FUNERALI VITTIME ELICOTTERO E RIGOPIANO/ “Perché? Solo Dio conosce la risposta”

- Fabio Capolla

Giorni di lutto, in Abruzzo. Si sono svolti i funerali delle vittime dell’elicottero, ma anche quelli di chi se n’è andato sotto la neve del Rigopiano. O è morto di freddo. FABIO CAPOLLA

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Immagini di repertorio (Foto: LaPresse)
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Una regione in lutto l’Abruzzo. Che dove si gira vede lacrime, dolore, morte. Se da una parte ci sono le vittime dell’albergo di Rigopiano, dall’altra il pianto è dedicato alle persone che sono decedute nella caduta dell’elicottero. E’ stato l’arcivescovo metropolita dell’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi a celebrare i funerali di quattro delle sei vittime del disastro di Campo Felice. Lacrime trattenute a stento quando in chiesa si elevano le note di “Fratello sole, sorella luna” ma che fanno capire la bellezza del creato e la passione di quei soccorritori morti mentre cercavano di aiutare un’altra persona con il canto “Signore delle cime”, una vera e propria preghiera che da sempre è diventata inno per gli abruzzesi che sentono di essere ancora più vicini al Paradiso in cima a quelle montagne.

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La chiesa prescelta è San Bernardino in Piazza d’Armi di L’Aquila periferia, scelta al posto di quella omonima in centro per ragioni logistiche e di sicurezza sismica. Una scelta azzeccata se si pensa che la scossa più forte di ieri è stata di 3,5 gradi di magnitudo Richter, giusto per ricordare a marchigiani e abruzzesi che il terremoto si nasconde, ma non è fuggito via. Tante le domande che monsignor Petrocchi ha fatto sue durante l’omelia. Le domande che la gente si fa da sempre. “Perché ora? Perché così? Perché loro?”. L’arcivescovo ha detto di “lasciarle risuonare nel silenzio dell’anima senza risposte banali e fuorvianti perché non esistono anestetici”. La risposta è una sola: “bisogna lasciare che sia Dio, e lui solo, a dare la risposta”. 

Monsignor Petrocchi, alla presenza del ministro della Difesa Roberta Pinotti e del vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, ha fatto un richiamo anche allo Stato. “Servono leggi lungimiranti e stanziamenti economici adeguati, dando segnali di prossimità duratura e non solo di assistenza durante l’emergenza” per riuscire a contenere in qualche modo la forza della natura. Mogli, figli e parenti delle vittime hanno ricordato i loro cari con il dolore nel cuore.

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E mentre all’Aquila c’erano le vittime del disastro aereo, con la città di Teramo che ha preparato il ritorno di Davide De Carolis con una camera ardente e con una veglia di preghiera lunga tutta la notte, in attesa dei funerali di questa mattina, giorno di lutto cittadino per il capoluogo abruzzese, nelle Marche l’addio a due delle vittime di Rigopiano. “Non si può morire di turbina, la nostra parrocchia di Castignano ce l’ha e non stiamo ai piedi del Gran Sasso. Chiedo con tutto il cuore a chi di dovere: questi soldi, ma subito, spendiamoli per le cose che servono, non sciupateli, non ve li magnate”. 

Un’accusa dura quella del parroco della Chiesa di Sant’Egidio, don Tiziano Napoletani, durante la messa funebre per Marco Vagnarelli e Paola Tomassini. “Servono gli aerei da guerra? — ha aggiunto don Tiziano —. Benissimo, ma non facciamoci mancare quello che serve per il nostro bene comune, questo vi chiedo. Come un buon padre di famiglia che acquista tutte le cose di cui la famiglia ha bisogno, così chiedo a chi di dovere spendeteli ‘sti soldi, non sciupateli, non ve li magnate”. Un prete carico di rabbia ma che fa un autorichiamo alla misericordia. “In questi giorni avevo una rabbia impressionante e mi sto contenendo perché so che la rabbia non è un sentimento cristiano, ci vuole la misericordia”.

Oggi sarà lutto cittadino anche a Chieti. Nel pomeriggio in cattedrale i funerali di Domenico Di Michelangelo e di sua moglie Marina Serraiocco, due delle vittime dell’hotel Rigopiano. Anche qui tante le preghiere nella camera ardente. La coppia lascia un bimbo di 7 anni che si è miracolosamente salvato sotto la slavina. Dolore, lacrime, tante preghiere perché di fronte alla morte questa è la reazione più realista. Ma preghiere devono esserci anche per Bruno Anzuini. E’ morto a Montereale, epicentro di tante scosse. Aveva 52 anni e non ha avuto i clamori mediatici. Ma è anche lui una vittima del terremoto. Danno collaterale lo potremmo definire. Ha avuto un malore, ha chiamato i soccorsi ma è morto in ambulanza. Dopo le forti scosse dormiva in una roulotte, vicino casa. La credeva più sicura, ma qui le ultime notti erano fredde. Temperature che oscillavano tra i 14 e i 17 gradi sotto zero. Danni collaterali. “Bisogna lasciare che sia Dio, e lui solo, a dare la risposta”. Le parole dell’arcivescovo dell’Aquila accompagneranno anche tutte le preghiere a lui dedicate. Sicuramente.

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