WALTER SITI/ “La mia idea sulla morte di Pasolini, la passione per la tv nata con il Grande Fratello”

- Emanuela Longo

Walter Siti, intervista allo scrittore e critico italiano: la sua idea sulla morte del poeta Pierpaolo Pasolini e la sua vicinanza alla tv nata grazie al Grande Fratello.

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Walter Siti (Wikipedia)

Walter Siti, critico letterario e scrittore italiano 70enne, è stato il protagonista di una lunga ed interessante intervista realizzata da Antonello Piroso per il quotidiano La Verità. Una carriera letteraria lunga e variegata, la sua, ricca di riconoscimenti – il Premio Strega nel 2013 per il romanzo Resistere non serve a niente – ma anche polemiche, come quella avviata per il suo ultimo romanzo Bruciare tutto, incentrato sul delicatissimo tema della pedofilia. Classe 1947, Siti è figlio di papà pastaio e madre operaia in fabbrica. Una famiglia “di bassa estrazione”, come la definisce lo stesso scrittore, il quale da giovane non ha potuto per questo usufruire della lettura che poi lo avrebbe interessato crescendo: “A casa non avevamo libri, ed è la cosa che crescendo ho patito di più”, racconta. Grazie ad un cugino scoprì La metamorfosi di Kafka e l’Iliade, mentre con una sorella più piccola di lui le sue letture spaziarono in compagnia di Piccole donne crescono e Pattini d’argento, affiancandosi a Dostoevskij e Honoré de Balzac. “Insomma, un percorso eclettico e disturbato”, ironizza.

LA SCOPERTA DELL’OMOSESSUALITÀ E PASOLINI

Gli anni del liceo furono per Walter Siti all’insegna della doppia vita: all’epoca fece la scoperta della sua omosessualità. A scuola andava bene, quindi credeva di poter vivere indisturbato la sua “parte nascosta”: e così se a scuola appariva diligente e preparato, nel tardo pomeriggio in sella alla sua bici andava nei campi in cerca di incontri. Dopo il liceo arrivò la Scuola Normale di Pisa, quindi la tesi su Pasolini. Quel Pasolini che non rispose a nessuna delle sue numerose lettere da studente desideroso di chiarimenti e che mandò a quel paese, sempre tramite missiva, dopo il 110 e lode. Fu allora che ricevette una lettera del poeta e scrittore che lo esortava ad inviargli la tesi. “Cosa che feci, per scoprire poi una persona di assoluta generosità”, racconta Siti, che su invito di Pasolini si incontrarono per dare una risistemata alla tesi prima della sua pubblicazione sulla rivista Paragone nel ’72. Tra i due non ci fu nessun contatto fisico ma uno scambio di confidenze intenso che si concluse con una lettera di 5 pagine scritta da Pasolini in cui gli rivelava “come l’essere poeta lo avesse aiutato a confrontarsi con la sua identità”. Parlando di Pierpaolo Pasolini, Walter Siti non può non essersi fatto un’idea sulla sua morte: “Ero in una sauna gay di Parigi. Sentivo parlare di “Pasolinì, Pasolinì” da uno schermo tv, mi avvicinai e seppi tutto”, racconta. Inizialmente pensò ad alcuni “macrò” di piazza dei 500 intenzionati a dargli una lezione. “Irridevo la teoria del complotto”, dice, poi però scoprì la verità dei fatti. “E chi c’era con lui? Pino Pelosi, l’assassino “solitario” di Pasolini”, aggiunge.

LA TV NELLA SUA VITA

Nella vita di Siti c’è anche la Tv, per la quale la passione nasce esattamente con il reality Grande Fratello: “Avevo un ex fidanzato che conosceva una persona che vi lavorava, sicché chiesi se potevo accedere alla regia del programma perché volevo vedere Pietro Taricone sotto la doccia…”, rivela. Nel 2003, sempre tramite lo stesso ex, entrò nella redazione del programma di RaiDue di Alda D’Eusanio, Al posto tuo, come scrittore di storie. Un bilancio non del tutto positivo: “Esemplare per l’intensità con cui si lavorava, tensione e adrenalina. Ma negativo perché in quel tipo di programmi, con vicende inventate o adattate, eravamo più o meno tutti consapevoli di produrre merda. Per fortuna, in tv non c’è solo quel genere, sono attratto dalle inchieste e dalla docufiction…”, dice. E mischiando la tv con la politica, a sua detta viene fuori il talk show, in merito al quale lo scrittore non sembra avere una opinione clemente: “Qualsiasi politico, seduto per tutte quelle ore in uno studio, alla fine non può che apparire un minus habens”.

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