RAGAZZA MIRACOLATA/ Medici ne dichiarano la morte cerebrale: e lei dopo 3 giorni “rinasce”!

- Dario D'Angelo

Ragazza miracolo: così mamma Jane Owen chiama la figlia Emily da quando è nata. Dopo essere stata investita, i medici l’avevano data per spacciata e invece…

Malcolm Chandler
Immagine di repertorio (Pixabay)

Si chiama Emily, ma per mamma Jane Owen è sempre stata la “ragazza miracolo”. E come darle torto? I medici, dopo un incidente stradale e il successivo coma, l’avevano data per spacciata: oggi è lì, nelle foto pubblicate dal Mirror sul divano di casa, sorridente mentre abbraccia quella mamma che ha sempre creduto nella sua ripresa. La storia di Emily inizia nel 2014, a soli 13 anni, quando viene investita da una macchina mentre si trova in vacanza con la sua famiglia. Arrivata in ospedale in elicottero, come conferma mamma Jane, “era irriconoscibile. La sua testa era gonfia in maniera grottesca, così come il suo braccio e la sua mano”. Non passa troppo tempo prima che un consulente le dica che gli ultimi esami effettuati sulla ragazza ne abbiano accertato la morte cerebrale. La mamma e il papà di Emily vengono invitati a prendere una decisione drastica, quella di staccare il respiratore e porre fine alla vita della loro giovane figlia. Il mondo gli crolla addosso in un istante, ma c’è qualcosa che continua a girare nella testa di mamma Jane: è quasi un chiodo fisso, e se si fossero sbagliati?

LA RIPRESA MIRACOLOSA

Il punto di svolta arriva tre giorni dopo: è l’esame finale, quello che dovrà soltanto confermare la morte cerebrale di Emily. Ma non l’avete dimenticato, vero? Lei è la ragazza miracolo, una definizione attribuitale appena nata dalla madre. Lei che credeva di essere troppo grande per avere una figlia in maniera naturale, si era sorpresa della facilità con cui aveva messo al mondo quella bambina. Così, ecco arrivare il secondo regalo dal cielo: le lesioni cerebrali non appaiono più così gravi come fino a 72 ore prima. C’è un motivo per sperare. E a quel motivo i genitori di Emily si appigliano con tutte le loro forze. La sensazione è che non abbiano sbagliato: da quel giorno è un continuo progresso. C’è il richiamo ad un gioco d’infanzia che ha a che fare con i baci materni, la scritta “Dad” quando le portano carta e penna, la parola “white” appena sussurrata quando le chiedono di che colore volesse l’iPhone. Emily, sei mesi dopo, è tornata casa: certo, fatica ancora a muovere la mano destra, è molto lenta a scrivere, ma il suo cervello è come nuovo. Si è iscritta all’università e adesso si approccia alla vita come fosse rinata: nulla di strano, per la ragazza miracolo. 



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