Chiese deserte in Friuli/ Nasce la Messa “a chiamata”: celebrare per tre anziani non ha più senso

Chiese semideserte in Friuli Venezia Giulia, il calo dei credenti evidenziato dal rapporto statistico della Regione: nasce la messa a chiamata: di cosa si tratta

coro_voci_bianche_bambini_pedofilia_chiesa_twitter_2017
Immagine dal web

Chiese semideserte in Friuli Venezia Giulia, l’allarme deriva dal rapporto statistico elaborato dalla Regione. Un vistoso calo di credenti nella regione del nord-est: solo poco più del 20 per cento (20,2 per cento) si reca in un luogo di culto almeno una volta a settimana, con la media nazionale che si attesta attorno al 27,5 per cento. I sacerdoti sono costretti a celebrare la messa per pochi, per lo più anziani, e viaggiano da un paesino all’altro. Come riporta Repubblica, don Mario Sgorlon, parroco della Chiesa di Sant’Erasmo (Vignole nella Laguna veneziana), ha deciso di istituire da poco tempo la cosiddetta messa a chiamata: “Una volta ci siamo trovati in tre – la sua motivazione –. Celebrare così non ha senso”. Così non è però per i parroci friulani, che devono fare fronte a chiese semideserte e arriva l’allarme di don Loris Della Pietra, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano e rettore del seminario interdiocesano: “In qualche comunità della Carnia a volte si radunano due o tre persone e spesso si tratta di anziani”.

L’ALLARME DI DON DELLA PIETRA

Il direttore dell’Ufficio liturgico diocesano don Loris Della Pietra ha commentato: “Le motivazioni sono molteplici: da un lato quelle di carattere demografico, specie in montagna, dove diventa difficile creare un’assemblea liturgica per mancanza di fedeli, d’altro canto è innegabile che ci troviamo ad affrontare un processo di secolarizzazione che si è sviluppato a partire dagli anni Settanta e che prosegue”. Il cambio dei tempi, la perdita di una dimensione comunitaria secondo quanto riporta Della Pietra: “Qualche decennio fa il calendario delle persone coincideva con quello della Chiesa: tutti conoscevano e osservavano le festività, fenomeni come Halloween non esistevano per noi. Ereditiamo un cattolicesimo meno societario, basato sui valori, ma impoverito da una progressiva perdita della dimensione comunitaria“. Una dimensione comunitaria che, come sottolinea a Repubblica, si è evoluta: “Un tempo la comunità si riconosceva nel proprio campanile, ora il suono delle campane finisce per “disturbare” i residenti e per essere sanzionato, e questo è il segno tangibile della disaffezione a un simbolo identitario”.

DIMINUISCONO ANCHE I MATRIMONI

Chiese semideserte in Friuli Venezia Giulia ma non solo, diminuisce vistosamente anche il numero dei matrimoni celebrati davanti al prete. Come riportano i dati della Regione, il numero delle coppie che hanno deciso di celebrare il proprio amore davanti all’altare è diminuito esponenzialmente negli ultimi anni, scendendo al di sotto del 40 per cento. La differenza rispetto agli anni passati è netta, con il balzo in avanti dei matrimoni con rito civile: 59,5 per cento nel 2013, 59,8 per cento nel 2014 e 62,1 per centro nel 2015. Cala, inoltre, il numero di prime nozze, mentre cresce quello delle secondo: secondo i dati presi in questione, nel 2015 in Friuli Venezia Giulia sono stati celebrati 3.546 matrimoni, di cui solo 2.547 con entrambi gli sposi alle prime nozze. Più di mille coppie non affrontavano per la prima volta le nozze. Chiesa in crisi in Friuli Venezia Giulia, un allarme prima solo veleggiato e ora confermato dalla mannaia dei dati statistici…

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori