DALLA GERMANIA/ Maria (siriana): anche qui abbiamo paura, vogliono fare l’Europa musulmana

- Roberto Graziotto

Cosa pensano i migranti in Germania degli attentati di Würzburg e Ansbach (Baviera) e della crescente radicalizzazione? Il carteggio di ROBERTO GRAZIOTTO con una famiglia cristiana

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LaPresse

LIPSIA — Caro direttore,
è ormai noto che le indagini riguardanti gli attentati di Würzburg e Ansbach (Baviera) rivelano che essi sono stati compiuti sotto la regia dell’Isis. Telefonate, anche dall’Arabia Saudita, fanno vedere che alle due persone che hanno compiuto gli attentati, sono state date indicazioni precise su come farli. Alla persona in cerca di asilo politico che ha compiuto l’attentato di Würzburg era stato consigliato di fare un attento simile a quello di Nizza, usando una macchina, ma non sapendo guidare, si è convenuto di farlo con un’ascia.  
Come si può immaginare questo tipo di eventi preoccupano le persone qui da noi, come tutti in Europa. Così, ho deciso di scrivere a una famiglia siriana cristiana che avevo conosciuto un anno fa, quando arrivarono come ospiti nel campo di accoglienza della nostra città.
La famiglia è composta da Maria (34 anni), suo marito Alber (33 anni) e George (4 anni); i nomi sono fittizi, per motivi di sicurezza. Maria e Alber quest’anno hanno frequentato un corso che si chiama “Leben in Deutschland” (vivere in Germania), si tratta di un corso sulla vita, la politica e la storia in Germania. George va all’asilo ed è molto contento. Ha trovato dei piccoli amici ed adesso ha cominciato a comunicare con loro in tedesco, inglese ed arabo. Alber ha trovato un “mini job” in un tennis club come cameriere. Il contratto è per sei mesi e poi si vedrà, mi ha scritto Maria.
L’esame di tedesco (livello B2) che Maria ha fatto qualche giorno fa è andato molto bene e oggi Maria comincia a parlare in tedesco con la gente. Con me scrive in italiano e, quando è emozionata, in inglese. Vanno normalmente a messa e hanno amici tedeschi.
Ho chiesto loro cosa pensassero degli ultimi attentati. Maria ha risposto: “Abbiamo tanta paura, perché noi sappiamo che questa gente non può amare gli altri quando sono diversi. Non possono accettare l’altro per come è. E non si sa che cosa hanno in mente e possono fare. Lo so che non tutti i musulmani sono terroristi o sono cattivi. Ma la maggioranza è così. Per questo è successo ciò che è successo nel nostro paese. È un po’ difficile spiegare tutto questo in italiano. Ma una cosa devo raccontartela. Nella nostra classe di tedesco dicono chiaramente che vogliono fare l’Europa musulmana e la nostra maestra non dice niente. Credo che il governo dovrebbe stare più attento a chi lascia entrare nel proprio paese”.

Ho preso sul serio questa loro paura, e ho chiesto a Maria che cosa pensino dei musulmani che sono andati a messa in Italia e in Francia come segno di solidarietà per l’uccisione del sacerdote francese, padre Jacques Hamel. “Penso — mi ha risposto Maria — che vogliano cambiare “the bad reputation of islam” e che siano dalla parte di chi dice che l’islam è la religione della pace e dell’amore. E che quelli che hanno ucciso padre Hamel non rappresentino l’islam. I am sorry but I can’t believe them. I have a lot of pain in my heart and I can not forgive or believe them anymore” (Mi dispiace, ma non posso credergli. Ho molta paura nel mio cuore e non posso più perdonarli o prestargli fede”).
Non ho potuto che risponderle che sentivo bene la ferita che ha nel cuore. E mi sono tornate alla mente le parole di papa Francesco: “perché dovremmo perdonare una persona che ci ha fatto del male? Perché noi per primi siamo stati perdonati, e infinitamente di più. Non c’è nessuno fra noi, qui, che non sia stato perdonato”.
Probabilmente il giudizio di Maria sui musulmani ha anche una dimensione di pregiudizio o preconcetto, provocata da chi ha una tale ferita nel cuore. Lei stessa ha aggiunto: “Right know I can not forgive and be the good christian that I should be. I know it is not right”.
Luigi Giussani, ha scritto cose molto profonde sul preconcetto, assolutamente non moralistiche. Solo il superamento del pre-concetto, etimologicamente inteso, rende possibile attingere un significato che ecceda ciò che già si sa o si crede di sapere. Ma questo passo non è possibile senza fare esperienza dell’amore gratuito (per esempio la solidarietà con cui alcuni musulmani sono andati a messa), e con ogni probabilità tutti abbiamo bisogno di superare il nostro preconcetto mediante una “apertura di domanda”. Solo l’amore è credibile e dapprima amore non è “docere” (insegnare dall’alto in basso qualcosa a qualcuno), ma “sapere” (gustare, assaporare, condividere); anche “the lot of pain in my hart” che l’altro sta provando.
Maria e suo marito leggeranno questa mia lettera e potranno vedere quali riflessioni hanno provocato in me le loro parole. A loro auguro un’esperienza vera di amore gratuito.



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