BATACLAN DUE ANNI DOPO/ De Gregori: non ho avuto il coraggio di andare in platea, lì c’è ancora dolore e paura

- Paolo Vites

Il 13 novembre 2015 la strage al Bataclan, locale di Parigi dove si stava tenendo un concerto rock, 130 morti, uno dei peggiori attacchi dell’islamismo terrorista

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Due anni fa forse quella che è stata la peggior strage del terrorismo islamista in Europa, l’attacco al Bataclan, locale di Parigi, mentre era in corso un concerto rock. 130 morti e più di 400 feriti, tra le vittime anche una ragazza italiana, Valeria Solesin, che da poco lavorava nella capitale francese. Era il 13 novembre 2015, Parigi non si era ancora ripresa dalla strage alla redazione del giornale Charlie Hebdo, sempre a opera di fondamentalisti islamici che avevano voluto “punire” i giornalisti per aver preso in giro il Profeta, Moametto. Con l’attacco multiplo della notte del 13 novembre in vari punti della città, fu anche l’ultima volta che miliziani islamici in Europa misero a punto un autentico piano militare di attacco, con commando dislocati in vari punti a colpire il cuore della vita notturna francese. Dopo quella volta, le stragi sono sempre state opera di cosiddetti cani sciolti, lupi solitari, segno che è venuta a mancare, fortunatamente, l’organizzazione strategica dello stragismo. L’attacco al Bataclan, oltre all’impressionante numero di vittime, fu anche la fine dell’innocenza per quanto riguardava i locali dei concerti, luoghi dove la gente va a svagarsi, a divertirsi, a cercare una boccata di pace dopo lo stress della vita giornaliera. Fu l’attacco che voleva dimostrare che gli europei  non avevano diritto a essere felici.

Recentemente Francesco De Gregori si è esibito proprio qui, e a chi scrive ha raccontato di come all’interno del Bataclan si respiri ancora una atmosfera di paura, tanto che, ci ha detto, “non ho avuto il coraggio di visitare il locale, scendere dove si trovava il pubblico quella sera, sono rimasto sul palco a esibirmi, perché sentivo troppo forte l’emozione, il dolore e la paura che sono rimasti per sempre al suo interno”. Tra i superstiti di quella notte di follia e orrore molti di loro non hanno superato lo shock, fanno cure psicanalitiche, vivono chiuse nel ricordo, c’è chi si è tatuato parole o disegni per non dimenticare i morti o, dicono, “trasformare l’orrore in qualcosa di bello”. In una intervista al Journal du Dimanche il ministro dell’Interno, Gérard Collomb, ha detto che “non pensavamo che un assassinio di massa fosse possibile in Francia. Oggi siamo molto più preparati. I nostri servizi sono meglio equipaggiati di allora per individuare le minacce. Cosa che fanno ogni settimana”. Per il 92% dei francesi, però, rivela un recente sondaggio, la minaccia terroristica resta alta e le zone d’ombra su quanto successo quella notte del 13 novembre 2015, ha detto ancora il ministro, esistono ancora. In carcere uno solo dei terroristi, Salah Abdeslam, che non ha mai rivelato del tutto la realtà dietro le stragi di quella notte. 



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