ISIS A TORINO/ Arrestati 5 tunisini: misure non eseguibili per questioni di procedura

Isis a Torino, procura ottiene cinque arresti a scapito di altrettanti tunisini indagati per terrorismo internazionale ma le misure sono non eseguibili per motivi procedurali.

16.11.2017 - Emanuela Longo
polizia_terrorismo_italia_allarme_bomba_lapresse_2017
Cinisello Balsamo, assalta passanti con coltello (LaPresse)

Sono cinque i tunisini accusati di terrorismo internazionale e per i quali la Procura di Torino aveva ottenuto le relative ordinanze di custodia cautelare. Eppure, gli arresti non potranno essere eseguiti per questioni procedurali. È quanto emerge dal quotidiano Corriere.it che ripercorre l’intera vicenda iniziata di fatto sei mesi fa quando cioè il pm Andrea Padalino chiese l’arresto a carico dei tunisini lanciando così ufficialmente l’incubo Isis a Torino. Lo scorso giugno però, il gip respinse la richiesta del pubblico ministero ma dopo essersi rivolta al Tribunale del Riesame, quest’ultimo ha dato ragione alla Procura. Nonostante questo, però, gli arresti restano non eseguibili ed il motivo è presto detto: la legge, infatti, prevede che gli indagati possano presentare ricorso in Cassazione entro dieci giorni dal deposito dell’ordinanza di custodia in carcere e, di conseguenza, i cinque tunisini non possono essere arrestati preventivamente in attesa del processo. Se la Suprema Corte dovesse accogliere il ricorso, i tempi sarebbero destinati ad allungarsi ulteriormente.

GLI INTENTI TERRORISTICI DEGLI INDAGATI

Il tribunale del Riesame, lo stesso che ha dato ragione alla Procura di Torino, aveva sottolineato come uno dei tunisini accusati di terrorismo internazionale fosse pronto “a compiere un’azione terroristica sul territorio” italiano. Le indagini inizialmente avevano posato l’attenzione anche su altri due nordafricani nel frattempo deceduti in Siria come foreign fighters. Giunti in Italia nel 2014, i tunisini avevano ottenuto il permesso per motivi di studio, fornendo false informazioni su una loro presunta iscrizione all’Università. A Pisa avevano messo in piedi un’organizzazione mirata allo spaccio di droga ed avevano dimostrato piena adesione all’ideologia dell’Isis, partecipando a comizi con militanti combattenti e non solo. Secondo il Riesame infatti si sarebbero resi protagonisti di una serie di azioni che indicherebbero “una mera adesione psicologica alla ideologia jihadista” ma anche la “creazione di una cellula estremistica islamica”. Per questo alcuni era partiti per la Siria combattendo in prima fila per l’Isis mentre uno di loro era rimasto in Italia con l’obiettivo di compiere un’azione terroristica.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori