CRISTIANI COPTI DECAPITATI DALL’ISIS/ Sirte, rinvenuti 21 corpi in una fossa comune

Cristiani copti uccisi dall’Isis: rinvenuti in una fossa comune i 21 corpi decapitati, tutte vittime del massacro avvenuto due anni e mezzo fa a Sirte, ad opera dei miliziani.

09.10.2017 - Emanuela Longo
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Isis, cristiani copti uccisi

Era il 15 febbraio 2015 quando l’immagine di 21 uomini in tuta arancione, in ginocchio con alle spalle un miliziano dal volto coperto e con coltello in mano, fu diffusa dai media di tutto il mondo. Quella foto divenne il simbolo dell’ennesima minaccia jihadista. Alcune settimane prima della sua diffusione, nella zona costiera vicina all’Hotel Mahary, a ovest di Sirte fu compiuto il massacro dei 21 uomini, tutti cristiani copti egiziani, ad eccezione di uno di origine africana, decapitati dall’Isis. Solo a distanza di due anni e mezzo, come annunciato dal quotidiano La Stampa, i loro corpi sono stati rinvenuti in una fossa comune poco distante dalla città di Sirte. Le nuove immagini dei corpi decapitati, ancora con la tuta arancione addosso ma questa volta cosparsa di sangue, sono state trasmesse nei giorni scorsi dal Dipartimento criminale di Misurata. Un ritrovamento inquietante ma anche atteso, soprattutto dopo il recente arresto di un nuovo gruppo di miliziani dell’Isis in seguito al quale il procuratore generale libico Al Sadiq al Saour aveva annunciato la presenza, tra gli arrestati, dell’autore di quel video emblematico con protagonisti proprio i cristiani copti poi sgozzati. Nel corso degli interrogatori, proprio il responsabile aveva indicato i dettagli della strage ed il luogo in cui i corpi erano stati sepolti.

SIMBOLO DEI MARTIRI DELLA CHIESA COPTA

Le 21 vittime del massacro erano tutti operai edili che lavoravano in un cantiere a Sirte. Venti di loro erano cristiani egiziani, mentre Matthew Ayariga era un cittadino ghanese, secondo alcune indiscrezioni poi convertito seguendo la fede dei suoi colleghi. L’evento aveva rappresentato un simbolo per i cristiani del Medio Oriente, non a caso i nomi dei 21 operai sgozzati erano finiti nel libro dei martiri della Chiesa copta, celebrati proprio nella data in cui il video della loro decapitazione fu diffuso, ovvero il 15 febbraio. Tredici di loro provenivano dal villaggio di al-Our, nel distretto di Minya, nell’Alto Egitto, dove ora il presidente egiziano al Sisi ha deciso di costruire una chiesa intitolata alla loro memoria. Il rinvenimento della fossa comune nella quale i cadaveri erano stati allineati, secondo Avvenire sarebbe avvenuto lo scorso 7 ottobre. Il ministero in una nota ha spiegato: “Le teste sono separate dai corpi vestiti con tute arancione, mani legate dietro la schiena con filo di plastica”. I resti delle vittime sono stati quindi trasferiti a Misurata in vista degli esami autoptici. Alla base del massacro, la volontà dei 21 cristiani di non convertirsi allo Stato islamico.

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