Gué Pequeno / È morto Marco Fini, il padre del rapper dei Club Dogo: ecco chi era, giornalista e inviato de L’Espresso (oggi, 4 gennaio 2016)

- La Redazione

Gué Pequeno, è morto il padre Marco Fini, noto giornalista e inviato per Panorma ed Espresso. Oggi 4 gennaio 2017 i funerali a Milano, il lutto per il rapper dei Club Dogo

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Gué Pequeno (Foto: LaPresse)

Ieri sera è morto Marco Fini, giornalista e padre del rapper dei Club Dogo Gué Pequeno, nome d’arte di Cosimo Fini: lutto dunque per il noto rapper che in questi ultimi mesi è in tour con il collega Marracash col nuovo pseudonimo di “MarraGué”. Se ne va però anche un importante protagonista della scena culturale milanese, giornalista e noto inviato di molte testate illustri: Panorama, Tempo Illustrato, L’Espresso e Paese Sera. E’ stato anche fra i maggiori studiosi della Resistenza italiana, del terrorismo e dello stragismo italiani. Direttore della Collana d’attualità di Feltrinelli, aveva ospitato fra gli altri il famoso libro di Camilla Cederna  “Giovanni Leone, la carriera di un Presidente”. Un addio importante per la città di Milano che ha infatti tributato il saluto e i funerali al Cimitero Monumentale, questa mattina alle ore 11. Cordoglio dalla cultura e dalla musica, grazie alle fortune del figlio Cosimo che in queste ore sta ricevendo l’affetto e le condoglianze di colleghi, fan e ammiratori del rapper membro dei Club Dogo. 

Un padre storico e giornaliera, un figlio rapper e protagonista sui social: nulla di più diverso tra Gué Pequeno e il padre Marco Fini, eppure un legame d’affetto che andava bene oltre interessi e vite personali. Per Cosimo Fini, in queste ore di profondo lutto, riaffiorano le parole di profondo rispetto e affetto che solo un anno fa Gué riferiva a Rolling Stones, quando già Marco Fini presentava molti problemi per l’età avanzata. «Mio padre, Marco Fini, è giornalista di inchiesta, ha fatto un libro con Valpreda. Io adoro mio padre, ci sono delle… Delle cose. Mio padre è molto anziano, non vive con me, ma è un uomo particolare, non si è mai imborghesito, mi inorgoglisce il fatto di poterlo aiutare ora che è anziano e ha parecchi problemi. Lui è una persona che ha sempre cercato di farmi capire una serie di cose che io non ho mai capito – perché sono una testa di …[…] Prima cosa che mi viene in mente, il fatto che io penso sempre ai soldi e per lui è più importante la cultura. Anche ora, certe cose che faccio gli piacciono, su altre ha da ridire. Però quando vado su una rete nazionale si commuove, nonostante tutto quello che la gente gli dice su suo figlio lui è contento, e non è retorica».



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