AMARLIS/ Setta che venera la Madonna e il santone che ‘consacra’ le suore: riti strani nella Chiesa di Ascoli

- Niccolò Magnani

Amarlis: la setta che venera la Madonna del Giglio e il santone che “consacra” le suore e vende olio “miracoloso”. Il caso, la storia e i riti strani compiuti con la Chiesa vicino ad Ascoli

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Immagini di repertorio (foto da Facebook)

Amarlis: Associazione Mariana Accoglienza Refugium Lilium Inter Spinas. Se per caso vi siete imbattuti in questo acronimo ora almeno avete da dove viene, visto che il resto è ancora del tutto strano, confuso e con pochissimi elementi certi. Stiamo parlando della setta che venera tra Ascoli e Roma l’icona della Madonna Giglio tra le spine: quattro anni di apparizioni, messaggi e notorietà acquisita. Si presenta come una sorta di Santo dei nostri tempi, capace di realizzare miracoli di ogni tipo grazie all’olio extravergine: è un laico fondatore di questo gruppo infatti il tal “santone” di cui da mesi il giornalista del Corriere della Sera, Fabrizio Peronaci, sta “indagando” per capire se vi siano dei riti strani e delle truffe all’interno della attività alquanto intima e ristretta ai soli aderenti, come voluto dallo stesso santone. I seguaci da anni sono dediti alle parole e opere di questo individuo “misterioso” di nome Christian: «un’anima pia, ama definirsi, la sua attività principale, quella di veggente (seriale) della «Beatissima Vergine», che di norma gli si manifesta vestita di bianco, su un enorme giglio circondato da un rovo di spine, ad averlo portato alla ribalta, dopo la prima apparizione del 22 gennaio 2013», come lo definisce lo stesso Peronaci. Dalle Marche fino a Roma, da Milano fino al sud Italia: il sedicente mistico distribuisce compiti e diffonde l’olio “sacro” vendendolo anche online. Non solo, il cosiddetto santone sarebbe stato beccato anche ad ordinare delle suore, irretite dalle promesse e messaggi di questo fantomatico Christian. Il caso sbarca oggi a Pomeriggio 5 dopo le ultime inquietanti novità legata ad una parrocchia, questa volta riconosciuta e vera, che opera vicino a Poggio di Bretta dove è situata la comunità di Amarlis (clicca qui per un focus su cosa sia e dove opera Amarlis)

COSA SUCCEDE NELLA CHIESA DI ASCOLI?

Con un collegamento diretto alla chiesa di Don Raffaele Villani, Barbara D’Urso cercherà di capire qualcosa di più a riguardo del rapporto tra Amarlis e la comunità Koinonia dello stesso Don Raffaele: seguendo la traccia lanciata da Peronaci sul suo gruppo di Giornalismo investigativo su Facebook. In un messaggio WhatsApp mandato da Don Raffaele al Consiglio Pastorale, il giornalista ha scoperto una sorta di manifestazione-reazione alle telecamere di Canale 5 che sono oggi sul sagrato della Chiesa: «vi chiedo semplicemente una carità nel nome del buon Gesù. Oggi alle 16.30 davanti la Chiesa verrà Canale 5 per smentire pubblicamente tutto ciò che è stato costruito su Poggio di Bretta. Vi chiedo di essere presenti e numerosi per testimoniare la verità non necessariamente parlando ma creando gruppo solidale davanti alle telecamere. Chiedo il vostro aiuto per poter continuare a proseguire nel nostro cammino», firmato il parroco. Ma cosa avrà voluto dire? I rumors che circolano da mesi parlano di possibili attività “parallele” tra Amarlis e la parrocchia di Poggio di Bretta, con alcune messe di guarigione officiate con frequenza nella zona e dove sarebbe coinvolto ancora il santone di cui sopra. «La parte centrale del messaggio, inoltre, elude completamente il nodo di fondo: i parrocchiani sono chiamati a “creare gruppo solidale” davanti alle telecamere, senza che li si metta al corrente del contenuto. Nel merito padre Raffaele non entra. Evita di parlare delle messe e preghiere di guarigione, che configurano una sorta di attività parallela, “integrativa” di quella canonica. Né il religioso precisa quanti malati vengano coinvolti, se sono previste offerte, quale sia stato fino ad ora l’esito in termini di presunte guarigioni. No, macché. La gente venga in piazza a fare “gruppo”, a prescindere, “non necessariamente parlando», spiega Peronaci attaccando la scelta del parroco di scrivere quel messaggio.



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