Papa Francesco/ Nella vita cristiana la fede da sola non basta: serve l’amore per l’altro

- Niccolò Magnani

Papa Francesco all’Angelus: “la fede da sola non basta, serve l’amore per il prossimo per una vita pienamente cristiana”. Essere pronti e vigilanti per il Regno dei Cieli

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Angelus di Papa Francesco (LaPresse)

Non c’è vita cristiana senza la fede dell’uomo in Dio e nella sua infinita ed eterna promessa di salvezza: ma quella stessa fede non basta se rimane ad appassire lontano dall’esser proprio di ogni persona. «La fede da sola non basta, serve l’amore per il prossimo»: quanto detto da Papa Francesco nell’ultimo Angelus recitato in Piazza San Pietro porta dietro questa importante e convinta sottolineatura. Servono tutte e due, ma Bergoglio ha voluto di nuovo rivalutare l’estrema umanità del cristianesimo che è divenuto carne ed esperienza attraverso un amore dei primi che si sono imbattuti in Cristo, fonte di quell’amore che riesce a colmare il desiderio di salvezza dell’uomo. «La condizione per essere pronti all’incontro con il Signore non è soltanto la fede, ma una vita cristiana ricca di amore per il prossimo»: un more che porta alla saggezza, alla prudenza e alla santità, spiega sempre Papa Francesco davanti alla folla giunta nel weekend di San Martino nella Capitale. Nella sua meditazione il Pontefice “chiede” atti concreti di carità per preparare già da ora la venuta del Regno dei Cieli: un “portarsi avanti” lontano dalla propria vita reale? Sbagliato di nuovo, l’invito è un altro: ««essere saggi e prudenti significa tenersi pronti a incontro con Dio». È qualcosa che deve per forza centrare con la propria vita, con la propria umanità, con il proprio desiderio: operare non per “costruirsi” il futuro ma per dar ragione costante al desiderio sterminato di amore e di essere amato di cui è “fondato” il nostro cuore.

L’ANGELUS DEL 12 NOVEMBRE

Il Vangelo di questa domenica, secondo il Papa, invita e indica la condizione per entrare nel Regno dei Cieli, nella possibilità di “accesso” alla salvezza eterna: « la parabola delle dieci vergini: si tratta di quelle damigelle che erano incaricate di accogliere e accompagnare lo sposo alla cerimonia delle nozze, e poiché a quel tempo era usanza celebrarle di notte, le damigelle erano dotate di lampade. inque di queste vergini sono sagge e cinque stolte: infatti le sagge hanno portato con sé l’olio per le lampade, mentre le stolte non l’hanno portato. Lo sposo tarda ad arrivare e tutte si addormentano». L’episodio narrato da Gesù nel Vangelo e ripreso da Papa Francesco punta dritto sull’arrivo dello sposo e il grado di “preparazione” delle dieci damigelle. Le vergini stolte si accorgono di non avere l’olio per le lampade, e lo chiedono a quelle sagge: «ma queste rispondono che non possono darlo, perché non basterebbe per tutte. Mentre dunque le stolte vanno in cerca dell’olio, arriva lo sposo; le vergini sagge entrano con lui nella sala del banchetto e la porta viene chiusa». A quel punto il Pontefice chiede direttamente alla piazza cosa possa intendere Gesù con quella parabola, esattamente come il Cristo incalzava i suoi discepoli cui raccontava le a volte complesse parabole: «dobbiamo tenerci pronti all’incontro con Lui, dobbiamo vegliare perché non sappiamo né il giorno né l’ora». Ma attenzione, la veglia non vada confusa con il “mero” non dormire: secondo il Papa bisogna essere “preparati”: «se ci lasciamo guidare da ciò che ci appare più comodo, dalla ricerca dei nostri interessi, la nostra vita diventa sterile, e non accumuliamo nessuna scorta di olio per la lampada della nostra fede; e questa si spegnerà al momento della venuta del Signore, o ancora prima».



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