IL CASO/ Se il futuro senza fumo passa da una nuova sigaretta

- La Redazione

Il fumo fa male. Ne sono coscienti, in fondo, anche gli stessi fumatori. Tuttavia c’è chi ha lavorato a una sigaretta con nocività abbattuta se persino non quasi azzerata

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“Smettere di fumare è facilissimo, ci sono riuscito migliaia di volte”, diceva Mark Twain. Ma, al di là della mitica battuta del grande umorista americano, smettere è difficile. La sigaretta è più di un’abitudine, o di un vizio: è un modo di stare meglio con se stessi, di rilassarsi, di fronteggiare lo stress della vita quotidiana. Eppure, prima o poi, smetteranno – smetteremo – tutti. Perché ormai della nocività delle sigarette sono convinti in tutto il mondo non solo i ricercatori medici, ma in fondo gli stessi fumatori.

La vera, nuova notizia è che anche i produttori di sigarette iniziano a capirlo. E il più forte tra essi, la Philip Morris International, è anzi da tempo passata all’azione. Facendo un ragionamento molto logico: qualunque proibizionismo, la storia lo dimostra, scatena l’effetto contrario a quello voluto. Quindi la soluzione alla nocività delle sigarette non sta nel proibirle del tutto, con il risultato di restituire a esse la classica attrattiva del proibito, spalancando oltretutto le porte al contrabbando e alla contraffazione, bensì nel renderle molto meno nocive, per non dire quasi niente. In che modo? Eliminando da esse la fonte di gran lunga prevalente dei fattori tossici, che nascono non dall’aspirazione dei vapori aromatici del tabacco, e delle componenti chimiche in esso contenute, ma dalle scorie da combustione, che costituiscono la gran parte del fumo di sigarette.

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Per ottenere questo doppio risultato – abbattere se non cancellare la nocività delle sigarette senza eliminarle del tutto e quindi saziando comunque il gusto di chi ama fumare – da vari anni la Philip Morris ha investito (oltre tre miliardi e il lavoro di 400 scienziati nel quartier generale della ricerca a Neuchatel, in Svizzera) per realizzare la sigarette a bassa nocività. L’ha chiamata iQos, l’ha lanciata su alcuni mercati test e oggi può constatare con soddisfazione come il nuovo prodotto abbia conquistato 1,1 milioni di consumatori, che l’hanno ormai preferito alla vecchia, classica sigaretta. Nella iQos non c’è combustione: le sigarette contengono tabacco, ma non vengono bruciate, una lamina riscaldata elettricamente penetra nel cilindretto di tabacco e, surriscaldandolo, induce l’evaporazione degli aromi della pianta, generando un gusto molto simile a quello delle sigarette, ma, appunto, libero dal “di più” generato dalla combustione del tabacco stesso e della carta. Facile a dirsi, ma è stato molto difficile a farsi. Ora però il prodotto c’è e funziona.

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È quindi questa la strada su cui Philip Morris continuerà a progredire. Uno dei top-manager della Philip Morris International (Pmi), Tony Snyder, Vice Presidente Comunicazione, l’ha detto chiaro e tondo: “I contributi da parte degli esperti di salute pubblica, la comunità scientifica e gli organi regolatori accelereranno fortemente il passaggio dalle sigarette ai prodotti senza fumo”. I fumatori adulti sono sempre più spesso consapevoli della nocività del fumo – ha detto in sostanza Snyder – e quindi cercano la possibilità di scegliere un prodotto che offra la stessa soddisfazione in termini di gusto, rituale e piacere che traggono dalle sigarette, ma con quantità decisamente minori dei composti dannosi che si ritrovano nel fumo. La iQos è stata lanciata alla fine del 2014 e, si prevede, nel 2017 sarà disponibile nelle principali città di oltre 30 Paesi.

Nel dicembre del 2016, infine, la Philip Morris ha presentato domanda al Centro per i prodotti a base di tabacco della Food and drug administration (Fda) americana perché la iQos venisse introdotta nella categoria dei cosiddetti prodotti del tabacco “a rischio modificato”. Una scelta che i più lucidi tra i medici – come lo stesso Umberto Veronesi che negli ultimi anni si era espresso più volte chiaramente in questa direzione – approverebbero proprio perché di fatto risolve il grosso dei problemi generati dal fumo classico.

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