HOTEL RIGOPIANO/ Quell’impasto amaro di gioia e disperazione

- Fabio Capolla

Al Rigopiano ancora si scava, in una corsa disperata contro il tempo. A valle si alternano gioia e disperazione. Intanto la macchia dei soccorsi mostra lacune gravissime. FABIO CAPOLLA

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Ricerche e soccorsi - La Presse

“E’ sicuramente un miracolo, non voglio parlare di fortuna. Sicuramente questa vicenda mi cambia la vita. Tantissimo”, questo la prima testimonianza resa a una radio privata di Giulianova da Giorgia Galassi, la ragazza di 22 anni salvata dall’inferno di Rigopiano insieme al fidanzato Vincenzo Forti. “Eravamo in quattro, al momento della valanga stavamo davanti al camino bevendo un tè. Poi ci è crollato tutto addosso e non ho capito più niente, mi sono trovata chiusa in una scatola. Siamo rimasti lì nella speranza dei soccorsi. Vincenzo fortunatamente era vicino a me. Eravamo convinti che qualcuno sarebbe arrivato, dall’esterno non si sentivano rumori. La prima volta che ho sentito i soccorsi era poco prima che ci ritrovassero. Fisicamente stiamo benissimo. Il secondo giorno la speranza diminuiva, non vedevamo arrivare nessuno. Quando ci hanno ritrovato i soccorritori sono stati sempre lì a parlarci, a motivarci, in attesa di poterci tirare su. In quei giorni non c’era nulla da mangiare, abbiamo solo mangiato ghiaccio e quella è stata la nostra fortuna. Faceva freddo. Quando abbiamo sentito delle voci abbiamo cominciato a urlare”.

Un miracolo rivedere la luce, sentire parole di conforto dopo tre giorni vissuti in una stanza avvolta dal ghiaccio, senza nulla da mangiare. La gioia di chi è stato ritrovato vivo, di chi ha visto la famiglia ricomporsi, fa da contraltare al dramma di Edoardo, il bambino che ha perso la mamma e che non sa ancora il destino del suo papà. Accanto a chi fa festa c’è chi vive nella disperazione.

Disperazione che attraversa l’intero Appennino abruzzese, con migliaia di persone ancora senza luce dopo sei giorni, con i soccorsi costretti, con elicotteri e motoslitte, a strappare dalle loro case in paesini di montagna anziani e meno anziani che non vorrebbero lasciare le proprie abitazioni ma neanche possono morirci dentro.

Disfunzioni e disorganizzazione generale hanno di fatto caratterizzato questa settimana di emergenza maltempo nel Teramano, seppur ampiamente prevista dai meteorologi. Disorganizzazione evidenziata la prima sera che centinaia di volontari e vigili del fuoco hanno trascorso a Teramo, alloggiati alla scuola media Molinari. Ebbene, nessuno ha pensato e provveduto a fornire loro il cibo se non persone di buona volontà. A salvare l’intera situazione ci ha pensato poi l’azienda per il diritto allo studio universitario insieme all’Università di Teramo. La mensa universitaria avrebbe dovuto riaprire il prossimo 23 gennaio ma i vertici dell’Adsu hanno in poche ore allestito la riapertura garantendo l’erogazione di oltre trecento pasti giornalieri per andare incontro ai soccorritori. Un piatto caldo è il minimo che la protezione civile doveva prevedere in anticipo. Un aiuto essenziale, che manifesta ancora una volta il ruolo primario che la realtà universitaria svolge sul territorio. 

Rimane, sul fondo, la disorganizzazione. Non si capisce chi decide, chi delega, chi divide i compiti. Tutto sembra affidato al caso, tanto che spesso i mezzi di soccorso si rompono e sono gli stessi cittadini a aiutare chi deve portare aiuti. Ma di questo, sicuramente, si parlerà a neve sciolta. Quando l’emergenza sarà quella di programmare i futuri interventi. Perché chi è volontario, chi è pronto ad aiutare gli altri ha sempre la valigia pronta.

Rimane, sul fondo, la disorganizzazione. Non si capisce chi decide, chi delega, chi divide i compiti. Tutto sembra affidato al caso, tanto che spesso i mezzi di soccorso si rompono e sono gli stessi cittadini a aiutare chi deve portare aiuti. Ma di questo, sicuramente, si parlerà a neve sciolta. Quando l’emergenza sarà quella di programmare i futuri interventi. Perché chi è volontario, chi è pronto ad aiutare gli altri ha sempre la valigia pronta.

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