KARL BARTH ERA ADULTERO/ Il peccato e l’incoerenza “squalificano” le idee?

- Niccolò Magnani

Karl Barh era adultero: lo sconforto dei protestanti per il peccato “confessato”. L’incoerenza e gli sbagli “squalificano” le idee? Il caso, il perdono cristiano e la figura di Gesù

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Karl Barth (Twitter)

Karl Barth è un noto teologo protestante nato a Basilea a fine Ottocento e morto nell’anno della “rivoluzione” giovanile e culturale, il 1968. Eppure di rivoluzione lui, con i suoi studi e pensieri a riguardo della figura di Gesù Cristo ha cambiato e non poco la dimensione filosofica e sociale della cultura protestante europea e non. La svolta arriva con la “Lettera ai Romani” dove dà inizio alla sua teologica dialettica per la quale, in poche parole, Dio e uomo sono considerate due entità irriducibilmente distinte tra loro. Barth ritiene che l’uomo è stato costretto a porsi domande senza risposte definitive: «solo Dio con un gesto di Grazia divina può fondare la fede nell’uomo facendogli scorgere un barlume di eternità». Bene, direte voi, ma a noi cosa interessa oggi nel 2017 il pensiero di un protestante, pur noto e importante, e teologo? In un lungo articolo apparso lo scorso 20 ottobre 2017 su “Cristianesimo Oggi” il capo redattore Mark Galli pone un accento importante e personale sulla figura di Barth che potrebbe eccome arrivare a toccare le nostre coscienze. In sostanza dopo le ultime biografie uscite sul grande Barth si è scoperto che era un adultero recidivo e costante, con una relazione pluridecennale con la sua assistente e collaboratrice, Charlotte von Kirschbaum, mentre “felicemente” portava avanti il matrimonio con la moglie Nelly. Lo scandalo e una luce tutta diversa viene dunque riportata sulla figura del teologo molto seguito nel mondo protestante e luterano: un peccato voluto e ricercato, addirittura giustificato da Barth all’interno della sua stessa teologia dialettica. In questo senso sono in tanti, a cominciare dallo stesso Galli, a far fatica ora ad accettare gli insegnamenti di chi avrebbe sempre mentito sulla propria vita ed esistenza personale.

IL PECCATO SQUALIFICA LE IDEE?

Il tema sollevato è molto meno banale di quanto possa sembrare e non ci interessa farlo rimanere “solo” all’interno del mondo protestante: quando volte infatti ci è capitato nella nostra vita di scoprire elementi, fatti, pensieri, sbagli, orrori di chi fino ad un attimo prima avevamo ammirato, lodato, seguito e magari anche amato? E la nostra reazione quale sarebbe? «Il diavolo è nei dettagli, e i dettagli sono stati profondamente deludenti», scrive Galli pensando alla sua stima e al suo rapporto con quella teologia considerata “rivoluzionaria” e innovativa nel mondo cristiano. «La questione non è sul fatto che Barth è un peccatore: piuttosto, lui ha giustificato il suo rapporto adultero con l’assistente dicendo che era corretto perché veniva da Dio», rivendica Galli nella prima parte della sua lunga invettiva. «Impiega il suo metodo teologico per giustificare la vicenda. Piuttosto che una logica rigorosa che si muove dal punto A al punto B e poi una conclusione, Barth riteneva che la verità più profonda fosse sempre in una dialettica e sosteneva che lui e Charlotte non avevano altra scelta che vivere in questa tensione dialettica tra l’obbedienza al comando di Dio sulla fedeltà coniugale e su ciò che si sentiva proprio a loro. Mi sarebbe piaciuto vedere il volto di sua moglie, Nelly, quando le spiegò a lei». Ma dunque il peccato e la giustificazione continua di esso squalifica le idee? Sì e No, verrebbe da dire, visto che di certo fondare un pensiero teologico e una teoria modificando i dati della propria realtà per farli rientrare nella stessa teoria è un’operazione molto pericolosa e per nulla aderente alla verità di quella realtà descritta. Dall’altro, spesso, nel proprio peccato e nelle proprie mancanze si è deboli e tentati di farsi prendere dalle proprie emozioni «lasciandole dettare come comprensione diretta della volontà di Dio», scrive ancora Galli. Anche gli uomini più santi, ben più di Barth, hanno commesso errori e profondissime contraddizioni: e dunque, che cosa dobbiamo fare con i loro messaggi e insegnamenti? «Il loro comportamento sminuisce le loro idee? Dovremmo considerare le gloriose statue che noi abbiamo eretto nelle nostre menti e strapparle, non rivedervi mai più?», si chiede anche il giornalista cristiano.

IL “VERO” LASCITO DI BARTH

Lo spunto fornito da un deluso Galli è però molto interessante, e qui torniamo – scusate la lunghezza – al punto di partenza, ovvero al motivo per cui potrebbe interessare anche le nostre vite una disputa su un teologo protestante e i suoi “discepoli” traditi. Sono infatti spesso le stesse debolezze di questi grandi uomini che aumentano la nostra necessità di affondarci sempre più profondamente nelle loro idee: «Sono fermamente convinto che una buona teologia possa essere un aiuto immenso nel condurre una vita coraggiosa. Ma c’è un motivo per cui il Signore ci ha anche pregato e condiviso, la Scrittura e il culto, tra una serie di altri doni: per aiutarci a crescere nella piena statura di Cristo», scrive Galli al termine della sua analisi sull’adulterio del Barth. Il punto infatti non deve essere prendere per vero ogni tipo di teologia, anche più disparata, oppure ogni tipo di pensiero critico e religioso: occorre che la realtà davanti, stimolante e anche contraddittoria, ci porti all’attenzione quanto il proprio pensiero e la propria coscienza possa reagire a riguardo. «Barth è probabilmente più utile non per le risposte che egli dà, ma perché a più di molti teologi ha stimolato a pensare teologicamente e soprattutto biblicamente». Permettere che la rivelazione di Cristo, piuttosto che i nostri capricci e piccoli desideri, formi la nostra vita è una sfida enorme e lo riconosce anche Galli su Cristianesimo Oggi: su questo punto può esserci magari un vero dialogo tra cattolici e protestanti, come del resto tra uomini e donne che vivono ogni giorno la fede come qualcosa di vivo e dunque di critico e non “scontato” o “fisso”. Certo, resta un punto che proprio nella cultura protestante è sempre stato un elemento molto complesso e di difficile lettura: davanti al dubbio, alla contraddizione e all’errore costante nel peccato, Cristo ha dato una e una sola regola all’umanità, attraverso la Chiesa. Solo uno sguardo di misericordia e perdono infatti può realmente liberarci dalla misura di noi stessi e delle nostre “teologie”, dei nostri peccati e delle nostre mancanze: per questo è vero che necessita per forza la Grazia divina, ma serve anche la nostra libertà umana di accettare uno sguardo diverso su di sé e una possibilità “altra” al proprio progetto personale.

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