Zygmunt Bauman/ Società liquida e ‘ricetta’ della felicità: il ricordo di Laura Boldrini (oggi 10 gennaio 2017)

- La Redazione

Zygmunt Bauman è morto. Il celebre sociologo e filosofo polacco si è spento alla veneranda età di 91 anni. Ricordato tra le altre cose, per la teoria sulla società liquida.

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Zygmunt Bauman

L’addio a Zygmunt Bauman è stato davvero molto sentito da diversi personaggi popolari anche perchè il filosofo polacco era sicuramente un innovatore. Tra le altre cose infatti questi era ricordato per la teoria sulla società liquida. Tra questi ha parlato anche Laura Boldrini che sul suo profilo di Twitter ha voluto lasciare il suo ricordo per il filosofo. Ecco le sue parole: “Addio a Zygmunt Bauman. Con le sue categorie ci ha aiutato a capire meglio le diseguaglianze e le solitudini generate da società complesse”, clicca qui per il tweet di Laura Boldrini. Bauman è stato un personaggio storico che ha dimostrato a tutti come con il pensiero si potesse cambiare la storia e riuscire a dare diverse soluzioni a momenti molto complicati a livello storico.

Per Zygmunt Bauman cos’era la felicità? Una domanda semplice eppure forse la più impossibile da rispondere in tutti i milioni di anni di storia umana e terrestre: la felicità, la cultura, la società, il bene o il male, la religione e il tempo. Il filosofo e sociologo Bauman, scomparso ieri, amava nel corso della sua storia e carriera interrogarsi sul significato profondo delle categorie umane e sociali più importanti ma anche più pericolose di “banalità spicciole”. Per questo la sua “ricetta” di felicità è ovviamente un paradosso che abbiamo usato per rendere tutta l’impossibilità di Bauman nel ricercare una verità senza però inscatolarla mai. Sulla felicità soprattutto il grande filosofo di origine ebraiche ripeteva spesso, «La felicità è uno stato mentale, corporeo, che sentiamo in modo acuto, ma che è ineffabile. Una sensazione che non è possibile condividere con altri. Ciononostante, la caratteristica principale della felicità è quella di essere un’apertura di possibilità, in quanto dipende dal punto di vista con il quale la esperiamo». Una sorta di “dovere” al contrario per chi è infelice, un dovere “a trovare una giustificazione alla propria condizione esistenziale”: scoprire Bauman e i suoi scritti forse potrebbe non essere un cattivo proposito in questo 2017…

Con la morte di Zygumnt Bauman ritorna purtroppo quel “giochetto” tutto dei meda di rendere “un mito” chiunque abbia avuto un ruolo, un’importanza e una preminenza nel mondo culturale, dello spettacolo o semplicemente della società in cui viviamo. Ecco, va però detto che nel caso di Bauman il “giochetto” funziona poco visto che di per suo il personaggio non ha certo bisogno di noi giornalisti per definirsi un uomo decisivo per la cultura e il segno impresso nella contemporaneità così fragile e frastagliata. Il suo lascito è enorme e ce ne si renderà conto forse tra tanti anni; l’ideatore della società liquida è infatti molto di più. Ad esempio, nella sua idea di cultura non vi erano tracce “culturali” , ovvero di un’attività per soli uomini superiori. Tutto il contrario, il suo amore all’umanità e ai rapporti ha permesso uno sviluppo tutto originale del termine stesso di cultura. Per lui era «la necessità di colmare l’abisso che separa il transitorio dall’eterno, il finito dall’infinito, la vita mortale da quella immortale». Nei vari scritti amava spesso ripetere il noto sociologo come la cultura sia il vero « il tentativo incessante di rendere possibile vivere con la consapevolezza di essere mortali. La cultura quindi come sforzo costante e perennemente incompleto e interminabile per rendere vivibile una vita per sua natura mortale». Un lascito così va ben oltre, caro Zygmunt Bauman, di un semplice “necrologio” acculturato…

Dopo la morte di Zygmunt Bauman, il filosofo che ha teorizzato il concetto di società liquida, il mondo si riscopre oggi meno saggio. Tra i tanti temi toccati dall’originario di Leeds nelle sue disamine vi era stato anche quello legato al rapporto con i social. Come ricordato dall’Ansa, intervenendo al Festival delle Generazioni di Firenze, Bauman aveva spiegato:”Ogni volta che si usa il cellulare quell’azione viene registrata per sempre, c’e’ qualcuno da qualche parte che sa esattamente dove vi trovate, sa chi siete, dove siete. E la stessa cosa avviene quando si usano le carte di credito. C’e qualcuno che segue le vostre attività quotidiane e questo diventa di enorme interesse a livello di potere politico e economico. Zuckerberg guadagna soldi proprio grazie a queste situazioni. Ma a differenza del protagonista orwelliano, oggi non abbiamo paura di esser visti troppo, abbiamo paura di non essere notati, abbiamo paura della solitudine, il virus che mina e compromette il senso della vita è l’esclusione e l’abbandono. E su questo traggono vantaggio i social network”.

