INCIDENTE FERROVIARIO/ Colpa della corruzione? Ci mancava solo il teorema di Cantone…

- Gianluigi Da Rold

In un momento in cui si piangono ancora i morti e le indagini sono solo all’inizio, il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha già sentenziato. GIANLUIGI DA ROLD

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Raffaele Cantone con Matteo Renzi (LaPresse)

Nel grande dolore corale, nello choc dei sopravvissuti e nella rabbia tragica dei parenti delle vittime, l’incidente ferroviario in Puglia entra nella fase in cui vengono stabilite le responsabilità e si fanno i bilanci, le previsioni sulle possibilità che simili situazioni si possano ripetere. In Italia ci sono 9mila tratti di ferrovia a binario unico e in molte regioni è calata tra i pendolari delle tratte regionali la paura dell’incidente, dell’imprevisto e dell’imprevedibile, dei sistemi antiquati, di una tecnologia obsoleta. E’ una reazione umana, quasi inevitabile.

Il procuratore di Trani, Francesco Giannella, ha fatto un punto sull’indagine e ha lasciato capire che c’è bisogno di approfondimento sulle cause e su tutti gli aspetti del disastro ferroviario che ha un bilancio sinistro di 23 morti e di decine di feriti.

Inutile girare intorno al problema. Secondo le prime indagini “l’errore umano c’è stato”, ma sarebbe altrettanto riduttivo fermarsi a questa considerazione e quindi diventa necessario approfondire tutto quello che è possibile nell’analisi di questo tragico incidente, anche per evitarne altri in futuro. Al momento non è stato confermato il numero degli indagati, ma pare, secondo alcune fonti giudiziarie, che sarebbero sinora soltanto due, cioè i due capostazione di Andria e Corato.

Emergono poi, anche dai passeggeri superstiti, elementi, piccoli racconti, ricordi di particolari durante il tragico viaggio che verranno presi in considerazione.

In questo sfondo di dolore, di ripensamenti sui sistemi di sicurezza e anche di necessario sviluppo delle reti regionali, quelle che vengono percorse proprio dalle persone che usano quotidianamente il treno per lavoro e studio, perché sono pendolari, c’è tutto lo spazio di una rabbia disperata che è esplosa davanti all’Istituto di medicina legale di Trani, con il grido dei parenti: “Assassini”.

A questo punto, in un clima tanto concitato e carico di angoscia, arriva una dichiarazione che lascia tutti annichiliti e che richiede al più presto delle spiegazioni. A farla è il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone: “L’incidente è frutto probabilmente di un errore umano, ma è anche conseguenza di un problema atavico del nostro Paese di mettere in campo infrastrutture adeguate ed una delle ragioni di ciò è da individuare nella corruzione”. Insomma, per Cantone il disastro ferroviario in Puglia “evidenzia purtroppo un oggettivo collegamento con la corruzione”.

Ora, la dichiarazione di Cantone è di una tale portata, di una tale gravità che non può essere registrata come se niente fosse, prima ancora che si facciano e si arrivi almeno a un primo e parziale punto fermo sulle indagini della magistratura. Altrimenti, le considerazioni del presidente dell’Anticorruzione sembrerebbero frutto di una sbrigativa conclusione di tutto quello che è avvenuto e denuncerebbe anche, se ci è permesso, una sorta di superficialità di comodo. Alla fine è la corruzione che va combattuta sempre e comunque.

La sostanza è ovvia, ma occorrono aggiungere responsabilità precise e documentate come in genere si usa fare in uno stato di diritto, non in un sistema di intuizioni o “teoremi” che servono ad alimentare il dibattito mediatico e politico. Vale a dire che se i fenomeni corruttivi sono presenti, anche se difficili da individuare, hanno un campo di ricerca che può portare a nomi e cognomi, a reati anche di omissione.

Al momento, da quanto dicono i magistrati che indagano ci si muove su tre livelli: da un lato si procede a individuare le singole responsabilità nella catena di controllo che ha autorizzato il treno a lasciare la stazione di Andria, dall’altro si prende in considerazione la sicurezza dei controlli da parte degli enti preposti e la questione del raddoppio della linea, la sua messa in sicurezza e l’utilizzo dei fondi per arrivare all’individuazione di altri soggetti che potrebbero avare ruoli tutt’altro che marginali.

Un percorso tutto sommato logico, fondato su ragioni evidenti, su interrogativi che si pongono tutti in questo momento.

Che spiegazione ha, di fronte a questa sequenza delle indagini, la relazione fatta con “l’evidenza di un oggettivo collegamento con la corruzione”? Per favore è lecito, data la dolorosa circostanza, stabilire con un po’ di precisione il campo delle responsabilità? La frase, la relazione tra incidente e corruzione non è stato pronunciata da un magistrato qualsiasi, ma niente meno che dal presidente dell’Anticorruzione nazionale, di una nuova authority.

Forse sbaglieremo noi, ma in uno stato di diritto l’accusa generica, non supportata da fatti e prove, non può essere lanciata con parole in libertà, altrimenti si rischia di scendere alle chiacchiere da bar. E questo va detto anche di fronte a tutte le carenze del trasporto dei “pendolari” nel nostro paese, alle carenze del trasporto locale e a una tragedia che lascia tutti nello sgomento.

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