazzia di un soggetto singolo. Il killer di Nizza, secondo le ultime notizie, aveva problemi personali, stava divorziando ed era senza soldi. Il confine si sta facendo sempre più sottile e il numero delle vittime non cambia, però ormai anche solo uscire di casa è una azione che desta preoccupazione e paura. Ci vuole coraggio per farlo. 

Essere vivi oggi sta diventando ogni giorno sempre più un privilegio. Davanti a quello che sembra inconcepibile, la distruzione cioè della normalità, vengono in mente due poesie profetiche. La prima di Quasimodo, “Uomo del mio tempo”: “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Eri nella carlinga, con le ali maligne, le meridiane di morte, t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche, alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore, senza Cristo“. Ti ho visto, dentro quel camion per le strade di Nizza: eri tu, senza amore e senza Cristo.

L’altra è di un ex sindacalista diventato poeta una volta andato in pensione, che pochi conoscono: “Sbalordito osservo gli orrori del mio tempo e nulla faccio per ricominciare anzi mi adeguo, sembra un’arte giusta, per chi il mondo ormai non vuol cambiare“. Si intitola “Apatia”, l’autore è Salvatore Armando Santoro. 

Siamo davvero precipitati in un mondo “persuaso allo sterminio, senza amore, senza Cristo”, apatici, osservando gli orrori del nostro tempo? 

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