TERREMOTO/ Così la burocrazia e il “partito degli onesti” lasciano la gente al freddo

- Fabio Capolla

Per quanto fosse criticabile, Bertolaso aveva risolto il problema dei terremotati dell’Abruzzo in breve tempo. Nelle Marche invece è ancora tutto o quasi da fare. FABIO CAPOLLA

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6 aprile 2009: si scava tra le macerie (LaPresse)

Torna il freddo sugli Appennini, tra le popolazioni colpite dal terremoto di oltre un anno fa. Solo il 25 per cento delle Sae (soluzioni abitative in emergenza) consegnate, le macerie in molti casi non sono state toccate. Solo nelle Marche ci sono 33mila persone ancora senza abitazione. 

Il commissario alla ricostruzione Paola De Micheli scarica le competenze proprie su questi problemi. In una puntata di Radio Anch’Io su Rai Radio1 non ha accettato il paragone con il terremoto dell’Aquila del 2009, sottolineando che nessuno in Abruzzo era rientrato nelle abitazioni dopo un anno, ma neanche dopo quattro. Ma il commissario De Micheli non ha ricordato che il capo della Protezione civile di allora, Guido Bertolaso, che aveva poteri più decisori, insieme all’inventiva di Berlusconi, era riuscito a costruire vere e proprie new town che, per quanto criticate, avevano dato un tetto a tutti gli sfollati in pochi mesi. L’attuale capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, entrato anche lui in corsa a sostituire chi non è stato capace di iniziare e finire un compito, ha ribadito che le casette arriveranno tutte entro dicembre, ma in pochi ci credono.

E quelle che sono state consegnate appena due mesi fa cominciano a presentare carenze nella realizzazione. E’ infatti bastato il forte vento abbattutosi sulle zone del cratere sismico per rovinare i “colmi” dei tetti delle casette, costringendo i residenti a chiedere l’intervento dei vigili del fuoco. Sono state rimesse le lamiere di giunzione tra le due falde del tetto, che proteggono le abitazioni da infiltrazioni di acqua e da altri fenomeni meteorologici. 

“Se non l’avessimo visto con i nostri occhi non ci avremmo creduto – ha raccontato una degli abitanti, componente di una delle nove famiglie delle altrettante casette di Fonte del Campo – è bastata una folata di vento per far saltare i colmi dei tetti. Abbiamo avvertito subito l’ufficio tecnico del Comune di Accumoli. Con il tetto in queste condizioni nella malaugurata ipotesi dell’arrivo della pioggia ci ritroviamo l’acqua dentro casa”.

De Micheli, che in questi giorni ha visitato i paesi di Abruzzo e Marche, ha assicurato interventi mirati alla sicurezza, non solo per quanto riguarda il rischio sismico ma anche per quello idrogeologico.

I problemi, di fatto, sono quelli vissuti e sperimentati con il terremoto del 2009. Casette di legno abusive c’erano anche all’Aquila, ma l’azione punitiva e di smantellamento era avvenuta dopo l’emergenza, oggi invece si vuole usare la linea dura da subito, anche contro chi, a 96 anni, non vuole abbandonare la propria terra.

Il problema di fondo rimane quello delle competenze. Criticabile o no, Bertolaso dirigeva, decideva, indirizzava. E nonostante ci fosse una sola testa pensante, il controllo contro le infiltrazioni mafiose funzionava. I tentativi illeciti sono stati smascherati. Adesso abbiamo un capo della Protezione civile affiancato da un commissario per la ricostruzione a cui si aggiungono i presidenti delle Regioni Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria che hanno competenze ben specifiche. La ricostruzione così diventa difficile, quasi impossibile. 138 comuni colpiti dal terremoto hanno bisogno di procedure accelerate ma questo sembra non funzionare. Molti sindaci hanno parlato di burocrazia e di ipocrisia nel lavoro. I sindaci denunciano la presenza di lavoratori in nero nei cantieri, danno ben più grave di una casetta in legno, di cantieri che il sabato e la domenica sono chiusi. Ancora i sindaci denunciano l’abbassamento del limite di spesa per l’emergenza in capo a loro rispetto all’ordinaria amministrazione. E questa è burocrazia. “L’emergenza vera è adesso – sottolineano tanti amministratori locali con in testa Giuliano Pazzaglini, sindaco di Visso, nel maceratese –, più che portare un tè caldo il giorno dopo. Cosa buona, ma è più importante dare un tetto anche provvisorio a questa gente nei loro paesi. Questa è l’emergenza vera, tesa a non far morire e desertificare interi paesi, a risollevare l’economia di tanti territori”. Se i Comuni si fossero costruite le aree di emergenza ci sarebbe stato più lavoro per aziende terremotate e più velocità nella realizzazione.

Torna il freddo ma molti giovani non lo sentiranno perché non vivono più nei loro paesi, e forse in quelle terre non ci torneranno più. Ma in questa maniera sta morendo un pezzo di Italia. Nell’indifferenza di tutti, sotto il peso della burocrazia. L’Europa ha messo a disposizione un miliardo e 200 milioni di euro. Una torta che rischia di avere troppe fette, che rischia di essere ridotta in briciole se le responsabilità non vengono concentrate. L’economia è ferma, le macerie accumulano polvere, le casette non ci sono, le popolazioni sono lontane. Forse c’è qualcosa che non funziona. Forse, ma dubitare a questo punto è più che legittimo.

Ieri sera alle 22,06 l’ultima scossa, magnitudo 2.0. Poca roba ma abbastanza per non dimenticare che lo sciame sismico continua, senza sosta. Lasciando l’ansia e il timore in migliaia di persone.

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