IL SUD GIÀ E NON ANCORA/ Pasqualino Bongiovanni, la poesia che va all’anima delle cose

- La Redazione

Tradotta anche in spagnolo e in inglese, è uscita una nuova edizione della raccolta di poesie di Pasqualino Bongiovanni “A sud delle cose”. Ce ne parla CINZIA BELLACHIOMA

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La riedizione di "A sud delle cose" di Pasqualino Bongiovanni

«Le poesie di Pasqualino Bongiovanni, così amare e così cariche di ricordi di una terra amatissima e sofferta, mi fanno capire l’anima nascosta della Calabria, la sua antica civiltà e anche il mal vivere che ogni tanto si manifesta». Così scriveva il celebre scrittore Mario Rigoni Stern (1921-2008) nella nota di presentazione che accompagnava la prima edizione della raccolta poetica “A sud delle cose” (Roma, 2006). In seguito la silloge di Bongiovanni è stata tradotta prima in spagnolo dall’argentino José Carcione e pubblicata a Buenos Aires nel 2012 in edizione bilingue, e poi in inglese dal traduttore Giuseppe Villella e pubblicata in Canada a cura dell’Institute of Italian Studies – Lakehead University (Thunder Bay, Ontario – 2013) sempre in edizione bilingue. Recentemente, la casa editrice Lebeg ha curato la riedizione dell’opera in diversi formati: la raccolta in italiano (e-book e formato cartaceo), la traduzione in inglese dell’opera (“To the South of Things”) a cura di Giuseppe Villella in e-book, e l’audiolibro in italiano di “A sud delle cose” interpretato dalla splendida voce di Aurora Cancian, una delle migliori doppiatrici del cinema italiano. 

La prefazione alla riedizione della raccolta in italiano è a cura di Anna Stella Scerbo la quale scrive: «È un poetare che è di ogni Sud, di ogni esposizione al male e al degrado, di ogni mitologia del danno, della beffa e del dolore. La poesia del Sud, in Pasqualino Bongiovanni, “rifà” l’uomo e non solo l’uomo di questo Sud, bensì l’uomo di ogni Sud del mondo, l’uomo universale di quei «greti arsi» montaliani che anche all’anima appartengono. […] Le parole di Bongiovanni, anche lette in silenzio, hanno ritmo, misura, tempo e cadenze che si raccolgono tutti nell’orecchio interiore che solo può renderle memorabili. Dagli antichi ci perviene questa lezione, là dove si deposita il suono è la sede della memoria». Per questa sua opera prima Pasqualino Bongiovanni ha ricevuto numerosi premi e la stessa raccolta è stata presentata con successo in diverse città italiane, in Argentina, in Canada, in Belgio e in Marocco. Attualmente è in corso a Parigi la traduzione in francese dell’opera a cura di Marie Marazita.

Più volte accostato, per alcune particolari intonazioni, ai grandi della letteratura italiana (Gatto, Sinisgalli, Quasimodo, Pavese), e in particolare a quei “meridionalisti” (Scotellaro, Costabile) che hanno cantato in toni realistici il Meridione d’Italia, Bongiovanni possiede tuttavia, secondo molti, un sentire e un dire che sono intimamente e socialmente suoi e che attraverso il ritmo, la musica, nulla lasciano alla verbosità delle parole. Egli si affida invece a un linguaggio conciso e preciso, e i suoi versi hanno un respiro universale che gli consente di travalicare il contesto culturale dal quale lo stesso poeta ha preso le mosse. Certamente i temi di Bongiovanni sono quelli classici della letteratura meridionalista che rappresentano la condizione di degrado non solo storico ma esistenziale dell’aspra realtà, calabrese che si allarga diventando immagine della condizione umana del Sud del mondo.

Ma, lungi dal vittimismo e da una certa retorica ricorrente, nella sua espressione è viva un’aspirazione, un desiderio e una volontà di riscatto che in alcune liriche è preghiera e in altre è affermazione di un bene che esiste (“Resistere”) solo da riscoprire. La sua è una poesia “nuda”, pura, essenziale, senza orpelli in cui significato e significante sono densamente legati; c’è una corrispondenza tra la realtà fisica e morale e la realtà dell’espressione poetica per descriverla. Bongiovanni è un poeta visivo, legato alla realtà delle cose (“Ode al pino loricato”) e alla realtà sociale (“Morte meridionale”), ma la sua è poesia lirica di ricerca dell’essenza e di verità nella vita personale di uomo. Riferendosi alla traduzione in spagnolo dell’opera, il poeta colombiano Fredy Yezzed ha affermato: «”Al sur de las cosas” di Pasqualino Bongiovanni è un libro pericolosamente silenzioso. Nel suo stile pacato, puro e semplice si nasconde la drammaticità, il grido contenuto e la tragedia di ogni giorno. “Al sur de las cosas” è un libro universale come il pane e l’acqua, poiché parla anche del nostro Sud americano».
E nel 2007 Don Tonio Dell’Olio sulle pagine di “Mosaico di pace” scriveva: «Il giovane poeta di Lamezia Terme fa in modo che le sue poesie profumino delle tipicità del sud, dei suoi colori e delle sue ricchezze, della fierezza e dei drammi di una terra che trasuda storia. La poesia, parente stretta della preghiera, illumina ciò che è nascosto nell’anima delle cose e ne scorge la filigrana per indicarla a coloro che vogliono conoscere veramente. Belle poesie a cui abbandonarsi per conoscere la Calabria chiudendo gli occhi e aprendo l’anima».

Cinzia Bellachioma

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