SINDROME DI BANDA AMNIOTICA/ Mamma accusata di egoismo per non aver abortito

- La Redazione

Una sindrome rarissima non ha fatto sì che il bambino che ne era colpito non sopravvivesse alla nascita come dicevano i dottori. Oggi seppur cieco sta benissimo

bambino-senza-occhi_R439
Immagine da Facebook

Se ne contano una cinquantina di casi al mondo, tanto che i medici del Vanderbilt University Medical Center negli Stati Uniti non riuscivano a capire cosa stesse succedendo. Quando Lacey Buchanan fece una ecografia alla 18esima settimana di gravidanza, le dissero che probabilmente il bambino che aspettava soffriva di palatoschisi, una malformazione congenita consistente in una fessura del palato, che fa comunicare la cavità nasale con quella orale. Ma alla 23esima settimana le condizioni erano così peggiorate che le venne detto che il piccolo non sarebbe sopravvissuto una volta nato. Cosa che invece accadde, ma le condizioni del bambino erano gravissime: era affetto da sindrome da banda amniotica, una condizione in cui i tessuti fetali vengono incarcerati in membrane amniotiche, determinando deformazioni, malformazioni ed amputazioni. Nel caso di questo bambino, gli occhi non si erano sviluppati e la bocca era un taglio unico nella faccia, tanto da non poterla neanche chiudere. Cominciarono gli interventi chirurgici e un continuo entrare e uscire dagli ospedali. Ma il peggio li aspettava fuori: quando portavano il bimbo per strada, non solo la gente lo guardava inorridita, ma alcuni dissero in faccia alla mamma di essersi comportata egoisticamente per non aver abortito. Fu allora che decise di postare un video di suo figlio su facebook, ricevendo moltissimi commenti positivi. Oggi il bambino, che con una scelta significativa si chiama Christian, seppur cieco perché senza occhi, sta benissimo, conduce una vita felice e frequenta anche dei corsi di karatè e suona il pianoforte. E la mamma? Quando lo mise al mondo stava ancora studiando all’università, e le condizioni del figlio le procurarono un esaurimento nervoso. Cinque anni dopo si è laureata a pieni voti e vuole dedicarsi professionalmente a sostenere le battaglie di tutte quelle donne che hanno figli seriamente handicappati. 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori