Grecia / Negata estradizione in Turchia di otto soldati accusati di aver partecipato al golpe (oggi, 26 gennaio 2017)

- La Redazione

Grecia: no all’estradizione in Turchia di 8 soldati accusati di aver partecipato al golpe contro Erdogan. Lo ha deciso la Corte Suprema (oggi, 26 gennaio 2017)

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Il golpe il Turchia

È stata negata dalla Corte Suprema della Grecia l’estradizione alla Turchia di otto soldati che sono accusati di aver partecipato al golpe fallito contro il presidente Recep Tayyip Erdogan avvenuto la scorsa estate. Il colpo di Stato è avvenuto in piena notte e le sue dinamiche e i suoi mandanti sono stati sempre avvolti in una cortina di fumo: questi otto soldati sono arrivati con un elicottero in Grecia subito dopo il tentato golpe, ma hanno sempre proclamato la loro innocenza nonostante le accuse. La Turchia voleva che tornassero ad Ankara per essere processati, ma la decisione della Corte Suprema greca ha deciso altrimenti: gli otto soldati continueranno a restare ad Atene e non saranno estradati (la decisione della Corte è infatti inappellabile). La questione è stata molto dibattuta anche a livello politico nella Grecia del primo ministro Alexis Tsipras, che non ha mai guardato con troppa simpatia alla Turchia di Erdogan.

Cos’è successo la scorsa estate in Turchia? Durante la notte è comparso sul sito dello Stato maggiore dell’esercito la scritta: “Abbiamo preso il potere per proteggere la democrazia e ristabilire i diritti civili”. Quella che è passata alla storia come “La battaglia di Ankara” ha visto numerosi morti tra soldati e civili e per qualche ora si è pensato a livello mondiale che Erdogan fosse stato rovesciato dal colpo di stato militare messo in atto dall’esercito. Il premier è rimasto per tutto il tempo sul perimetro degli scontri a bordo di un elicottero, per poi scendere a terra una volta che la situazione fu ristabilita. Erdogan ha sempre attribuito l’ideazione del colpo di Stato a Fethullah Gulen, teorico estremista radicale fervente oppositore di Erdogan e residente negli Stati Uniti ormai da diversi anni: dopo il fallito colpo di Stato Erdogan ha dato il via a un giro di vite non solo nell’esercito, ma anche all’interno del mondo accademico turco.



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