Daniela Roveri / Antonio Tizzani (marito di Gianna Del Gaudio), dichiarazioni choc: “un unico serial killer” (Ultime notizie oggi, 9 gennaio 2017)

- La Redazione

Daniela Roveri, ultime news: l’assassino della manager 48enne avrebbe premeditato sin nei minimi dettagli il suo omicidio e la successiva fuga. Prima conferme in arrivo in settimana.

danielaroveri
Daniela Roveri

Sembrava una boutade all’inizio avvicinare i due terribili casi di Gianna Del Gaudio e Daniela Roveri, le due donne sgozzate in Lombardia nel 2016: eppure, dopo le dichiarazioni del leghista Roberto Calderoli, la presenza di un presunto serial killer non resta un’ipotesi campata per aria, con lo stesso Antonio Tizzani (marito della donna ucciso a Seriate) che lo ha confermato a La Vita in Diretta. «Ci sono molti elementi simili, e non vorrei che ci scappasse il terzo omicidio prima che qualcuno si accorga che possa esserci un collegamento tra i suoi omicidi». Rivelazioni choc di Antonio Tizzani che però seguono anche alcune disposizioni della procura di Bergamo: i pubblici ministeri Davide Palmieri e Fabrizio Gaverini, titolari dell’inchiesta, coordinati dal procuratore capo, Walter Mapelli, hanno disposto per i prossimi giorni un «confronto tra il medico legale che ha eseguito l’autopsia sul cadavere della 48enne, l’anatomopatologo Yao Chen, dell’Istituto di medicina legale di Pavia, e il collega Andrea Verzelletti, il medico legale degli Spedali Civili di Brescia che ha eseguito invece l’esame sul corpo di Gianna Del Gaudio, l’ex insegnante 63enne ammazzata, con un colpo di coltello, la notte tra il 26 e il 27 agosto nella sua villetta di Seriate», si legge sulle ultime notizie de Il Giorno.

Oltre all’arma del delitto ed al suo assassino, un altro tassello mancante nel giallo sull’omicidio di Daniela Roveri avrebbe a che fare con il movente. Secondo le ultime indiscrezioni rese note da Il Giorno, gli inquirenti starebbero analizzando tutte le possibili piste, da quella passionale a quella professionale. Sul piano del movente passionale, sarebbero state attentamente analizzate le posizioni di due uomini, entrambi tuttavia risultati estranei alla terribile vicenda. Si tratta nello specifico di un uomo con cui Daniela Roveri aveva una relazione e uno spasimante respinto. Gli investigatori non abbandonano del tutto questa pista ma analizzando al tempo stesso anche quella lavorativa. E’ possibile che la posizione della vittima di dirigente dell’ufficio contabilità della Icra Italia di San Paolo d’Argono possa aver dato fastidio a qualcuno? A tal fine si cerca di capire se Daniela possa aver – volontariamente o meno – creato difficoltà a qualcuno legato in qualche modo alla ditta per la quale lavorava, fino a scatenare in lui la sete di vendetta e la successiva follia omicida.

Quando è stata aggredita dal suo assassino, prima di essere sgozzata con un solo fendente, Daniela Roveri avrebbe opposto resistenza. E’ quanto emerso dall’esame autoptico compiuto nei giorni scorsi sul suo cadavere e reso noto dal quotidiano Il Giorno nella sua versione online. Dall’autopsia, infatti, sarebbe emersa una ferita alla mano. Quello che inizialmente appariva come un semplice graffio, in realtà era una ferita da taglio. A confermare ulteriormente la tesi della difesa da parte della manager 48enne, colta mentre rientrava nella sua abitazione ed uccisa nell’androne del palazzo lo scorso 20 dicembre, sarebbe stato il ritrovamento del capello tra le dita di una mano e che potrebbe far ipotizzare ad un tentativo di lotta tra la vittima ed il suo assassino. Proprio questo aspetto potrebbe tuttavia fornire la prova definitiva attorno al killer della donna di Colognola. Le indagini intanto procedono anche al fine di stabilire quale possa essere stato il vero movente alla base del delitto.

Le risposte sul delitto atroce di Daniela Roveri potrebbero trovarsi proprio tra le mani della stessa vittima. E’ quanto sperano gli inquirenti che indagano all’omicidio di Colognola, a Bergamo, avvenuto 20 giorni fa. L’assassino è ancora a piede libero, ma ad incastrarlo potrebbe essere ora proprio un suo capello. E’ questo il reperto biologico rinvenuto tra le dita della manager d’azienda 48enne, violentemente sgozzata. Proprio sul capello, come rivela Il Giorno online, sono in corso le dovute analisi al fine di estrapolare un eventuale Dna che potrebbe indirizzare gli investigatori sulla strada giusta. Su questo aspetto delicato è calato il massimo riserbo da parte degli inquirenti, i quali al momento non hanno voluto commentare l’ultima indiscrezione. Vero è che se come detto il capello risulta davvero dotato di bulbo, allora sarà possibile estrarre il profilo genetico e compararlo con i Dna già noti, permettendo così di restringere il cerchio delle persone sulle quali attualmente si è posata l’attenzione degli inquirenti, portando quindi all’individuazione del killer di Daniela Roveri.

Riparte una nuova settimana di indagini in riferimento al caso di Daniela Roveri, la manager d’azienda 48enne, uccisa con un solo fendente alla gola lo scorso 20 dicembre mentre rientrava nella sua abitazione a Colognola, Bergamo. Un giallo al momento ricco di enigmi e mancate risposte ma che nei prossimi giorni potrebbe fornire i primi dati utili, confermando o nel peggiore dei casi smentendo la pista attualmente seguita dagli investigatori. Intanto alcune certezze sarebbero già giunte in riferimento alle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza installate nella zona dell’omicidio di Daniela Roveri. Secondo le novità rese note dal quotidiano L’Eco di Bergamo nella sua versione online, nessuna di esse avrebbe immortalato l’assassino della 48enne. Le telecamere esaminate sono quelle installate lungo via Enrico Fermi, strada che conduce alla Statale 42 e verso la pizza della chiesa. Tali riscontri avrebbero restituito la prima conferma: il killer di Daniela quasi certamente avrà scelto come via di fuga il parco comunale a nord del complesso residenziale dell’Azzanella. Un dettaglio importante che induce gli inquirenti ad ipotizzare la premeditazione: chi ha ucciso, sgozzandola, Daniela Roveri, quasi certamente aveva pianificato sin nei minimi dettagli non solo il delitto ma anche la fase successiva legata alla fuga. Finora l’impressione era stata quella del delitto perfetto, costellato da alcuni tentativi di depistaggio (dalla borsetta al cellulare della vittima scomparsi e non ancora trovati), eppure forse il killer della manager potrebbe essersi tradito. Anche su questo aspetto la conferma potrebbe giungere nel corso della settimana e riguarda l’analisi del bulbo del capello che la Scientifica ha rinvenuto tra le dita di Daniela Roveri. Il dubbio è che la donna abbia provato a difendersi trattenendo tra le mani una traccia importantissima del suo assassino e che potrebbe portare proprio alla sua individuazione. Su questo aspetto, dalle passate ore sarebbe calato il massimo riserbo da parte degli inquirenti i quali potrebbero già essere in possesso di interessanti informazioni grazie alle quali orientare le loro successive mosse, tutte volte alla soluzione dell’intricato caso che ha gettato Bergamo e provincia nel terrore, soprattutto dopo il precedente omicidio, quello di Seriate e nel quale ha perso la vita in circostanze molto simili l’ex professoressa Gianna Del Gaudio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori