NEVE E TERREMOTO IN ABRUZZO/ Si possono riaprire scuole che nessuno ha controllato?

- Fabio Capolla

Oggi ad Ascoli Piceno si torna in classe. Il sindaco di Teramo invece ha chiesto alla Commissione grandi rischi cosa fare; sapendo che una nuova scossa sarebbe fatale. FABIO CAPOLLA

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Paolo Gentiloni (Lapresse)

Oggi ad Ascoli Piceno si torna in classe. Il sindaco, Guido Castelli, ha firmato l’ordinanza di riapertura delle scuole. A Teramo e in gran parte dei paesi della provincia si rimane a casa. In molti centri c’è ancora troppa neve, in altri problemi con l’elettricità. A Teramo bisogna ancora valutare, per la terza volta da agosto scorso, il livello di sicurezza degli edifici. Il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, certo che se ordina la riapertura si prende una gran bella responsabilità, ha scritto una lettera a tutti, dal premier Gentiloni in giù, passando per il ministro Delrio, il capo della Protezione civile, il presidente della Commissione grandi rischi, Sergio Bertolucci, e i politici regionali subito dopo la riunione della Commissione grandi rischi del 20 gennaio. Una riunione che oltre all’ansia nel Teramano, e non solo, ha seminato il panico sulla possibile scossa di magnitudo ancora più forte di quelle avute ad oggi. 

Brucchi intende “formulare un quesito di particolare urgenza”. “Relativamente al patrimonio scolastico ho seguito una linea di comportamento secondo la quale dopo ciascun evento sismico ho provveduto a far effettuare dalla Protezione civile le opportune verifiche sui 32 plessi scolastici del territorio comunale e riaperto tutti gli edifici scolastici che avevano un esiti di favorevole e di usabilità della struttura. Mi preme sottolineare che il patrimonio scolastico del Comune di Teramo presenta indici di vulnerabilità che vanno dallo 0,2 a 0,9 — scrive il sindaco a Gentiloni —. Comunico altresì che la violenta scossa del 30 ottobre, ha già determinato la chiusura di 4 plessi, dichiarati inagibili ‘categoria E’. In quel caso, circa 1.000 studenti interessati, sono stati trasferiti in altri edifici disponibili o in altri plessi; situazione che però ha portato a saturazione la disponibilità di siti cui ricorrere per casi analoghi”.

E questa è la premessa. Il sindaco di Teramo dopo la scossa della scorsa settimana ha avviato nuove verifiche. Bisogna tenere conto che dopo le vacanze di Natale, tra neve e scosse, gli studenti sono tornati sui banchi per due, massimo tre giorni. Terremoto, poi neve, poi strade interrotte, assenza di corrente elettrica, ad oggi gli studenti sono ancora in vacanza.

Quando riaprire le scuole? E qui la questione si complica. La Commissione grandi rischi prevede la possibilità di eventi sismici fra il 6° e 7° grado in vaste aree dell’Appennino centrale, Teramo compresa. “Sono a chiedervi — scrive ancora il sindaco Brucchi —: la procedura per la riapertura degli edifici pubblici, scuole comprese, che ho seguito fino ad oggi e che sto seguendo anche in questo caso è corretta? Se il Sistema della Protezione Civile Nazionale e la Commissione Grandi Rischi mi indica come mi devo regolare rispetto a queste soglie di vulnerabilità, per continuare a ritenere utilizzabili le scuole e gli stessi edifici pubblici del nostro territorio”. Se ci si dovesse basare su un terremoto di settimo grado praticamente nessuna delle scuole potrebbe venire riaperta.

Da Teramo ad Ascoli il passo è breve, anche se si cambia regione ci sono appena 40 chilometri di distanza. Il sindaco Castelli oggi riapre, ma in una nota chiede chiarimenti. “Mi assumo la responsabilità di riaprire le scuole di Ascoli Piceno — scrive il primo cittadino marchigiano — perché sono nelle condizioni in cui erano prima del terremoto del 24 agosto. Alla luce dell’allarme della Commissione Grandi Rischi, ho però scritto al presidente del consiglio Gentiloni, al ministro Fedeli, a Errani e Curcio chiedendo loro di dirmi se la mia decisione è amministrativamente corretta o se, in assenza dei certificati di vulnerabilità che non abbiamo per nessun edificio scolastico, come del resto praticamente in tutta Italia, devo tenerle chiuse e dichiarare finito anche l’anno scolastico”.

Anno scolastico concluso a gennaio, anzi a dicembre. Una provocazione? Forse. Il rischio di trovarsi responsabile di decisioni che poi lo vedrebbero implicato penalmente? Può darsi. Paura della ventilata scossa, violenta, già il prossimo fine settimana da parte delle famiglie degli alunni? Sicuramente. Perché dopo le scosse di inizio anno, dopo la neve, dopo le valanghe, i blackout, il blocco della rete idrica, adesso c’è una nuova psicosi, dettata dalle parole della Commissione Grandi Rischi. E andatelo a spiegare alla gente che il terremoto forte è probabile, ma è impossibile determinare quando.

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