La conversione di Jan/ “I tre incontri che mi hanno fatto incontrare Gesù”

- La Redazione

La signora Jan Heath è stata protagonista di una straordinaria conversione, riavvicinandosi alla fede dopo tre incontri decisivi. E oggi ha dato vita a un ministero presso la sua parrocchia

jan_heath_primopiano_archivio_2017
Jan Heath, primo piano (Archivio)

IL PERCORSO DI CONVERSIONE DI JAN HEATH

Quello compiuto da Jan Heath è innanzitutto un viaggio spirituale, prima ancora che fisico, nel percorso di una straordinaria conversione che ha caratterizzato la sua vita: e il modo in cui questa donna lo rievoca testimonia anche della sua stessa sorpresa nell’essersi riavvicinata alla fede dal momento che, a suo dire, grande merito l’hanno avuto proprio tre dialoghi che lei ha avuto con degli estranei. “Nonostante io abbia ricevuto un’educazione cattolica presso un istituto gestito dalle Suore della Misericordia, mi sono allontanata presto da bambina dalla Chiesa” ricorda Jan che aggiunge come, all’epoca, i suoi interessi fossero quelli tipici di una ragazza di 18 anni: nella sua testa c’erano i fidanzati, la ricerca di un lavoro, la volontà di viaggiare e fare nuove esperienze e così, a poco a poco, ha cominciato a non andare a Messa. “Ed è così che sostanzialmente ho vissuto per i successivi quattordici anni” spiega la donna, la cui chiosa è lapidario nel rievocare quella che è stata la sua gioventù: “Dio è sempre stato sul sedile posteriore della mia vita”.

I TRE INCONTRI NEL SUO PERCORSO DI FEDE

Tuttavia, la svolta era dietro l’angolo e per Jan Heath tutto ha cominciato a cambiare quando un giorno ha incontrato un pittore: quest’uomo, cogliendola di sorpresa, le ha infatti chiesto di condividere con lui la natura del suo rapporto con Dio e quello ha significato l’inizio della sua rigenerazione spirituale. “Anche lui ha voluto condividere la sua storia con me” spiega la signora Heath che non sapeva ancora che un nuovo incontro la attendeva. Infatti, solamente due settimane dopo, una breve conversazione di cinque minuti che doveva avere con un arredatore di interni divenne l’occasione per un confronto di oltre cinque ore, nel corso del quale i due parlarono soprattutto della fede repressa di Jan. A far scattare tutto, confessa candidamente la diretta interessata, fu una frase di quell’uomo (“Come vanno le cose tra te e Dio?”) che, in seguito, le ha raccontato minuziosamente del modo in cui lui aveva accolto Gesù nel proprio progetto di vita. Così, pian piano, le due storie cominciarono a toccare delle corde nascoste nel cuore di Jan e che lei stessa non immaginava nemmeno di avere. Il terzo incontro lo ebbe invece poco tempo dopo, prendendo un caffè con una delle sue vicinie di casa che, senza nemmeno aspettare che lei si sedesse a tavola, la apostrofò così: “Sei stata salvata?”. Jan ammette di aver immediatamente pensato che i suoi vicini fossero dei “fanatici religiosi”, reprimendo a forza l’impulso di scappare via.

LA NUOVA VITA DI JAN

A posteriori, la signora Heath ricorda che fu proprio quello il momento in cui nella sua testa scattò qualcosa: “Man mano che la donna le parlava, confessandomi quale fosse per lei il vero significato del Cristianesimo, ecco che cominciò il cambiamento” spiega Jan a proposito di quella che definisce “una grande battaglia interiore”. Da lì infatti ha cominciato a macerarla dentro il rimorso di un peccato mortale (ovvero l’astensione della messa della domenica), tanto che non poteva fare a meno di pensare che erano state proprio tre persone sconosciute a metterla sulla strade del Sacramento della Riconciliazione. Al termine di un periodo di riflessione di quattro mesi, Jan risolse il suo conflitto interiore recandosi nella parrocchia di Strathpine e dicendo al prete che, dopo 14 anni sul sedile posteriore, ora voleva Dio al posto del conducente. Dalle parole di quel sacerdote (“Benvenuta a casa”) è iniziata la seconda vita della signora Heath e un viaggio alla ricerca di una fede rinnovata, coltivando anche un sogno: “Dopo tutto quello che quelle tre persone avevano fatto per me, ho deciso che avrei potuto comportarmi anche io nello stesso modo verso qualcun altro”. A distanza di tempo, si può dire che Dio ha onorato il sogno di Jan: “Ho scoperto di avere doni spirituali che non sapevo di possedere” conclude la donna, raccontando della sua nuova vita in quella comunità parrocchiale che aveva abbandonato anni prima e, ad oggi, ha partecipato a 28 “missioni” nei Paesi in via di sviluppo prima di dare inizio a un proprio ministero, il cui motto è: “Benvenuti a casa”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori