IL PAPA ‘CORREGGE’ CARD. SARAH/ Sui testi liturgici il Vaticano rispetti i Vescovi di periferia

- Niccolò Magnani

Papa Francesco “corregge” il Cardinal Robert Sarah (Prefetto del Culto Divino): sui testi liturgici il Vaticano abbia a rispettare i Vescovi locali e di periferia. Il nodo liturgico

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Papa Francesco (LaPresse)

Singolare “scontro” pubblico in Vaticano tra il Papa e il Prefetto del Culto Divino, Card. Robert Sarah: tema della vicenda la traduzione dei Testi Liturgici dopo l’ultima “riforma” di Francesco arrivata tramite motu proprio Magnum Principium dello scorso settembre. Attraverso una lettera pubblicata oggi dal Vaticano, il Papa ha ringraziato il Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, per le note trasmesse al Pontefice circa la promulgazione del Motu Proprio Magnum Principium. Ma allo stesso tempo ha ricordato e riaffermato quanto inserito in quel Motu Proprio con osservazioni e precisazioni a seconda di quanto lo stesso Sarah pare aveva inviato il 30 settembre scorso al Pontefice, pubblicato il 12 ottobre da alcuni siti web cattolici. In quella lettera veniva espressa una iniziativa personale del Prefetto e non veniva coinvolto l’intero dicastero e si diceva che le novità inserite nel Motu Proprio «non modificano in alcun modo la responsabilità della Santa Sede né, di conseguenza, le sue competenze in merito alle traduzioni liturgiche».

RECOGNITIO E CONFIRMATIO, IL NODO LITURGICO

Come spiega su Vatican Insider, questo significa che il Cardinal Sarah avrebbe tentato di rendere sullo stesso piano la recognitio e la confirmatio in merito alla Traduzione dei Testi Liturgici nelle varie lingue delle singole diocesi sparse in tutto il mondo. Occorre a questo punto fare un passo indietro per comprendere meglio i termini della questione ed evitare di perdersi in meri tecnicismo del diritto canonico: il Papa sottolinea innanzitutto la «netta differenza» che il nuovo Motu proprio stabilisce tra recognitio (verifica) e confirmatio (conferma). Questi, riprende il Pontefice, «non sono sinonimi né intercambiabili. E questo per abrogare la prassi, adottata dal Dicastero a seguito della Liturgiam authenticam e che il nuovo Motu proprio ha voluto modificare»: in questo senso, l’interpretazione di Sarah dello stesso Motu Proprio viene ricondotta da Bergoglio nei canoni di quanto deciso dallo stesso Pontefice nella sua recente riforma. Nello specifico, Papa Francesco di suo pugno scrive: «Sulla responsabilità delle Conferenze Episcopali di tradurre fideliter (parola per parola), occorre precisare che il giudizio circa la fedeltà al latino e le eventuali correzioni necessarie, era compito del Dicastero, mentre ora la norma concede alle Conferenze Episcopali la facoltà di giudicare la bontà e la coerenza dell’uno e dell’altro termine nelle traduzioni dall’originale, se pure in dialogo con la Santa Sede». In sostanza il senso profondo della riforma di Bergoglio e della “correzione” rispetto all’interpretazione di Sarah intende affermare che da ora in poi non è più supposto un esame parola per parola nella confirmatio del Vaticano, «eccetto nei casi evidenti che possono essere fatti presenti ai Vescovi per una loro ulteriore riflessione come per le Preghiere Eucaristiche e in particolare le formule sacramentali approvate dal Santo Padre».

LA NOTA “COMMENTAIRE”

«La confirmatio non suppone più dunque un esame dettagliato parola per parola, eccetto nei casi evidenti che possono essere fatti presenti ai Vescovi per una loro ulteriore riflessione. Ciò vale in particolare per le formule rilevanti, come per le Preghiere Eucaristiche e in particolare le formule sacramentali approvate dal Santo Padre. La confirmatio tiene inoltre conto dell’integrità del libro, ossia verifica che tutte le parti che compongono l’edizione tipica siano state tradotte»: secondo la missiva scritta da Papa Francesco al Prefettto del Culto è inesatto dare alla confirmatio lo stesso valore della recognitio, dopo la versione modificata da Francesco della Liturgia authenticam. « Certo la confirmatio non è un atto meramente formale, ma necessario alla edizione del libro liturgico tradotto: viene concessa dopo che la versione è stata sottoposta alla Sede Apostolica per la ratifica dell’approvazione dei Vescovi, in spirito di dialogo e di aiuto a riflettere se e quando fosse necessario, rispettandone i diritti e i doveri, considerando la legalità del processo seguito e le sue modalità», scrive ancora Papa Francesco, come riporta la Sala Stampa Vaticana. Il Pontefice spiega che il processo di traduzione dei testi liturgici rilevanti – dal Credo al Pater Noster fino alle formule sacramentali – in una lingua locale non deve portare ad una traduzione fatta dal Dicastero, « poiché ciò lederebbe il diritto dei Vescovi sancito nel canone e già prima dalla Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium al numero 36». In quanto alla stessa nota “Commentaire” trasmessa dal cardinal Sarah a Bergoglio lo scorso 30 settembre, «è stata pubblicata su alcuni siti web, ed erroneamente attribuita alla sua persona. Le chiedo cortesemente – conclude Francesco rivolgendosi al porporato africano – di provvedere alla divulgazione di questa mia risposta sugli stessi siti nonché l’invio della stessa a tutte le Conferenze Episcopali, ai Membri e ai Consultori di codesto Dicastero».

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