FINTO VESCOVO DI FERRERE/ Domenico Fiume è padre Gabriele: “ecco le prove, sono ortodosso” (Pomeriggio 5)

- Niccolò Magnani

Il finto vescovo di Ferrere: Padre Gabriele, vero nome Domenico Fiume, è stato scomunicato dalla Chiesa ma continua a dir messa e si difende, «Chiesa non è monopolio di nessuno»

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Il finto vescovo di Ferrere, Padre Gabriele (Facebook)

Padre Gabriele è un prete o no? A Pomeriggio 5 è emersa una importante novità: Domenico Fiume non è mai stato scomunicato dalla Chiesa cattolica. Questo perché non è un suo membro. I documenti provano infatti che è un prete, ma non cattolico: è un vescovo ortodosso di rito occidentale, fa sapere la chiesa metropolia cristiana ortodossa autonoma di Bergamo. Il problema però sorge per il fatto che padre Gabriele, pur essendo vescovo ortodosso, professa la religione cattolica. Due fedi cristiane, ma diverse. «Non ho fatto scandali, però la Chiesa protegge i pedofili…», lo sfogo a Pomeriggio 5 di Padre Gabriele che provoca l’immediata reazione della conduttrice Barbara d’Urso, che prende le difese della Chiesa di Roma. «Papa Francesco è stato molto chiaro su questo, non protegge i pedofili». Quando il dibattito rischia di sconfinare in altri ambiti, la conduttrice di Pomeriggio 5 riesce a riportarlo sull’argomento di discussione. (agg. di Silvana Palazzo) 

PADRE GABRIELE: “NON SONO UN IMBROGLIONE”

Torna ancora a Pomeriggio 5 il finto vescovo di Ferrere dopo che ieri sempre da Barbara D’Urso aveva spiegato come la sua scomunica dalla Chiesa fosse ingiusta e non sensata visto che lui si autoproclama vescovo ortodosso metropolita. Padre Gabriele ha infatti spiegato di non essere un imbroglione, ma semplicemente un vescovo nominato dalla Chiesa ortodossa occidentale (che però pare abbia smentito). «Tu Barbara – afferma l’uomo, al secolo conosciuto come Domenico Fiume – ti rifai a delle false notizie nei miei confronti. Io ho dei documenti che comprovano la mia nomina a sacerdote e a vescovo. Sono stato consacrato vescovo e i documenti che lo provano li ho consegnati alla vostra redazione», aveva detto ieri. Oggi dunque torna alla carica con quei documenti che dovrebbero dimostrare la sua veridicità. Intanto ha chiesto aiuto anche a Papa Francesco e ha attaccato l’autore della scomunica, ovvero il vescovo di Asti: «Il vescovo in realtà non mi ha scomunicato ho avuto la benedizione e se fossi stato scomunicato dalla chiesa ortodossa non mi avrebbero mai fatto vescovo. Questa è una congiura e una calunnia», racconta Padre Gabriele dicendo che nelle chiese ortodosse esistono confraternite che autorizzano a vestirsi con gli abiti della chiesa occidentale. Oggi la seconda puntata della “farsa” di Ferrere dove a rimetterci intanto sono i fedeli che credono ad un finto prete e vescovo che va a Pomeriggio 5 per provare a dimostrare la sua “verità”.

CONTINUA A DIR MESSA

Si chiama in realtà Domenico Fiume, ma tutti lo conoscono come Padre Gabriele o, peggio, come il Vescovo di Ferrere: peccato che vescovo non è e nemmeno fa più parte della Chiesa visto che di recente è stato scomunicato dalla Chiesa Cattolica e dalla Diocesi di Asti dove diceva messa e confessava «come un vescovo». «Si è reso responsabile — si legge in un comunicato della Chiesa — del delitto di scisma previsto dalla disciplina ecclesiastica ed è pertanto incorso nella pena della scomunica latae sententiae», recita il comunicato della Diocesi di Asti dopo una discussione e polemica che va avanti da mesi. Oggi Padre Gabriele si farà intervistare in diretta a Pomeriggio 5 ma intanto l’intera Chiesa piemontese è sotto i riflettori nazionali: «Con grave afflizione abbiamo preso atto che Fiume si fa chiamare “padre Gabriele” e veste l’abito proprio del clero diocesano della Chiesa cattolica romana senza aver validamente ricevuto il sacramento dell’ordine né, tantomeno, essere incardinato nel presbiterio diocesano di Asti».

Insomma, Fiume predica la sua particolare “teoria” ortodossa cristiana nel paese di Ferrere, nell’Astigiano e ha racimolato anche un gruppo di fedeli in un luogo chiamato Santuario di Maria Rosa Mistica Madre della Chiesa o Monastero di San Bartolomeo Apostolo. La scomunica è avvenuta dopo che la Chiesa lo aveva avvertito con la censura “latae sententiae”, con un paterno invito a interrompere queste attività: «Senza le autorizzazioni — precisa ancora la Diocesi — prescritte dalla disciplina ecclesiastica per l’erezione dei luoghi di culto. Si fa passare per vescovo della Chiesa cattolica, indossando le relative insegne pontificali senza essere stato elevato all’ordine dell’episcopato».

“I CATTOLICI MI SCOMUNICANO”

In diretta a Pomeriggio 5 interviene il “bizzarro” prete-non prete e si difende: «non ho fatto nessun reato, io mi vesto come un vescovo perché sono un vescovo ma non cattolico ma ortodosso greco occidentale»: a tal conto, la D’Urso ribatte, «sì ma anche la Chiesa Ortodossa ti ha scomunicato, ben due volte», e seguono altre alzate di muri e difese sulla sua particolare situazione personale. «La Chiesa non è monopolio di nessuno. Il signor Ravinale non può scomunicarmi, come io non potrei scomunicare lui o un protestante»: continua a dir messa e prega per gli ammalati. Resta il problema della sua figura sacerdotale, che la Chiesa ha ribadito benissimo nella bolla di scomunica: «Risulta essere aderente all’organizzazione scismatica Società Papa Leone XII. Attenta al Sacrificio Eucaristico e e compie altri atti di culto riservati ai Ministri ordinati. Si fa passare per vescovo della chiesa cattolica indossando le relative insegne pontificali e senza essere stato all’ordine dell’Episcopato. Eì quindi incorso nella scomunica latae sententiae».

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