IL KILLER DI TWITTER/ Adescava le vittime con tendenze suicide sui social, poi le uccideva a casa sua

Twitter Killer, questo è il nome del ventisettenne Takahiro Shiraishi che adescava le vittime con tendenze suicide sul social network e poi le uccideva. 

16.11.2017 - Francesco Agostini
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Twitter Killer (web)

I giornali lo hanno soprannominato ‘Twitter Killer‘, l’assassino di Twitter. Questa è la storia di un giovane giapponese di appena 27 anni, al secolo Takahiro Shiraishi, che prima contattava le sue vittime sul social network dei vip per eccellenza e poi le uccideva a casa sua. Il ragazzo individuava tutte quelle persone comprese tra un età di 15 e 26 anni con tendenze suicide. Cercava chi scriveva su Twitter di volerla fare finita oppure che mostrava problemi di autolesionismo, ci stringeva amicizia e poi le invitava a casa propria. Qui, senza un motivo valido, le uccideva. La polizia locale giapponese ha trovato nella sua abitazione i resti di ben 9 giovani donne morte, torturate e uccise dal giovane Twitter Killer. Per coglierlo sul fatto, i poliziotti hanno usato un trucco vecchio come il mondo: hanno aperto un finto account Twitter con un nickname e una foto di ragazza, hanno postato finti tweet suicidi ed autolesionistici e alla fine sono stati ad aspettare. Takahiro Shiraishi, come un avvolotoio, è arrivato, ma questa volta non aveva potuto prevedere il tremendo esito: dietro la tastiera non c’era solo più una ragazza indifesa ma un intero corpo di forze dell’ordine.

PARLA JACK DORSEY

Inevitabilmente l’orrenda vicenda di Takahiro Shiraishi ha avuto una eco internazinale ed è arrivata anche alle orecchie del CEO di Twitter, Jack Dorsey. Intervistato, Dorsey si è così espresso sulla vicenda del Twitter Killer: ‘E’ una storia estremamente triste. D’ora in poi il nostro social network dovrà essere usato in modo più sano.’ In seguito a questa sequela incredibile di omicidi, Twitter ha deciso che prenderà seri provvedimenti per contrastare il fenomeno attuando misure sempre più restrittive in merito. Continua infatti Jack Dorsey: ‘Da oggi in poi sarà vietato twittare post inneggianti al suicidio e all’autolesionisimo. Se noteremo qualcuno fare una cosa del genere sarà premura di Twitter fare tutto il necessario al riguardo. In prima istanza invieremo subito alla persona un’informativa in cui consigliamo uno dei nostri centri affiliati per la salute mentale.’ Dopo la storia di Takahiro Shiraishi, quindi, il social network dei vip per eccellenza stringerà il controllo per evitare che vicende del genere (di cui Twitter, specifichiamolo, non ha colpa) non si verifichino più per nessuna ragione al mondo.

GIAPPONE RE DEI SUICIDI

Il Giappone è una delle nazionalità che presenta un numero di suicidi elevatissimo. Le stime statistiche dicono che dal 2003 a questa parte il tasso si è notevolmente diminuito, ma rimane comunque uno dei più consistenti dell’intero globo. Oltre a questo, il Giappone è anche uno dei Paesi con più utenti Twitter, secondo soltanto (e non potrebbe essere altrimenti) agli Stati Uniti d’America. Sempre in Giappone, però, il social network è oggetto di critiche quotidiane perché indurrebbe le persone ad affrontarsi verbalmente in dibattiti molto spesso offensivi. Il fenomeno è talmente frequente che è stato definito ‘hate speech’, dibattito dell’odio. Alcune persone hanno deciso di protestare proprio davanti alla filiale giapponese di Twitter contro questo fenomeno, organizzandosi in un sit-in. A farlo è stato il gruppo Tokyo No Hate che chiede insistentemente a Jack Dorsey e soci di assumersi le proprie responsabilità per ciò che concerne gli episodi di cyberbullismo, odio e disriminazione di qualsiasi tipo. Twitter ha risposto, come abbiamo visto, ma menti malate come quella di Takahiro Shiraishi saranno difficili a fermare, in un modo o in un altro.

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