DALLA GERMANIA/ Migranti, la carità “necessaria” dopo Berlino

- Roberto Graziotto

L’attentato di Berlino non può far chiudere gli occhi all’Europa: migrazioni senza precedenti stanno investendo interi continenti. E occorre una risposta. Lettera di ROBERTO GRAZIOTTO

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LaPresse

Caro direttore,
scrive la Faz: “Dopo questo attentato (quello di Berlino, nel mercatino di Natale, ndr) non può essere più negato il legame tra il diritto di asilo e le possibilità veramente assurde che si offrono ai criminali” di agire in Germania. Nell’inizio del nuovo anno ci sia permesso di commentare questo fatto, che davvero non può essere negato, con un respiro più ampio. Che cosa è in gioco nel grande problema dei profughi e della loro integrazione? 

Martin Groos, vice presidente di Support International, una piccola organizzazione tedesca sorella di Avsi (Associazione volontari servizio internazionale), nel dicembre scorso ha tenuto una conferenza nella nostra scuola in Sassonia-Anhalt sul tema immigrazione ed integrazione. La Sassonia-Anhalt è il Land tedesco che ha visto, nelle ultime elezioni regionali, l’ascesa del partito populista e nazionalista AfD fino al 24% dei voti. In dialogo con gli studenti, Groos ha cercato di introdurli al tema partendo da una citazione di Alexis Carrel: “Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”. 

Ecco alcuni dei fatti che Groos ha invitato ad osservare: sono più i giovani sotto i 25 anni in Africa (716 milioni) che l’intera popolazione in Europa e in Russia dall’Atlantico al Pacifico (736 milioni) (Fonte: https://esa.un.org/unpd/wpp/Download/Standard/Population/). Si potrebbe riassumere il dato in questo modo: l’Europa ha i pensionati e l’Africa la gioventù. Una gioventù senza lavoro e/o senza prospettive, maltrattata e torturata. E non solo nei confronti dell’Africa, ma di tutto il mondo, l’Europa è già oggi un nano demografico, sebbene ancora nel 1950 fosse a livello demografico e di ricchezza mondiale un peso massimo. Proiettando i dati che abbiamo all’anno 2100, l’Europa sarà il continente con il più grave calo demografico del mondo. Il dislivello tra povertà e ricchezza, in riferimento ai dati demografici, tra l’Africa e l’Europa è molto più grave di quello tra l’America Latina — e in particolare il Messico — e gli Stati Uniti. Groos ha poi fatto osservare quali siano i fattori “push”, che spingono gli uomini a lasciare la propria patria. Tra questi: in Africa e in Asia vive la stragrande maggioranza di persone con un potere di acquisto inferiore ad un dollaro al giorno. Il risultato di questi fattori è impressionante: 65,3 milioni di persone sono in fuga. 

Il movimento dei profughi non è solo da un continente all’altro, ma anche all’interno del proprio continente. In questo caso si parla di Internally Displaced People (Ipd): questo fenomeno si trova in modo particolarmente acuto in Africa e in Asia, meno nell’America Latina o in Messico, sebbene anche in quest’ultimo continente sia molto più grave che in Nord America o in Europa, dove è quasi inesistente.

Un altro fatto interessante, riferito al 2003, è che il dato sul commercio delle armi è complementare a quello appena riferito dell’Ipd. Le armi, come ci si può aspettare, vengono vendute ed esportate massimamente dagli Usa e dall’Europa. I dati che riferisco si possono vedere anche in forma di cartine geografiche per temi in www.worldmapper.org.

Tra i fattori push più gravi si trovano il terrorismo e la fame, che sono realtà dipendenti l’una dall’altra, come si può vedere con l’esempio della Nigeria e del gruppo terroristico Boko Haram. 15 milioni di persone hanno bisogno urgentemente di aiuto in Nigeria, tra queste 7 milioni di bambini. 

Per riassumere: la fuga non è un lusso, ma un avvenimento che accade contro la naturale volontà dei popoli di rimanere nella loro patria. Il dibattito in Germania che ha portato alla crescita di un partito come la AfD, in modo particolare per la decisione della cancelliera Angela Merkel, nell’anno 2015, di ospitare più di un milione e mezzo di profughi (maggiormente siriani), dovrebbe tenere conto che se per esempio in Germania si ospitassero i profughi che si ospitano attualmente in Libano, essa dovrebbe, proporzionalmente alla densità demografica, ospitare 16 milioni di persone. Per le pressioni politiche che sono sorte in Europa nel 2016 è stata chiusa la rotta dei Balcani. Ciò ha significato, per quella che attraversa il Mediterraneo, questi dati disastrosi: 331mila profughi da gennaio a ottobre 2016, dei quali sono morti in 4mila, hanno tentato di raggiungere l’Europa. Nella nostra parrocchia è arrivato dopo due anni di viaggio dall’Eritrea (a piedi attraverso il deserto e poi via mare per il Mediterraneo) un ragazzo di 16 anni in condizioni che il parroco ha definito “incredibili e disumane”.

Quale è il facit di questo tipo di dati? Con un atteggiamento aggressivo o con muri non potremmo mai risolvere un problema di queste dimensioni. Solo un amore gratuito lo permetterà. Vi sono ovviamente provvedimenti di sicurezza interna e statali che devono essere intrapresi per non cadere nel caos più assoluto o nelle “possibilità assurde” di cui parla la Faz, ma essi non saranno mai così efficaci come la carità che si vede nel volto di uomini concreti. Groos ha citato l’esempio del mussulmano Fahrad Bitani, figlio di un generale mujaheddin in Afghanistan: abituato a vedere nel suo paese donne lapidate dai talebani, ora si è integrato in Italia e pensa che l’islam realizzato si trovi qui da noi in Europa. Bitani è cambiato perché il suo cuore è stato toccato dall’amore gratuito incontrato nel volto di persone che non lo conoscevano. Tutti gli altri elementi necessari come cultura, lavoro, leggi non possono nascere se non da questa dimensione di incontro e gratuità.

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