“Uccidi tua sorella, ama un carabiniere”/ Bagheria, boss ordina omicidio della figlia: è una “sbirra”

- Silvana Palazzo

Bagheria, boss ordina omicidio della figlia per vendetta: “Uccidi tua sorella, è amante di un carabiniere”. Le ultime notizie sull’arresto di Pino Scaduti, “picciotto” di Bernardo Provenzano

carabinieri_lapresse_2017
Carabinieri (LaPresse)

Un boss ordina l’omicidio della figlia perché si è innamorata di un carabiniere. No, non è la sintesi della sceneggiatura di una nuova fiction in arrivo sulle tv italiane, ma una drammatica vicenda che vede protagonista Pino Scaduto, che da “picciotto” impegnato nella protezione dell’allora latitante Bernardo Provenzano è diventato colui a cui i clan destrutturati hanno dato l’incarico di ricostituire la cupola mafiosa. Sua figlia rischiava di mandare in fumo tutti i suoi progetti: convivente con un giovane, aveva maturato una relazione con un maresciallo dei carabinieri di Bagheria. Scoperta questa relazione, i boss lo hanno riferito al padrino, che ha maturato l’idea della vendetta contro la figlia. Sospettava di essere arrestato dai carabinieri proprio per colpa della figlia, in una fase nella quale stava gestendo un affare importantissimo per le sorti di Cosa nostra, la ricostituzione della Cupola. Quella relazione della figlia, un affronto per il codice mafioso, doveva essere punito con il massimo della pena, la sua uccisione. «Tua sorella si è fatta sbirra», diceva al figlio, incaricato del duplice omicidio, quello della sorella e dell’amante.

“BISOGNA AMMAZZARE LEI E L’AMANTE”

Pino Scaduto aveva terminato di scontare il suo debito con la giustizia, ma questa notte è tornato in carcere dopo sei mesi di libertà. Sono state arrestate infatti 16 persone, nuovo gruppo dirigente del clan mafioso che imponeva estorsioni a commercianti e imprenditori. Puntava la sua vendetta su un sicario fidato, suo figlio, che però lo ha lasciato solo. «Io non lo faccio, il padre sei tu e lo fai tu… io non faccio niente… mi devo consumare io? Consumati tu, io ho trent’anni, non mi consumo», diceva il figlio al padre, che però insisteva. Era deciso infatti: «Bisogna ammazzare lei e l’amante perché tutto da lei è partito…». Indispettito dalla loquacità del padrino, un gregario del clan, Gioacchino Di Bella, ignaro di essere intercettato raccontava: «Sono loro nella famiglia, si ammazzano come i cani, a quel “picciutteddu” (Paolo, il ragazzo – ndr) lo stanno facendo diventare… che se avete qualcosa da dire sbrigatevela fra voi nella famiglia… che minchia ci dite ai cristiani?… Sua figlia o ha sbagliato o l’ha indovinata.. non è sempre sua figlia?… che minchia vuole…». La tragedia è stata sventata con l’operazione antimafia che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere di 16 persone accusata a vario titolo di associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori