Il ‘commissario’ di famiglia/ Genitori separati, la tutela per “la serenità dei figli” (a spese dei coniugi)

- Niccolò Magnani

Un “commissario-consulente” di famiglia per tutelare i figli in casi di separazione dei genitori non semplice: “una tutela per la serenità dei minori”, ma a spese degli ex coniugi

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Immagine di repertorio (Pixabay)

Intendiamoci, quanto avete letto nel titolo non è una boutade del Sussidiario: un commissario, un vigilante che possa tutelare i figli nei casi di separazione tra i genitori, è realtà vera e quotidiana in Italia. I tribunali di Milano e Mantova nel 2017 hanno fatto da apristrada con l’ultima novità in materia di diritto di famiglia che fa ovviamente già discutere. Un commissario alla pace famigliare che deve però essere pagati dagli ex coniugi rappresenta una novità in Italia con un intento sicuramente interessante: la tutela dei figli minori, in alcuni casi utilizzati come vere e proprie pedine nei litigi profondi e ricatti dei genitori non più sposati. Allora, capiamoci bene: il dramma di una separazione famigliare, di un divorzio, di un dissidio perenne in quella che dovrebbe essere casa propria, è qualcosa di non risolvibile con discorsi generali e con la mera giurisprudenza. Però, un commissario che provi a rendere più facile il difficile contesto famigliare rappresenta un elemento talmente “innovativo” che di certo può generare repliche, considerazioni e opposte posizioni.

Si chiama coordinatore genitoriale ed è stato scelto e ordinato dai giudici di Milano e Mantova in due distinti casi di particolare litigiosità e scontro tra gli ex coniugi: è recente il caso mantovano con una madre accusata dal padre di essere instabile e aggressiva, un padre accusato dalla madre di essere fedifrago e di aver rotto la famiglia. In mezzo ci sono loro, due figli minori che in questi tre anni di affidamento alla madre continuano a subire le angherie e i possibili ricatti dei genitori: «La rabbia tracimante impedisce il rispetto delle convenzioni minime. A cominciare dal calendario delle visite paterne. Alla fine, la sentenza che mette d’ accordo. Viene nominato il coordinatore genitoriale, che dovrà vigilare su quel che resta della famiglia», spiega Nino Sunseri nella sua analisi di oggi su Libero Quotidiano.

GUERRA TRA GENITORI, UN PROBLEMA “SOLO” LEGALE?

Il commissario famigliare dovrà attutire i disagi, porre le corrette mediazioni e tutelare i figli in un momento di profonda fatica per una contesto famigliare che non riesce ad ingranare: di norma sono psicologi, assistenti sociali e simili, figure che devono «vigilare in particolare sulla osservanza del calendario delle visite previsto per il padre assumendo al riguardo le opportune decisioni in caso di disaccordo», spiega la sentenza di Mantova. Il problema è che il tutto è alle spese dei genitori: ma allora, facciamo un rapido conto “generale”. Avvocati, processi, baby sitter eventuali, permessi dal lavoro per le pratiche, e ora anche il commissario. Ma quanto può costare volersi separare? Intendiamoci ancora, la fine di un matrimonio non può essere solo un calcolo economico, e non lo è infatti, ma la problematica dei figli da crescere, educare e permettergli una vita dignitosa porta con sé anche un problema economico. Ha senso gravare – visto che la sentenza di fatto veicola quei genitori a “scegliere” la strada del commissario famigliare – ancora sulla famiglia, per di più in mancanza di accordi (dato che si è arrivati fino a questo punto di frattura tra gli ex coniugi) tra i genitori? Ma poi, lasciando un “secondo” da parte la questione economica, siamo così sicuri che una figura esterna, sconosciuta – per quanto professionista e ci auguriamo anche di attenta sensibilità – possa esser visto dal figlio o dai figli come un “facilitatore”, un consulente che «dovrà tenere a bada la famiglia e controllare che tutto si svolga come disposto nella sentenza di separazione. Con il primo obiettivo, naturalmente, di tutelare i bambini e la loro serenità»? (come spiega la sentenza citata dalla Gazzetta di Mantova).

Il dubbio rimane, la necessità di una figura che possa accompagnare i ragazzi, una persona di fiducia in un momento in cui i genitori vivono una comprensibile frattura personale, è certamente importante. Ma gli amici, la stessa scuola, i nonni (figure spesso decisive per la cura e l’affetto da comunicare ai nipoti in situazioni di famiglia “fratturata”) non possono rappresentare quel fattore di maggiore “serenità”, soprattutto non a pagamento? La vicenda è complessa e l’augurio è che dalla giurisprudenza all’educazione, passando per i problemi economici, si possa arrivare ad un punto essenziale su genitori separati, i veri protagonisti: «l’adulto dovrebbe in primo luogo stare attento a non perdere la testa, a non pensare solamente a se stesso, tenere insomma presente che l’anima del bambino soffre molto, prova un senso di disperazione. Sono ferite che lasciano il segno per tutta la vita». È Papa Francesco che parla, non proprio un “consulente” qualsiasi (e anche lui non a pagamento, tra l’altro).

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