ROSARIO AI CONFINI DI IRLANDA/ Cattolici al bivio tra misericordia e guerra ai falsi diritti

- Silvia Ballabio

Contro il referendum pro aborto del 2018, i cattolici irlandesi hanno organizzato una gigantesca catena del rosario a mo’ di difesa del paese. Sono chiamati a un bivio. SILVIA BALLABIO

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Aborto (Foto: LaPresse)

Papa Francesco sarà in Irlanda per il World Meeting of Families ad agosto 2018, troppo tardi per un effetto-Papa-Francesco sul referendum, previsto per maggio-giugno 2018, il cui scopo è abolire l’ottavo emendamento, baluardo dei diritti dei non nati, the unborn. Un baluardo ritenuto inaccettabile dalle Nazioni Unite, che ne chiedono l’abolizione dal 2014 e che nel 2016 hanno aumentato la pressione sull’Irlanda, in quanto proteggere i diritti degli unborn “sottomette le donne a trattamento discriminatorio, crudele e degradante”. Anche il primo ministro irlandese Varadkar si schiera contro l’ottavo emendamento, e la Open Society Foundation del miliardario George Soros, secondo DCLeaks, si starebbe adoperando per trasformare l’Irlanda in un paese pro-aborto.

A difesa dell’ottavo emendamento si sono schierati quest’estate in Irlanda in 70mila nell’annuale “Rally for Life” e secondo David Quinn, che ha fondato lo Iona Institute for Religion and Society nel 2007 per promuovere i valori cristiani, è stato un segnale importante della battaglia pro-ottavo emendamento il cui prossimo appuntamento sarà il “Rosary on the Coast for Life and Faith” il 26 novembre. L’intenzione del rosario è pregare la Vergine Maria perché interceda e mantenga l’Irlanda pro-life; inoltre, affermano gli organizzatori, “The rosary event is also meant to underscore the importance of faith among Ireland’s citizens, particularly the young”. Quindi, innanzitutto, difesa di un valore, la vita, e anche “sottolineare l’importanza della fede fra i cittadini Irlandesi, in particolari i giovani”.

Le adesioni saranno certamente numerose, ma lo saranno in termini tuttavia relativi, così come è stata relativa l’adesione dei 70mila irlandesi al Rally for Life, a fronte di una popolazione di quasi 5 milioni di abitanti. Anche il Family Day in Italia contro il decreto Cirinnà o ancor prima, nel 2007, contro i Dico ebbe un milione di partecipanti secondo gli organizzatori, che descrissero l’evento come un “fatto di popolo” al di là delle barriere ideologiche; un gesto per chiunque fosse per la famiglia naturale, non i cattolici in sé, così fu definito dai suoi organizzatori e così fu vissuto certamente dai partecipanti.

La natura dell’evento previsto per il 26 novembre in Irlanda è diversa: una — si auspica — gigantesca catena umana di preghiera, con 53 punti di raccolta, uno per ogni Holy Mary del rosario, distribuiti su tutta la costa del paese, come un immenso baluardo cattolico a difesa del paese dall’invasore; un muro di devozione contro l’onda della dissoluzione. Sull’aborto il popolo cattolico irlandese, a mio parere, perderà, come ha perso quello italiano nel 1975, perché l’aborto è ormai percepito come un diritto, e nulla suona più sbagliato, alle orecchie di noi moderni, che l’espressione “diritto negato”.

Ma l’inciampo sta altrove. Sarà il gesto di un popolo cristiano e quindi di una Chiesa in uscita, una testimonianza al mondo, un gesto di misericordia alla Francesco, o quello di un popolo cristiano, e quindi di una Chiesa, in difesa, e che si desta dal torpore in un mondo ormai scristianizzato quando l’attacco si fa feroce e inarrestabile, visto il consenso ormai universale sul fatto che l’aborto sia un “diritto”, e la vita dell’unborn solo una scelta dei suoi (mancati) genitori?

Forse Papa Francesco potrebbe veramente aiutare il popolo cattolico d’Irlanda anticipando il suo viaggio, ma non per dare vitalità al gesto politico, ma per incontrare, come sempre fa, chi nell’errore vive, gli abortisti in quanto abortisti e i difensori della vita come suo gregge, ormai piccolo e bisognoso di guida.

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