Loris Bertocco/ Piazzapulita, video: il reportage sulle ultime ore prima del suicidio

- Niccolò Magnani

Loris Bertocco, video reportage a Piazzapulita: le ultime ore di vita prima del suicidio assistito del 59enne disabile paralizzato e cieco. il caso e quella “sconfitta” che fa riflettere

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Loris Bertocco (Facebook)

Questa sera la puntata di Piazzapulita si prospetta alquanto “infuocata” per un tema certamente divisivo e allo stesso tempo che affronta un dramma unico e personale come quello passato da Loris Bertocco. 59 anni, veneto, Loris ha deciso la scorsa settimana di andare in Svizzera per il suicidio assistito, proprio come Dj Fabo ad inizio 2017: è morto nello stesso giorno in cui a Repubblica ha inviato una lunghissima lettera in cui ha spiegato nel dettaglio, oltre a ripercorrere la sua esistenza, il motivo della sua profonda stanchezza e delusione per come è stato trattato dallo Stato. «Quando la vita non ti permette più di viverla in condizioni sufficienti per poterla vivere, è giusto non viverla più», scriveva Loris prima di lasciare l’Italia e dirigersi verso una dolce morte che fa discutere, dopo una paralisi durata anni in seguito ad un incidente a 20 anni e dopo «essere stato abbandonato dalle istituzioni e non avendo più soldi per potermi curare». Questa sera nella puntata di Piazzapulita una grossa fetta verrà occupata dal lungo video con le ultime ore vissute da Loris in Svizzera, un reportage esclusivo per l’inviato di Corrado Formigli, Luca Bertazzoni. Gli ultimi giorni, le ultime ore e il saluto dei suoi cari: dalla ex moglie fino a chi lo accudiva fino all’ultimo, oltre a mamma Renata che affranta dopo una vita di fatica e sofferenza ha spiegato così il suicidio del figli, «un peso terribile, ma è meglio per lui».

PRESIDENTE UILDM: “UNA SCONFITTA PER TUTTI”

Disabile, paralizzato, quasi cieco e senza più una ragione valida per vivere: Loris Bertocco se n’è andato, proprio come Dj Fabo qualche mese fa in piena discussione sulla legge del testamento biologico e sul tema assai delicato del Fine Vita. In studio stasera a Piazzapulita ci saranno alcuni rappresentanti del Parlamento e anche quel Marco Cappato che ha sostenuto e sostiene tutt’oggi le battaglie dei Radicali accanto a Fabo, Loris e tanti altri. Non sarà in studio ma ha rappresentato con la sua lettera, nello sgomento dei giorni successivi alla morte del 59enne veneto, uno dei punti meno banali (e forse anche per questo) meno considerata risposta a quella lunga lettera di denuncia e sofferenza che è stata quella di Loris. Si chiama Marco Rasconi e sulla rivista “Vita” ha voluto condividere la sua esperienza di dolore e sofferenza, molto simile a Loris: è il presidente dell’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare, a 37 anni ed è tetraplegico da una vita (oltre che cieco). «Non sta a noi giudicare ciò che è giusto e ciò che non lo è. La decisione di Loris Bertocco è stata il frutto di una riflessione lunga e sofferta e rientra nella sfera del diritto all’autodeterminazione e della tutela della volontà del malato. Non siamo di fronte solo ad un corpo, malato o sano, oggetto di trattamenti finalizzati al mantenimento della vita. Si tratta, invece, di persone che hanno il diritto di essere accompagnate e sostenute in tutto il percorso di vita e della malattia», scrive Rasconi pensando e parlando direttamente a Loris.

«La morte di Loris – commenta ancora Marco Rasconi – è una sconfitta per tutti noi, non solo per le istituzioni o i malati. È una sconfitta perché, prima di parlare di fine vita, dovremmo parlare di qualità della vita. Noi dobbiamo lavorare proprio perché ciascuno abbia la possibilità di vivere la propria esistenza al meglio, da protagonista delle proprie scelte e delle proprie vicende. Il monito lanciato da Loris ci spinge ad impegnarci sempre più per stare accanto alle persone, per dare risposte concrete a lui e a tutti coloro che si sentono soli ed abbandonati di fronte a scelte di così vitale importanza». Un soffio di vita e una battaglia per nulla scontata e “banale”, esattamente come quella di Loris, nella speranza che la trasmissione di questa sera non sia l’ennesima riproposizione della battaglia tra fazioni senza poter discutere nel merito e nelle pieghe di un dramma urgente e ineludibile come la disabilità e il rapporto con la morte.



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