DA NIZZA A KABUL/ Il “memoriale all’odio” e la Misericordia che vince il male

- Paolo Vites

Come si vince la catena di male e odio che sembra aver investito tutto il mondo? Lo testimonia la figlia di una delle vittime della strage di Nizza, ecco che cosa ha detto. PAOLO VITES

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LaPresse

Diceva lo scrittore inglese Graham Greene che “l’odio è una reazione automatica alla paura, perché la paura è umiliante”. Di paura, ormai da anni, ma ultimamente in queste settimane dove l’orrore sembra non avere sosta da Nizza a Monaco di Baviera a Kabul, ne abbiamo tutti tanta. Si muore per strada, nei centri commerciali, lungo le passeggiate sul mare, manifestando per avere maggior accesso all’elettricità, come chiedevano innocentemente i manifestanti dilaniati da tre bombe nella capitale afgana. Abbiamo paura e ci sentiamo umiliati perché non avremmo mai pensato di giungere a questo punto, dove la nostra presunzione che ci dava sicurezza, la nostra convinzione di controllare gli eventi, si sta sbriciolando. E allora fa capolino anche tra di noi l’odio, quello che diciamo di voler combattere. 

A Nizza, nel giorno in cui centinaia di persone si sono recate sulla Promenade des Anglais a rendere omaggio alle 84 persone fatte a pezzi da un camion, portando fiori, versando lacrime, inginocchiandosi, è successo qualcosa di apparentemente assurdo. Nel punto in cui il killer è stato ucciso, è comparso spontaneamente “il memoriale dell’odio”: la gente si è messa a portare spazzatura di ogni tipo, accumulandola, poi si fermava a sputarci sopra. Con un gesso la scritta “vigliacco”. Un gesto di rabbia, certo, ma che speranza può dare un memoriale dell’odio contro l’odio? 

A Nizza tra i morti innocenti anche Mario Casati, 92 anni, un anziano signore cresciuto in Brianza, vissuto in un quartiere di periferia di Milano, benvoluto da tutti quelli che lo avevano incontrato. Era innamorato del mare, tanto che da quando era in pensione passava il suo tempo tra Bordighera e Sanremo e poi convinto da una delle figlie aveva preso una casa a Nizza, città di cui si era innamorato. La sera del 14 luglio era insieme a una sua cara amica, Graziella, quando il camion è spuntato dal buio e li ha investiti, tra i primi a cadere. Lei aveva difficoltà a camminare, lui ha cercato di aiutarla, sacrificandosi insieme a lei. Lui che quella sera avrebbe preferito starsene davanti al mare invece che nel caos della festa.

A Nizza a vedere dove era morto è andata anche la nipote Cecilia, che non ha potuto non notare quella montagnetta di spazzatura, il memoriale dell’odio: “A Nizza sul lungomare ho visto pozze di sangue colmate con tanti fiori. Ad un certo punto nel luogo dove era stato ucciso l’autore della strage ho visto un cumulo di rifiuti e persone che vi sputavano sopra” ha raccontato durante il funerale. “Io lì ho pregato per l’anima di quest’uomo perché il vero desiderio che ho nel cuore è che sia la misericordia a vincere, non il male” ha aggiunto. 

Parole inaudite, soprattutto se a dirle è chi ha perso un parente così caro. Misericordia? Pregare per l’assassino del nonno? Inaudite perché non le dice nessuno, ma non perché siano irreali. “E questo Anno Santo della misericordia” ha detto ancora Cecilia “ce lo insegna bene. Vorrei dire anche questo: mio papà ha trascorso i primi anni di matrimonio a Bozzolo, nel mantovano. All’epoca il parroco era don Primo Mazzolari che lui ha conosciuto e che stimava tantissimo. Io vi ricordo una citazione di don Primo: “io voglio bene anche a Giuda: è mio fratello Giuda”.

Solo una coscienza così può cambiare la corsa impazzita che sta portando il mondo alla morte. Una coscienza educata a guardare Oltre senza fermarsi all’istintività dell’umiliazione che genera paura e a sua volta l’odio. E’ una catena che si può spezzare, ma ci vuole un cuore grande e un amore infinito per ogni persona, anche quelle cattive, un desiderio di bene così potente che si può amare anche Giuda. Il bene che è forza naturale del cuore dell’uomo, anche se tutto oggi cerca di soffocarlo. 

“Considerando attentamente un uomo o una donna, si poteva sempre cominciare a provarne pietà… Era una qualità insita nell’immagine di Dio… Quando si sono vedute le rughe agli angoli degli occhi, la forma della bocca, il modo in cui crescevano i capelli, era impossibile odiare. L’odio era semplicemente una mancanza di immaginazione” diceva ancora Graham Greene. Bisogna guardare in faccia l’uomo, nelle sue rughe e nel suo dolore, per averne pietà. Chi ha coraggio oggi di guardare in faccia il male e chiedere misericordia? E’ più facile fare i memoriali dell’odio.

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