ALLARME DETENUTI A IVREA / Punizioni, celle lisce e conflitti con i secondini: interviene il Garante Nazionale (oggi, 25 gennaio 2017)

- La Redazione

Allarme detenuti a Ivrea: la gestione della Casa Circondariale ha portato nei mesi scorsi ad una rivolta dei carcerati. Il Garante Nazionale interviene e richiama la Direzione dell’Istituto 

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-A denunciare la situazione di grande conflittualità e soprattutto l’allarme per condizioni di vivibilità realmente scadenti all’intero del carcere di Ivrea è stato il Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Già a novembre a recarsi nella Casa Circondariale di Ivrea erano stati Emilia Rossi, componente del Collegio del Garante, e Bruno Mellano, Garante Regionale del Piemonte. Dal rapporto pubblicato ieri si evince che “i due aspetti più inquietanti sono: la presenza di due celle di contenimento – una denominata ‘cella liscia’ dallo stesso personale dell’Istituto, l’altra chiamata ‘acquario’ dai detenuti – che oltre ad essere in condizioni strutturali e igieniche molto al disotto dei limiti di accettabilità nel rispetto della dignità dell’essere umano e di integrare una violazione dei più elementari diritti delle persone detenute, costituiscono un elemento che accresce la tensione presente nell’Istituto. Il secondo aspetto segnalato riguarda l’assenza da oltre quattro anni di un Comandante della Polizia penitenziaria stabilmente assegnato alla Casa circondariale. Questo elemento può, verosimilmente, contribuire al frequente riproporsi delle conflittualità segnalate”. Il Garante è intervenuto direttamente con la struttura direttiva del carcere di Ivrea “la mancanza di ricerca di soluzioni diverse dal ricorrente trasferimento in altre strutture delle persone detenute di difficile gestione”.

-La tensione è alle stelle all’interno del carcere di Ivrea, dove continua a non scorrere buon sangue tra i detenuti e gli agenti della polizia penitenziaria. Già ad ottobre e a novembre i carcerati avevano lamentato di aver subito dei veri e propri pestaggi quando avevano dato il via ad una protesta che i secondini hanno invece catalogato come rivolta. A far sì che non si possa avere una versione ufficiale dei fatti, è soprattutto il mancato funzionamento dell’impianto di videosorveglianza all’interno del carcere. Per questo motivo, come riportato da Quotidiano Canavese, Igor Boni e Silvja Manzi, esponenti della Direzione nazionale Radicali Italiani, hanno chiesto un rapido intervento al Ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando:”Abbiamo assunto la decisione di scrivere al Ministro in seguito alle difficoltà che abbiamo verificato con i nostri occhi all’interno della struttura. Inutile mettere sulla graticola chi lavora nel carcere di Ivrea se non vengono forniti dall’Amministrazione penitenziaria e dal Ministero strumenti sufficienti per svolgere adeguatamente il proprio lavoro. Sovraffollamento, sottorganico degli agenti, mancanza di spazi di socializzazione, carenza di lavoro per i detenuti, sono purtroppo patrimonio di molte strutture detentive. Ma che dopo gli episodi di ottobre e novembre e i molti e gravi atti di autolesionismo che accadono frequentemente non si sia subito provveduto al ripristino della videosorveglianza interna non è francamente accettabile. Il preventivo di circa 40.000 euro dimostra che non si tratta di investimenti stratosferici. Riteniamo che si debba porre rimedio subito a questa mancanza, per consentire un recupero delle condizioni di sicurezza nell’immediato, in vista di investimenti strutturali di medio termine che possano ampliare gli spazi per i detenuti e ridurre le tensioni attuali. Attendiamo fiduciosi una risposta positiva del Ministro Orlando”.



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