RENE POLICISTICO/ Le paure dei malati e i progressi della medicina

- Bruno Zampetti

In vista del 58° congresso nazionale della Società italiana di nefrologia, che si è svolto a Rimini, GfK aveva realizzato un’indagine tra i malati di rene policistico

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Immagine di repertorio (Pixabay)

LE PREOCCUPAZIONI DEI MALATI

A Rimini si è tenuto il 58° congresso nazionale della Società italiana di nefrologia, all’interno del quale è stato dato ampio spazio al rene policistico. In vista dell’appuntamento, GfK aveva realizzato un’indagine tra 247 malati italiani dalla quale emerge preoccupazione (66%), paura (42%) e ansia (30%) rispetto alla malattia, con più 8 pazienti su 10 che temono di “trasmetterla” ai figli, con tutte le conseguenze che ne derivano sul desiderio di paternità o maternità. Il 6% degli intervistati è in dialisi, mentre il 9% si è sottoposto a trapianto di rene dopo quasi due anni di attesa. Il 30% ha raccontato che il rene policistico ha influito negativamente sulla propria professione, in particolare con un mancato avanzamento di carriera (nel 40% dei casi) o nella scelta di lavorare part-time (30%).

I PROGRESSI DELLA MEDICINA

“In passato, i trattamenti per il rene policistico si sono concentrati sul controllo dei sintomi, come ad esempio l’elevata pressione arteriosa o le infezioni renali, e non intervenivano sul naturale decorso della malattia. Ora con i nuovi farmaci come tolvaptan  siamo di fronte a un cambio nell’approccio alla cura, perché è possibile agire rallentando il processo di crescita delle cisti. Tolvaptan, bloccando i recettori della vasopressina e inducendo così un’elevata diuresi, interferisce direttamente con i meccanismi che regolano la crescita delle cisti, allontanando nel tempo la necessità di doversi sottoporre a dialisi o a trapianto di rene”, sono le parole riportate da Adnkronos di Francesco Scolari, professore di Nefrologia, Ospedale di Montichiari, Università di Brescia.



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