FORTUNA LOFFREDO / News, Raimondo Caputo: il padre non crede alla sua colpevolezza, sono stati i Luongo? (Oggi, 31 gennaio 2017)

- La Redazione

Fortuna Loffredo, ultime news: testimone che scagionò Raimondo Caputo ora indagato per falsa testimonianza. Per i magistrati non avrebbe raccontato tutta la verità.

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Fortuna Loffredo

Non c’è ancora un colpevole per l’omicidio di Fortuna Loffredo, la bambina di Caivano morta a 6 anni il 24 giugno del 2014 dopo essere precipitata dall’ottavo piano del Palazzo Verde. Mentre Massimo Bervicato, il testimone che con le sue dichiarazioni aveva di fatto scagionato l’imputato Raimondo Caputo, è stato accusato per falsa testimonianza a rimanere distante dalla tesi degli inquirenti è il padre di Fortuna, Pietro. L’uomo, come riportato da Il Fatto Quotidiano, è convinto che nella morte della figlia non siano coinvolti né Titò Caputo, né l’ex compagna Marianna Fabozzi (accusata invece dall’imputato). Convincimento del papà di Chicca, che per questo motivo ha anche rinunciato a costituirsi parte civile contro Caputo, è che Fortuna sia stata uccisa proprio dalla famiglia che abita all’ottavo piano, quella di Carlo Luongo. Secondo Pietro Loffredo, sarebbe stato Carlo Luongo a sferrare un pugno in pieno volto alla piccola, precipitandosi immediatamente dopo giù in cortile dove il corpicino della bambina sarebbe giunto dopo essere stato lanciato dalla sorella, Emilia Luongo. Ricordiamo che Carlo ed Emilia Luongo sono i figli di Rachele Di Domenico, la donna che aveva trovato e nascosto la scarpa persa da Fortuna durante la colluttazione.

Mentre rimbalza la notizia dell’accusa di falsa testimonianza per Massimo Bervicato, l’uomo che in tribunale aveva scagionato Raimondo Caputo, detto Titò, dall’accusa di avere ucciso Fortuna Loffredo, la bambina di 6 anni precipitata dall’ottavo piano del palazzo del Parco Verde di Caivano il 24 giugno del 2014, ecco che nello stesso processo che sta tentando di fare luce sull’intera vicenda sembrano diventare sempre più importanti le testimonianze rese dalle bambine del complesso abitativo. Come riportato da Il Fatto Quotidiano, infatti, in aula il 24 gennaio scorso ha testimoniato anche il tenente colonnello del Racis dei carabinieri Anna Bonifazi, psicologa in servizio al reparto analisi criminologica, che ha dichiarato che la figlia di Marianna Fabozzi (compagna di Caputo accusata di aver coperto i suoi abusi sulle sue stesse figlie), nonché migliore amica di Fortuna Loffredo, ha raccontato agli inquirenti di aver visto Caputo sul terrazzo in compagnia della vittima nel tentativo di abusare di lei:”Lui si buttava addosso e Chicca gli dava i calci”. Poi il tragico epilogo, quando Titò “l’ha presa in braccio”.

Nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della piccola Fortuna Loffredo, la bambina di sei anni precipitata il 24 giugno 2014 dall’ultimo piano del palazzo nel quale abitava, al Parco Verde di Caivano, i colpi di scena sono all’ordine del giorno. L’ultima clamorosa novità, come rivela Il Fatto Quotidiano nella sua versione online, riguarda l’iscrizione nel registro degli indagati del nome di Massimo Bervicato, uno dei testimoni che nell’udienza dello scorso 10 gennaio aveva scagionato il principale indagato. Raimondo Caputo detto “Titò” è a processo con l’accusa di omicidio e di violenza sessuale a scapito della piccola Fortuna Loffredo. Con lui anche l’ex compagna Marianna Fabozzi, accusata di aver coperto le violenze praticate dall’uomo anche nei confronti delle tre figlie. Il teste ora risulta indagato per falsa testimonianza. I pm Domenico Airoma e Claudia Maone hanno chiesto alla Corte d’Assise di Napoli gli atti utili al fine di procedere contro Bervicato. Quest’ultimo era tra coloro presenti nei pressi del palazzo dal quale sarebbe precipitata Fortuna Loffredo. In aula, nell’ambito del processo, intervenuto in qualità di testimone Massimo Bervicato aveva scagionato Titò Caputo asserendo che Raimondo era presente nel cortile quando la bambina precipitò. A sua detta, dunque, non poteva essere stato lui ad aver spinto Fortuna dai piani alti del palazzo. I magistrati, covando non pochi dubbi in merito alle testimonianze di Bervicato, nei giorni scorsi avevano sentito come persona informata dei fatti anche il secondo uomo presente insieme al teste nel momento della tragedia, il quale avrebbe negato la presenza di Caputo nel cortile, smentendo di contro l’amico. Prima di essere iscritto nel registro degli indagati e nel corso dell’udienza nella quale aveva scagionato Caputo, Bervicato aveva sostenuto anche dell’altro: a richiamare la sua attenzione nel giorno del delitto di Fortuna Loffredo, furono le urla di Claudio Luongo, ex compagno di Mimma Guardato, madre di Chicca. Mentre alcuni testimoni sono certi di averlo visto nell’androne del palazzo e di essere stato tra i primi a dare l’allarme dopo il drammatico volo della bambina, Bervicato aveva ammesso che la sua posizione non gli avrebbe potuto permettere di vedere il corpo della piccola. Una circostanza che non era emersa mai in sede di indagini preliminari e che ora sarebbe stata giustificata dallo stesso teste con una motivazione quantomeno sospetta: “Ero assonnato”. Per i magistrati, dunque, Bervicato avrebbe mentito, sebbene la sua versione sia in linea con quella sostenuta anche dal padre di Chicca, Pietro Loffredo, così convinto dell’innocenza di Caputo in riferimento al delitto della figlia, da aver rinunciato alla costituzione di parte civile nei suoi confronti.

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