LA CHIESA DI DOLCEACQUA/ La Lidl toglie le croci, ma la ‘grande bellezza’ di Monet supera lo scandalo

- Niccolò Magnani

La Chiesa di Dolceacqua: la Lidl di Camporosso (Liguria) toglie le croci dai poster “per non urtare musulmani e atei”. Lo scandalo e quella grande bellezza (e leggerezza) che supera tutto

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La chiesa di Dolceacqua, Monet

Ci risiamo, la Lidl ci “ricasca” ancora. Nel supermarket di Camporosso (Liguria) si trovano alcuni poster che immortalano la splendida cornice del borgo di Dolceacqua (Imperia) nella parete di fronte alle casse. Ma per una ben precisata “strategia” di marketing da quella foto famosa in tutto il mondo – come scoprirete a breve – viene tolto con il “magico” photoshop un “piccolo” dettaglio. Già, le croci, ci eravate già arrivati (il titolo in effetti ha già rovinato tutto l’effetto suspense). Croci delle chiese cancellate per non urtare la sensibilità dei clienti di fedi religiose diverse, in particolare i musulmani: come la Chiesa di Santorini in Grecia, ora anche la Chiesa cattolica di Dolceaqcua viene depredata della sua croce che ne identifica lo status di luogo sacro per tutti i cristiani (clicca qui per vedere il poster della discordia). È la motivazione che fa ancora più rabbia e ha fatto scattare le autorità anche comunali del piccolo borgo: «Ce lo hanno segnalato tempo fa – spiega il sindaco di Dolceacqua Fulvio Gazzola, che ha fatto della promozione turistica uno degli obiettivi cardine della sua amministrazione – e avevo segnalato la cosa al supermercato, chiedendo di cambiare il pannello con la foto, ripristinando le croci della chiesa. Mi avevano risposto che era una immagine provvisoria, in bianco e nero, e di aspettare. Ora ho atteso, ma non è successo nulla. Quindi basta». Si andrà per vie legali e la vicenda riporta ancora una volta al centro la volontà di “non urtare” altre sensibilità andando a finire di urtare l’unica vera sensibilità che con quella Chiesa ha davvero un rapporto significativo, ovvero lo stesso cristiano. «È un fatto lesivo dell’immagine del nostro paese – sostiene Gazzola da Dolceacqua – e delle nostre tradizioni cristiane. Si tratta di una foto che rappresenta, o che dovrebbe rappresentare la realtà dei luoghi e non è invece un disegno soggettivo», attacca al Secolo XIX ancora il sindaco ligure.

LA “GRANDE BELLEZZA” SUPERA LO SCANDALO

Uno scandalo per uno dei borghi “simbolo” delle bellezze italiche: un tipico borgo medievale della val Nervia, lungo il torrente omonimo. Come spiega la stessa presentazione turistica del comune ligure, «la parte più antica del borgo, posta ai piedi del monte Rebuffao, è dominata dal castello dei Doria e viene chiamata dagli abitanti Terra (Téra nel dialetto locale). Quella più moderna, chiamata il Borgo, si allunga sulla riva opposta, ai lati della strada che sale la valle». La Chiesa “rubata” delle sue croci nella foto-poster si tratta della Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate a Terra, del XV secolo. All’interno custodisce il polittico di Santa Devota di Ludovico Brea del 1515 e rappresenta per chi osserva il panorama del piccolo borgo arroccato sul fiume uno spettacolo artistico, storico e simbolo tradizionale. Insomma, cosa dire di fronte all’ennesimo sopruso di chi crede che un simbolo debba essere “diminuito” per non offendere nessuno? Sinceramente ne abbiamo le tasche piene di questa modalità secolarizzata e laicista, ma per una volta vogliamo provare a rispondere all’ideologia – seppur spiccia sempre di ideologia si tratta – non con un’altrettanto levata di scudi (con forte rischio ideologico anch’essa, ndr) ma con un gesto, un soffio, un alito di bellezza. Anzi, di grande bellezza. Siamo impazziti? Forse, ma abbiamo scoperto che in quel borgo di Dolceacqua addirittura uno dei più grandi pittori esistiti nella storia dell’umanità venne ad albergare. Si tratta di Claude Monet, il grande impressionista francese che venne in visita alla Riviera alla fine del 1883 in compagnia di Renoir, per soli quindici giorni.

Come spiega orgoglioso il comune del piccolo borgo ligure, Monet «fu talmente colpito dal fascino dei luoghi che appena rientrato a Giverny, manifestò subito il desiderio di ritornarci, infatti il 23 Gennaio 1884, Monet è di nuovo a Bordighera. Durante questo suo nuovo viaggio “vagabondò” per la Riviera spingendosi fino nell’entroterra della val Nervia, fino a Dolceacqua, dove dipinse il ponte e il castello e così riportò nei suoi scritti dell’epoca». Letteralmente il pittore francese descrisse quel “quadretto” artistico-naturale come «il luogo è superbo, vi è un ponte che è un gioiello di leggerezza». Una bellezza che Monet seppe riconoscere e che ovviamente ha voluto immortalare in alcuni dei suoi quadri che potete trovare oltre alla foto qui sopra anche a questo indirizzo. Uno scandalo, una misera questione di “politically correct” che più di un secolo fa il grande Monet avrebbe smontato semplicemente mostrando quei suoi quadri nati dallo stupore e dalla bellezza di quei luoghi: quei luoghi interi, senza “tagliare” nulla, senza usare photoshop e senza soprattutto nascondere la bellezza e la verità di cosa la realtà mostrava davanti. Disegnando tutto, croci e Chiesa comprese, origine di un’unità di bellezza che a Dolceacqua ancora oggi vivono e trasmettono ai turisti che vi soffermano. Da Monet a Monet, dalla grande bellezza al “gioiello di leggerezza”, come un altro grande della cultura questa volta più contemporaneo, Giorgio Gaber, ha descritto meravigliosamente nel suo brano “La leggerezza”: «Com’è misteriosa la leggerezza; è una strana cosa, è una carezza che non vuoi. Butta via il dolore la pesantezza; cerca di inventare la tua leggerezza e volerai». Monet e Gaber, due che di politicamente corretto probabilmente oggi ci avrebbero riso sopra. Appunto, con leggerezza.

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