L’IMPREVISTO/ Che succede nel cuore dei ragazzi, perché dicono “non devo render conto a nessuno”?

- Silvio Cattarina

Martina, della comunità di recupero L’Imprevisto: “vale la pena seguire, ascoltare gli operatori, perché ho visto, ho capito, che facciamo la stessa strada”. SILVIO CATTARINA

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(LaPresse)

Durante un incontro di testimonianza e riflessione con un importante professore dell’Università di Milano, ancorché molto amico dell’intera esperienza de l’Imprevisto, alcuni giorni fa Martina ha concluso il suo intervento con questa affermazione: “…vale la pena seguire, ascoltare gli operatori, perché ho visto, ho capito, che facciamo la stessa strada… quello che dicono a noi vale anche per loro, quello che chiedono a noi lo chiedono anche ai loro figli, nello stesso modo, con le stesse parole…”.

Pensando alla generale situazione del mondo giovanile sempre più spesso mi scopro a domandarmi cosa mai succede, cosa sta succedendo nel cuore dei ragazzi (in quello di tutti, dunque). Perché dicono: “faccio quello che mi pare, non devo render conto di niente a nessuno”? 

Che amarezza vederli senza nessun interesse al dialogo con altri, con gli adulti… senza interesse ad alcun ascolto. Più rapiti da motivi di morte che affascinati da fatti di vita. Non hanno rispetto per l’altro, per le posizioni, per le idee dell’altro, per l’esperienza dell’altro, per il cuore, la creatività dell’altra persona!

Per far fronte a questa situazione ormai non basta più uno sforzo generico, un impegno purchessia: occorre chiamare ad un compito straordinario, speciale; occorre la conquista di un tesoro prezioso, irrinunciabile;   bisogna imbattersi in un’avventura capace di affrontare le domande più forti, più audaci del cuore di ognuno; il desiderio è quello di scoprire tanto del profondo mare della nostra intimità, le gioie più ampie, più vaste, più durevoli.

Ricominciare sempre e ancora da ciò che fa di ogni giornata una novità e uno spettacolo ammirabile. Cioè ritrovare il senso della Comunità (cum-munus, con il dono, davanti ad un dono). Perché l’uomo ritrovi sé stesso, reincontri la sua umanità. 

E’ il dramma della libertà che ha da dipanarsi dentro il sangue e la carne delle nostre relazioni… l’inquietudine del nostro cercare la forza e il coraggio per stare in piedi con dignità e onore, per essere responsabili. Desidero che questa sia la cifra dei rapporti che instauriamo con i nostri ragazzi de l’Imprevisto. 

Ecco allora il brillio degli occhi, la luce che gioca negli occhi, ecco la perla preziosa che tutti cerchiamo, quella che può ridestarci continuamente dal nostro torpore e ridarci slancio e nuovo vigore. 

Nelle nostre comunità desidero, ci impegniamo sempre più affinché sia così, affinché siamo fatti degni e capaci, di diventare, di ritornare persona. Di scoprire la per-sona (per, attraverso, tramite, sòna, che risuona, che grida). Tutto per la persona, l’attenzione alla persona, alla verità del suo cuore. La persona per capire tutta la vita, tutto il mondo. 

C’è un solo modo per capire la persona, un solo metodo: amare.





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