Lotta all’Isis/ Racconti di un mercenario: “Amo uccidere: ne ho ammazzati 26, ma non basta”

Lotta all’Isis, un mercenario britannico unitosi ai curdi si racconta ai microfoni di Lenta.ru: “Io amo uccidere, ho ammazzato 26 persone, ma non basta”

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La lotta all’Isis continua, a Raqqa ma non solo. E spuntano rivelazioni, confessioni e retroscena sulla guerra in corso contro lo Stato Islamico. Lenta.ru, portale russo, ha raccontato la storia di un mercenario britannico che ha combattuto l’Isis al fianco dei curdi per quattro anni. Un racconto shock, in cui il militare ha confessato: “Io, semplicemente, amo uccidere”. Il soldato ha combattuto per anni per il piacere di farlo (“Dammi una pistola e io combatterò”) nel territorio della regione del Kurdistan. E nel suo racconto non mancano aneddoti ben precisi: “Ho ammazzato personalmente 26 persone, ma non è ancora sufficiente”. Ma la lotta all’Isis non è il motivo scatenante la sua scesa in battaglia, come confessato dallo stesso soldato: “Amo sempicemente uccidere, non mi importa chi sia il nemico: l’Isis, Assad o Barzani (leader del Kurdistan iracheno”). Una narrazione che gela il sangue e che illustra ancora meglio le dinamiche della guerra che imperversa in Kurdistan ma anche altrove.

RACCONTO SHOCK

Il mercenario britannico prosegue il suo racconto, come riporta Lenta.ru: “Sono andato a combattere per i curdi nel 2013 per la prima volta”. Un periodo in cui non c’era traccia del Califfato e dello Stato islamico. Prima di quel tempo aveva fatto parte dell’esercito britannico, per poi essere assoldato come mercenario da ex compagni. Una svolta legata anche alla morte di compagni di battaglia, che “lo ha fatto assetare di sangue”, come sottolinea il portale russo. Continua il soldato: “So che la Russia sta sostenendo Assad e gli Shia: sono riuniti molti interessi e, in una situazione del genere, è molto difficile capire chi sia il buono e chi sia il cattivo”. Ma sottolinea: “Il mio obiettivo è quello di combattere, non capire che cosa sta succedendo”. E la sua situazione di riverbera anche nei suoi rientri in Gran Bretagna per fare visita ai genitori: “Curdistan e rami siriani sono considerati organismi terroristici in Gran Bretagna, come sottolinea il portale, e il soldato non farebbe ritorno in UK se non per andare a trovare i genitori (“semplicemente non ho altre occasione per vederli”).

LA CRITICA CURDA

Al termine del report, emergono anche altre considerazioni, diverse da quelle del mercenario britannico. Giudizi più calibrati, in un incontro avvenuto al termine di una cena e con un brano dei Metallica canticchiato. Al campo di battaglia, oltre al soldato in questione, erano presenti i curdi turchi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), uniti ai mercenari assoldati per combattere contro l’Isis. Un soldato curdo infatti ha criticato le esternazioni del britannico: “Noi non vogliamo uccidere la gente, vogliamo cambiarla”. Finalità diverse dalla sete di sangue trapelata dal lungo racconto dell’uomo, che trovnao una loro ragione nelle parole del curdo: “Se tutti i terroristi dell’Isis vengono ammazzati, ce ne saranno altri pronti a sostituirli”. Una posizione netta, in contrasto totale con il giudizio del mercenario: “Non è giusto venire qui solo per il desiderio di uccidere persone”.

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