SUICIDIO IN SVIZZERA/ Video, falsifica i documenti: non era un malato terminale, parla la figlia (Le Iene)

- Silvana Palazzo

Falsifica documenti per suicidarsi in Svizzera: video servizio Le Iene sul caso di Pietro D’Amico. Nel filmato anche le immagini della preghiera prima di morire e lo sfogo della figlia

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Falsifica documenti per suicidarsi in Svizzera

Pietro D’Amico in Svizzera ci è andato per morire per sua totale volontà. “Nessuno mi ha mai istigato, nessuno mi ha mai incitato”, dice l’uomo, prima di affidarsi alla dottoressa Erika Preisig, colei che ad oggi ha aiutato a morire 500 persone. Quello trasmesso ieri a Le Iene è stato un video choc in cui si è fatto luce su un documento falso con il quale l’uomo si è recato a Basilea facendosi passare come un malato terminale. Lui però, non lo era affatto ed a confermare la falsità dei documenti è stato lo stesso medico che li aveva firmati. Ai microfoni de Le Iene, lo psichiatra interpellato ha commentato: “il mio certificato, scritto normalmente parla di disturbo depressivo con caratteristiche di cronicità”. Successivamente ciò che sarebbe stato aggiunto non è scritto con la medesima grafia del medico. L’unica cosa di cui soffriva Pietro, dunque, era una fortissima depressione, come confermato anche dalla figlia Francesca, che non accetta il fatto di aver perso suo padre senza aver potuto far nulla per fargli cambiare idea. L’uomo, dunque, non aveva una Lue avanzata, come si legge nel certificato. La giovane figlia ha anche raccontato come ha saputo della morte del padre: una semplice e fredda telefonata che lei inizialmente avrebbe scambiato per una solita chiamata commerciale: “Con molta naturalezza mi dice, ‘guardi suo padre è venuto varie volte nel mio ambulatorio e oggi è finalmente morto'”. A parlare è proprio la stessa dottoressa che però di fronte alle telecamere del programma si è rifiutata di riparlare del caso. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

LA STORIA DI PIETRO D’AMICO

Si è suicidato in Svizzera presentando un falso certificato medico che attestava una grave patologia della quale non era affetto: questo è il caso di Pietro D’Amico, su cui hanno acceso i riflettori oggi Le Iene Show. La vicenda risale a quattro anni fa ed è stata riportata alla luce dalla figlia Francesca, che all’epoca era all’oscuro di tutto. Ha saputo della decisione del padre quando era troppo tardi: attraverso una telefonata ha appreso di averlo preso. La depressione spinse l’uomo a falsificare la sua cartella clinica, ma per i suoi familiari è responsabile anche Lifecircle, la struttura di Basilea, perché non avrebbe compiuto gli esami necessari per controllare il reale stato di salute del paziente, preferendo invece intascare la somma per regalargli la dolce morte. Finora però non erano state diffuse le ultime immagini di vita di Pietro D’Amico: il programma di Italia 1 ha infatti trasmesso il video nel quale si assiste al momento di preghiera dell’uomo, a cui la dottoressa Erika Preisig aveva applicato una flebo. Un momento toccante, nel quale l’uomo si appresta a salutare per l’ultima volta questo mondo. Momenti nei quali non manca un filo di paura, quella che spinge Pietro D’Amico ha chiedere rassicurazioni sulla procedura. Clicca qui per il video del servizio.

LO SFOGO DELLA FIGLIA CONTRO LA “DOTTORESSA MORTE”

Il video sul suicidio assistito di Pietro D’Amico trasmesso da Le Iene Show può senza dubbio suscitare anche sentimenti di indignazione. Lo ha provato la figlia Francesca quando ha visto una foto nella quale il padre è a terra, con una coperta a coprirne il cadavere, mentre la dottoressa Erika Preisig è seduta a mangiare una torta. Lo scatto ha urtato la sensibilità della figlia, e non solo. «Sarei corsa per provare a convincerlo a non uccidersi. Non mi è stata data questa possibilità. Mi chiamano e mi dicono mio padre è morto, non me lo fanno aiutare: questa è libertà?», lo sfogo raccolto da Nadia Toffa, che si è recata allora a Basilea per incontrare Erika Preisig, la dottoressa che ha assistito il suicidio di Pietro D’Amico. «Ho visto persone morire soffrendo, è successo anche a mio padre. Mio padre ha tentato il suicidio, quindi ho deciso di aiutarlo a morire. La morte può essere accettata, non la sofferenza. Ho aiutato 500 persone a morire. Dubbi? Mai. Le persone quando vengono qui sono sicure, perché hanno già provato tutto», racconta a Le Iene Show. Quando però gli viene chiesto conto del caso specifico, cioè di Pietro D’Amico, la dottoressa non si mostra più disponibile a parlare con l’inviata: «Mi ha dato il numero della figlia, ma non sono mai riuscita a parlarci. Può venire qui a Basilea e parlare con me, ma non voglio che questa storia venga nuovamente fuori», dice allontanandosi.



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