LE ARMI IN ITALIA/ Aumentano le licenze, italiani sempre più armati: anomalia pericolosa? (PresaDiretta)

- Emanuela Longo

Le armi in Italia: cittadini sempre più armati? L’inchiesta di Presadiretta sulla concessione delle licenze, ragioni e paure degli italiani e dati (non aggiornati).

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Immagini di repertorio (foto da Pixabay)

A Presadiretta, nell’ultima puntata del ciclo autunnale, si parlerà delle armi in Italia in un’inchiesta dal titolo “Legittima difesa”. Il tema della sicurezza riempie ormai i numerosi talk televisivi, sintomo importante di una mancanza molto sentita dagli italiani, che di contro hanno cominciato sempre di più ad armarsi. Nel corso del programma di RaiTre saranno elencati alcuni numeri importanti circa i dati del Ministero dell’Interno (fermi al 2015) sul porto d’armi civili nel nostro Paese, pari a oltre 1 milione e 200 mila e sulla crescita costante di questo trend. Ma qual è l’attuale situazione in Italia? Quante armi ci sono nel nostro Paese e soprattutto cosa spinge i cittadini ad armarsi? L’ultimo censimento sull’argomento risale a 9 anni fa, ma i dati finora emersi, sebbene non aggiornati, riportano un quadro drammatico nel nostro Paese che si colloca solo alle spalle degli Usa per il più alto numero di morti da arma da fuoco. Sull’argomento, un anno fa anche il quotidiano Il Secolo XIX realizzò un’interessante inchiesta nella quale veniva ribadita la grande anomalia legata alla “licenza per armi”. Raphael Zanotti sottolineava come, a differenza dell’America, in Italia l’uso delle armi sia molto controllato e ad eccezione di chi indossa una divisa, sarebbero poche le categorie che possono possedere un’arma, sia essa una pistola o un fucile. Nonostante questo negli ultimi anni si è assistito ad un forte cambio di tendenza che ha fatto emergere l’incremento consistente del numero di licenze. Nel giro di tre anni, dal 2012 al 2015, i dati hanno riportato una crescita di oltre 200 mila porti d’arma, ma cosa avrebbe spinto tutti questi cittadini a richiedere ed ottenere la licenza?

ITALIANI SEMPRE PIÙ ARMATI: EMERGENZA SICUREZZA?

La maggiore anomalia evidenziata dall’incremento vertiginoso di licenze si è registrata in particolare tra il 2014 e il 2015. Nel nostro Paese sono tre le ragioni per le quali è possibile ottenere la licenza: difesa personale, uso venatorio e uso sportivo. Il picco di richieste è stato registrato proprio in queste ultime due categorie, con una crescita, rispettivamente del 12,4% e del 18,5%, mentre la licenza per difesa personale ha subito un costante calo. Cosa si nasconde realmente dietro questi dati? A quanto pare a giocare un ruolo decisivo in questo fenomeno sarebbe la paura dei cittadini che li avrebbe spinti ad avvicinarsi sempre di più alla disciplina del tiro per imparare a maneggiare l’arma ed avere maggiore sicurezza in un periodo storico caratterizzato proprio da un’assenza totale di fiducia. La conferma arriva anche dai numerosi episodi di rapine in casa con relativa uccisione dei ladri da parte dei proprietari armati e l’ampia discussione in merito alla legge sulla legittima difesa, ancora ferma in Parlamento. Il fenomeno, però rivela al tempo stesso una grande contraddizione: se gli italiani si sentono sempre più insicuri tanto da armarsi, perché allora sarebbero aumentate le licenze per uso sportivo e caccia e non quelle per difesa personale? A spiegarlo al quotidiano che ha realizzato l’inchiesta è stato un piccolo imprenditore che ha rivelato come in questo ultimo caso sarebbe piuttosto difficile ottenere il porto d’armi poiché occorre motivarne la necessità, “E finché sei qualcuno che gira con pietre preziose o fa lavori particolari che ti mettono in pericolo di vita, passa, ma quando sei un piccolo imprenditore come me, stringono la vite”, ha raccontato. A questo punto, molto più facile avere in casa un fucile per uso venatorio e per la cui licenza basta presentare pochi documenti facili da reperire.

I DATI PREOCCUPANTI (E NON AGGIORNATI)

La questione delle armi in Italia è piuttosto delicata ed avanzare numeri certi appare cosa non semplice. Lo sa bene Piergiulio Biatta, presidente dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere, che un anno fa dichiarava: “In Italia si conosce tutto. Se voglio sapere quanti televisori sono stati venduti nell’ultimo mese, lo so. Se voglio capire quante lavatrici sono state rottamate, lo so. Ma se si vuole sapere quante armi sono state vendute, è impossibile saperlo”. Il problema non risiede nel numero di matricola di ogni arma ed allora ci si domanda come mai questi dati non vengano forniti e aggiornati. “Se è per volontà politica che non si vuole rendere pubblico il dato sarebbe gravissimo”, aveva dichiarato Biatta. Se, quindi, il ministero dell’Interno non dichiara quante armi siano state vendute agli italiani, quali sono i numeri che ad oggi si conoscono? Come ribadisce Il Giornale, gli ultimi dati ufficiali in merito risalgono al 2015: dell’oltre un milione e 200 mila porto d’arma in Italia, appena 19.984 sono concessi per difesa personale e 44.334 a guardie giurate. Il maggior numero è rappresentato da cacciatori (o pseudo tali) con 774.679, mentre sono 470.821 coloro che si dilettano al tiro a volo. Questi numeri, in due anni, sono certamente moltiplicati. Secondo un rapporto Eurispes del 2008 erano circa 4 milioni le famiglie in possesso almeno di una pistola e in 10 milioni le armi legali presenti in Italia. All’epoca, le città in cui si registravano dei veri e propri arsenali casalinghi erano Torino e Milano. Seguivano Roma e provincia, mentre tra i centri meno abitati Nuoro. Di recente, in una comunicazione al Parlamento del 2013, la Commissione europea ha parlato di 11,9 armi da fuoco ogni 100 abitanti in Italia, ponendo il nostro Paese a metà classifica tra i paesi dell’Unione Europea, con a capo la Finlandia.

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