MARIA CHINDAMO/ Scende in campo anche l’associazione Penelope, un “delitto su commissione”? (Chi l’ha visto?)

- Morgan K. Barraco

Maria Chindamo, continuano le indagini sull’imprenditrice calabrese scomparsa a maggio 2016. Sul caso ora indaga anche la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria

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Maria Chindamo (foto da Chi l'ha visto)

INDAGINI SPECIFICHE E RICOSTRUZIONE DELLA SCENA DEL CRIMINE

Il fratello di Maria Chindamo, Vincenzo, ha deciso di aderire all’associazione Penelope al fine di dare un nuovo impulso alle indagini in corso sulla scomparsa della donna ed imprenditrice 44enne. Lo ha riferito lui stesso al settimanale Giallo, nella speranza che il caso, di cui oggi torna ad occuparsi Chi l’ha visto, non finisca nell’oblio. L’uomo ha così ribadito il suo appello affinché “chi sa parli, anche in forma anonima”. Come riferisce il settimanale specializzato in cronaca nera, il fatto che sia sceso in campo Penelope, insieme al fratello della donna, rappresenta una svolta importante. Gli avvocati Antonio La Scala e Nicodemo Gentile (quest’ultimo presidente dell’associazione), hanno spiegato: “Vista la delicatezza e la gravità della vicenda di Maria Chindamo, anticiperemo la nostra azione in questa fase di indagini preliminari, formalizzando un atto di intervento nel procedimento penale davanti alla procura di Vibo Valentia”. Si tratterebbe nel dettaglio di “indagini specifiche e di una ricostruzione dell’accaduto”, durante le quali verranno incaricati dei consulenti per effettuare gli adeguati accertamenti biologici sull’auto della 44enne dove è stato rinvenuto del sangue, e sul suo cellulare. Importante anche la ricostruzione della scena del crimine. Secondo gli inquirenti, dietro il giallo si celerebbe un “delitto su commissione” organizzato nei minimi dettagli al fine di vendicare la morte del marito suicida, ad un anno esatto dalla sua scomparsa. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

LA FRASE DEL PENTITO E L’ULTIMO POST FACEBOOK

Le indagini sul giallo di Laureana di Borrello e relative alla scomparsa di Maria Chindamo proseguono incontrastate ed i misteri restano ancora notevoli. Cosa accadde la mattina del 6 maggio 2016? Tanti elementi porterebbero a far pensare ad una fine terribile per la donna, imprenditrice e madre di tre figli. Per gli inquirenti potrebbe essere stata vittima di un agguato terribile, pianificato a tavolino. A rendere ancora più inquietante la faccenda sono state le dichiarazioni di Giuseppe Dimasi, collaboratore di giustizia e coinvolto nell’operazione antimafia Lex. Il pentito, come riferisce VelvetNews, avrebbe dichiarato: “A Maria gliel’hanno fatta pagare”. Questa frase sarebbe collegata alla decisione della donna di interrompere la relazione con il marito, poi suicida? Ed allora ecco che torna alla memoria l’ultima frase che Maria scrisse su Facebook prima di sparire nel nulla: “Il coraggio è fatto di paura”. Una frase che allude a qualcosa di inquietante: qualcuno la stava forse minacciata? Era il 28 aprile dello scorso anno e dopo qualche giorno Maria sarebbe scomparsa per sempre. In merito al caso, che come sappiamo torna stasera al centro del programma Chi l’ha visto, non ci sono ancora iscritti nel registro degli indagati. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

C’È LA MAFIA DIETRO LA SPARIZIONE DI MARIA CHINDAMO?

Il caso di Maria Chindamo presenta ancora dei punti oscuri da chiarire. L’imprenditrice di Laureana di Borrello risulta ancora scomparsa, ma gli inquirenti non escludono che qualcuno possa averla uccisa. Rimane da capire tuttavia il motivo, anche se importanti particolari sono stati rivelati di recente da un giovane collaboratore di giustizia. Giuseppe Dimasi è infatti a conoscenza di tanti indizi che riguardano i misteri di Laurana, dovuti alla presenza della ‘ndrangheta nel territorio. Un collegamento che tra l’altro la famiglia della Chindamo ha fatto più di una volta in passato, soprattutto grazie ai sospetti del figlio della donna, Vincenzo. Questa sera, mercoledì 18 ottobre 2017, Chi l’ha visto? approfondirà di nuovo il caso di Maria Chindamo analizzando il tutto grazie alle nuove piste, che potrebbero portare alla risoluzione del giallo. La scomparsa dell’imprenditrice presenta infatti dei punti oscuri ed è possibile che la deposizione di Dimasi alle autorità possano creare un collegamento fra la Chindamo e Marco Ferrentino, a capo della ‘ndrangheta di Laureana di Borrello. 

LA SPARIZIONE DI VINCENZO FREILAND

Secondo Giuseppe Dimasi, Maria Chindamo sarebbe stata vittima di alcune scelte fatte nella propria vita. La donna sarebbe stata infatti uccisa a causa della sua relazione extraconiugale che avrebbe portato il marito verso il suicidio, avvenuto un anno prima della sua scomparsa. Come sottolinea La Gazzetta del Sud, Dimasi avrebbe infatti riferito di un dialogo con Marco Ferrentino, in cui il boss della ‘ndrangheta di Laureana di Borrello avrebbe fatto alcune allusioni sulla morte della donna. Esistono tra l’altro altri particolari ancora da chiarire, uno strano collegamento fra la scomparsa di Maria Chindamo e quella di un altro cittadino del territorio, Vincenzo Freiland. Si tratta di un anziano di cui si sono perse le tracce poco tempo dopo della scomparsa dell’imprenditrice, ma gli indizi noti sono inquietanti. L’uomo infatti era spaventato da qualcosa, una serie di eventi macabri che erano culminati con la comparsa di una croce sulla cancellata di un suo podere. Più volte in passato i due casi sono stati messi in collegamento sia per la modalità con cui potrebbero essere stati messi a tacere Freiland e Maria Chindamo, sia perché la distanza dei due luoghi interessati è davvero esigua. 

IL SUICIDIO DEL MARITO

Se le parole di Giuseppe Dimasi sul giallo di Maria Chindamo corrispondessero alla verità, rimane da scoprire chi potrebbe aver voluto vendicarsi della donna. La frase che avrebbe pronunciato il capo clan della mafia di Laureana di Borrello in presenza del giovane, lascia infatti intuire che qualcuno provasse rancore nei confronti della donna e l’accusasse della morte del marito. Quest’ultimo si è ucciso infatti un anno prima che Maria Chindamo scomparisse nel nulla, perché non accettava la volontà della moglie di volerlo lasciare. Una decisione che l’imprenditrice avrebbe fatto in seguito alla presunta relazione extraconiugale e che la potrebbe far apparire quindi colpevole della tragedia del marito. I sospetti maggiori del figlio e del fratello della Chindamo riguardano infatti i familiari del marito di Maria, gli unici che avrebbero potuto covare rancore nei confronti della donna. Chi l’ha visto? ha intervistato tra l’altro in passato il suocero della scomparsa, che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti. 

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