CELLULE STAMINALI/ Possono riparare le lesioni oculari, ecco come

- Fabio Belli

Cellule staminali: possibile la rigenerazione dei tessuti oculari? Il trial clinico della dottoressa Pellegrini permette una guarigione a 15 anni dal trapianto 

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Le cellule staminali possono avere un ruolo decisivo nella riparazione delle lesioni oculari? L’agenzia Adnkronos ha raccolto le dichiarazioni di Graziella Pellegrini, nonché Director Cell Therapy Program, Center for Regenerative Medicine ‘Stefano Ferrari’ & Professor of Cell Biology, Università di Modena e Reggio Emilia. La dottoressa Pellegrini ha messo a punto con il suo staff una tecnologia nella quale si va a “prelevare una briciolina risparmiata dalla lesione da uno dei due occhi del paziente, si tratta una biopsia di 1 mm, piccola come un moscerino, dalla quale estraiamo le cellule staminali per ricostruire in laboratorio la cornea danneggiata.” Si tratta di un qualcosa di rivoluzionario che può permettere la vera e propria rigenerazione del tessuto oculare. Un’ipotesi che viene da tempo paventata nel campo dello studio delle cellule staminali, ma che ora sta diventando realtà con gli sviluppi futuri che potrebbero essere ancor più sorprendenti rispetto ai risultati già ottenuti.

“STABILITA’ A 15 ANNI DAL TRAPIANTO”

Il tessuto – spiega la dottoressa Pellegrini – provenendo dallo stesso paziente, non provoca nessun tipo di rigetto. Si rimuove la cicatrice che si è formata sull’occhio e si applica il suo tessuto ricostruito in laboratorio. Questo porta a un recupero della vista, in alcuni nel giro di breve tempo. Nei casi più gravi, con lesioni particolarmente profonde, c’è bisogno di ricorrere a un intervento in due fasi. Il recupero della funzione visiva, e la stabilità della superficie dell’occhio, è oggi comprovato fino a 15 anni dopo il trapianto. Questo ci suggerisce che è possibile un recupero totale e che si tratta di una terapia risolutiva – puntualizza Pellegrini – Non parliamo di un farmaco tradizionale, che deve essere periodicamente assunto. La terapia si fa una volta, nel caso di qualche minima complicazione due volte, senza nessun rischio. In seguito a questo il paziente è di nuovo come prima, perfettamente vedente e stabile”. Un progetto che nei vari trial clinici ha raggiunto una percentuale di successi del 70%.

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