Con la morte di Zygmunt Bauman se ne va uno dei più grandi “realisti” del nostro tempo, nel senso che riusciva ad esprimere con lucidità e complessità quanto vedeva davanti a se. Non uno schema che spiega la realtà ma la realtà che si dispiega in una sequenza di fatti da leggere con attenzione per poter comprendere davvero cosa sta accadendo nella società post-moderna. Un filosofo, un sociologo, uno storico, chiunque davvero fosse Bauman era certamente un attento lettore dei nostri tempi: in una bella intervista al Corriere della Sera la scorsa estate, aveva inquadrato ancora più da vicino il problema del nostro tempo andando ben oltre quella “società liquida” per cui tutti, giustamente, gli attribuiscono la grande “scoperta”. «Le radici dell’insicurezza sono molto profonde. Affondano nel nostro modo di vivere, sono segnate dall’indebolimento dei legami […], dallo sgretolamento delle comunità, dalla sostituzione della solidarietà umana con la competizione. Da questa mancanza di legami viene la paura, per diffondersi su tutti gli aspetti delle nostre vite».Per Bauman tutto era l’espressione di un sentimento complesso ma presente: la fragilità del vivere, come amava riprendere anche un altro studioso della realtà contemporanea nonché grande educatore, Don Luigi Giussani, è là da venire. «Quello che “caratterizza l’uomo oggi [è] il dubbio sull’esistenza, la paura dell’esistere, la fragilità del vivere, l’inconsistenza di se stessi, il terrore dell’impossibilità; l’orrore della sproporzione tra sé e l’ideale”. E continuava: “Questo è il fondo della questione e da qui si riparte per una cultura nuova, per una criticità nuova», scriveva Giussani sulla scia di Bauman.

Ha vissuto le emergenze, tragedie e difficoltà del Novecento, per cui è un testimone eccezionale del nostro tempo.  Ha studiato, infatti, il rapporto tra la modernità e il totalitarismo, la Shoah e il passaggio dalla cultura moderna a quella postmoderna. Negli ultimi tempi Bauman aveva espresso la differenza tra il periodo della guerra e il presente: secondo il filosofo, allora la gente era ottimista e vedeva la luce alla fine del tunnel, quindi le insicurezze erano temporanee, perché tutto sarebbe andato a posto se la guerra fosse finita. «Ora invece ci rendiamo conto che l’insicurezza è per sempre» sosteneva Zygmunt Bauman. In queste parole, però, non c’è spazio per la rassegnazione: il filosofo invitava ad affrontare la realtà del presente, perché niente sarà più come prima. Bauman aveva un carattere risoluto e, infatti, quando qualcuno si preoccupava per lui rispondeva: «Non preoccuparti! Ho avuto una lunga e interessante vita».

Se n’è andato Zygmunt Bauman il filosofo polacco che aveva 91 anni e che viene ricordato per la sua teoria sulla società liquida. Gli ha regalato un pensiero di tutto cuore lo scrittore Roberto Saviano che sul suo profilo di Twitter ha sottolineato: “L’amore è una fabbrica che lavora senza sosta, ventiquattro ore al giorno e sette giorni alla settimana. Zygmunt Bauman, addio professore”, clicca qui per il tweet e per i commenti dei follower. Come sempre Roberto Saviano dimostra la sua grandissima capacità nell’analizzare le situazioni e nel saper cogliere i grandi pensatori. A molti infatti il nome di Zygmunt Bauman potrebbe essere poco noto o addirittura sconosciuto, ma a un uomo della cultura di Roberto Saviano questo non è sfuggito come non è passato inosservato a chi da sempre ama il mondo della filosofia e si è reso conto nel tempo del grandissimo intervento di questa mente illuminata.

Nato in Polonia nel 1925, si è spento Zygmunt Bauman. Filosofo e sociologo di fama mondiale, conosciuto per la sua interessante teoria sulla “società liquida” e l’inaridimento delle ideologie in favore delle brutali spinte della società postmoderna. La società liquida secondo Bauman, portava anche ad una spiacevole omologazione collettiva talvolta perfino inspiegabile. Bauman rappresentava di fatto uno dei sociologi più rivoluzionari e contemporanei degli ultimi tempi. Tantissime le citazioni conosciute che possiamo narrarvi: “L’attenzione verso il corpo si è trasformata in una preoccupazione assoluta e nel più ambito passatempo della nostra epoca. (Da La società dell’incertezza)”. Tra i numerosi studi di Bauman, ritroviamo anche “l’omologarsi” e la sua “morale”. Zygmunt Bauman però, era anche abile nel creare paradossi in quanto, se da un lato la sua morale poteva creare evidente disordine, da un altro punto di vista era un comportamento necessario dell’individuo nei confronti delle relazioni sociali. Tanti i premi ed i riconoscimenti ottenuti dal filosofo nel corso della sua carriera, a cominciare dal 1989 con il Premio europeo Amalfi per la sociologia e le scienze sociali, 1998 Premio Theodor Adorno della città di Francoforte, 2010 Premio Principe delle Asturie (in comunicazione e discipline umanistiche) e, in ultimo, il 2015 con Laurea ad honorem in lingue moderne, letterature e traduzione letteraria dall’Università degli Studi del Salento.

Il celebre sociologo e filosofo polacco si è spento alla veneranda età di 91 anni. A darne notizia ci ha pensato il quotidiano di Varsavia Gazeta Wyborcza. A lasciarci è stato uno dei massimi intellettuali moderni che, con le sue intuizioni, hanno reso la sociologia decisamente attiva e ricca di contenuti anche durante il corso degli ultimi anni della sua vita e carriera. Bauman è nato a Poznan in Polonia nel 1925 ma viveva a Leeds, in Inghilterra, dove insegnava da parecchi anni. Tra le altre cose, era decisamente noto per la sua teoria sulla “società liquida”. Secondo lo studioso infatti, il tessuto intrinseco della società contemporanea di carattere sociale e politico, era “liquido” e quindi impossibile da catalogare in quando evidentemente sfuggente. La società per Bauman era liquida per colpa della globalizzazione e delle dinamiche di carattere prevalentemente consumistico. Secondo il filosofo infatti, l’inaridimento delle ideologie ha portato ad un crollo delle stesse conferendo all’essere umano uno stato di costante “spaesamento” ideologico.

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