Terza Guerra Mondiale/ Corea del Nord, Putin blocca la collaborazione con Pyongyang

- Niccolò Magnani

Terza guerra mondiale, ultime notizie di oggi 18 ottobre 2017: Corea del Nord, la crisi e le minacce, “pronti a guerra nucleare in qualsiasi momento”. La Cina torna a parlare

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Xi Jinping (Lapresse)

Tra Vladimir Putin e il regime dittatoriale di Pyongyang tira una brutta aria. Un’aria di divorzio, a dir la verità, che segnerebbe le sorti della attuale e futura scena politica mondiale. Il dittatore russo ha fatto sapere, come riporta il sito internet termometropolitico.it, di avere tutte le intenzioni di bloccare la partnership in atto con la Corea del Nord qualora la loro collaborazione scientifica dovesse in qualche modo far progredire il riarmo nucleare paventato da Kim Jong-Un. Un cambio radicale, quindi, che priverebbe la Corea del Nord di un alleato potentissimo, anche in chiave anti-U.S.A., in un possibile conflitto mondiale di vaste dimensioni. Non solo. Tutte le navi coreane che prendevano parte attiva al progetto nucleare non potranno più fare il loro ingresso nei porti russi, ma verranno immediatamente bloccate e rimandate indietro. Un’altra decisione che rischia di far saltare i nervi all’irritabile Pyongyang, sempre più solo contro il mondo intero. Vedremo nelle prossime ore quali saranno gli sviluppi di questa forte presa di posizione da parte del Presidente russo.

MUSLIM BAN

Il fronte Stati Uniti d’America e Corea del Nord non ha alcuna intenzione di placarsi, anzi, prosegue su altri campi. Dopo le minacce del regime dittatoriale di Pyongyang di portare una terza guerra mondiale, magari di stampo nucleare, Donald J. Trump decide di rispondere per le rime in un altro campo. Quello, tanto per intenderci, del famoso muslim ban che coinvolgeva sei Paesi, ora allargati ad otto. Tra questi vi è proprio l’odiata Corea del Nord di Kim Jong-un e il Venezuela, recentemente travolto da un dramma politico dopo l’altro. Le altre sei Nzioni sono Libia, Iran, Siria, Ciad, Yemen e Somalia. Il piano di Donald Trump è però stato ostacolato da un giudice delle Hawaii che ha di fatto bloccato il muslim ban in sei Nazioni, lasciando fuori la Corea del Nord e il Venezuela. A dare la notizia è il Washington Post. A questo l’amministrazione Trump farà sicuramente appello, preprandosi a una battaglia legale serrata; già altre due volte il famoso muslim ban era stato bloccato e respinto da altri precedenti giudizi. La battaglia, però, è solo all’inizio: vedremo come andrà a finire l’appello. (agg. Francesco Agostini)

ATTACCO INFORMATICO GLOBALE

La notizia, riportata dall’autorevole sito internet ilpost.it è di quelle che fanno tremare. Stando a quanto dice il quotidiano italiano, la Corea del Nord, grazie ai suoi temutissimi pirati informatici (gli hacker), terrebbe sotto scacco mezzo mondo e non certo da pochi mesi. Da anni. L’attacco informatico, però, non sarebbe una cosa avvenuta solo negli ultimi anni con il regime dittatoriale di Pyongyang ma risalirebbe a molto tempo prima. I primissimi approcci ci sarebbero stati verso la fine degli anni novanta, per poi proseguire sempre più corposi nel tempo a seguire, ‘tenendosi al passo’ con il progredire della tecnologia. L’inizio ci sarebbe stato con Kim Jong-il, ma sarebbe stato proprio Kim Jong-un (o Pyongyang, fate voi) a darne l’impulso decisivo a partire dal 2011. Tra le mire della Corea del Nord ci sarebbero gli odiati Stati Uniti d’America in primis, ma non solo. Nell’occhio del ciclone coreano sarebbero cadute anche Nazioni come Nepal, Indonesia, Mozambico, Kenya, Malesia, India e Nuova Zelanda. Un ‘controllo’ a tutto tondo che preoccupa il mondo intero e il precario equilibrio su cui attualmente si regge. (agg. Francesco Agostini)

ULTIMATUM ALL’ONU

TERZA GUERRA MONDIALE. All’Onu, come potete leggere qui sotto, la Corea del Nord ha di fatto dato un ultimatum: o gli Usa la piantano con le provocazioni oppure la terza guerra mondiale (e nucleare) ci sarà. Di contro, Trump ha fatto lo stesso con i suoi alleati, dando un contro ultimatum a Pyongyang: un segno importante, da non sottovalutare, è pero arrivato dal vicesegretario di Stato americano John Sullivan, in visita a Tokyo, «Resta però aperta la possibilità di un negoziato diretto con la Nord Corea, la speranza rimane»; Putin e Seul spingono per questo soluzione, la stessa in teoria anche della Cina che nelle ultime settimane è calata in un silenzio preoccupante, anche davanti alle provocazioni lanciate dal dittatore nordcoreano (suo importante partner commerciale, va sempre ricordato). Ebbene, ieri i vertici del partito comunista di Pechino sono finalmente tornati a commentare le tristi vicende legate alla crisi nucleare nel Pacifico: lo ha fatto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lu Kang in una conferenza stampa. «Una guerra nucleare nella penisola coreana non è nell’interesse di nessuno, la parte cinese spera ancora che tutte le parti siano in grado di mantenere la moderazione e possano fare più sforzi per ridurre la tensione nella regione, per tornare al percorso negoziale, invece di provocarsi l’un l’altro». Ora non resta che osservare quanto e come l’Onu intenderà intervenire per “freddare” la crisi tra Corea del Nord e Usa: propaganda a parte, non vi è da scherzare con i missili nucleari pronti ad essere lanciati.

COREA DEL NORD, BRACCIO DI FERRO CON GLI USA

La Corea del Nord e i suoi proclami: come sempre in questa terza guerra mondiale a pezzi e frammenti, entrare nelle pieghe delle dichiarazioni e delle provocazioni è sempre molto complesso e bisogna riuscire a distinguere tra propaganda e comunicazione “reale” per capire le vere intenzioni del regime di Pyongyang (ma non solo, vale uguale anche per Cina, Russia e Usa). Questa volta dunque desta attenzione l’affermazione del vice rappresentante permanente della Corea del Nord all’Onu (riportato da Sputnik.News). In sostanza, secondo il diplomatico il governo di Kim Jong-un è pronto a sostenere il programma di distruzione completa delle armi nucleari in tutto il mondo. Ma, ovviamente, c’è il solito “distinguo”: «ci rifiutiamo però ora di perseguire la denuclearizzazione nel nostro Paese fino a quando vedremo la minaccia statunitense». Gli americani e le provocazioni di Trump sono sempre sul piatto delle accuse di Kim, come del resto avviene dalle parti di Washington nel medesimo modo: la diplomazia finora è ferma e non riesce ad evitare lo scontro, o almeno, finora vi è riuscita ma più per timore di conseguenze nucleari dei Paesi coinvolti che non per reali “conquiste” diplomatiche. «La situazione nella penisola coreana ha raggiunto un punto critico e una guerra nucleare può scoppiare in qualsiasi momento», spiega ancora il diplomatico nordcoreano, non certo il “top” delle speranze per il periodo di crisi che ci attende nei prossimi mesi.

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