FABRIZIO CORONA/ Urla in aula contro il pm: “Ma che domanda è?”, poi le scuse

- Emanuela Longo

Fabrizio Corona, urla e agitazione in aula durante l’ultima udienza contro la pm Alessandra Dolci, poi le giustificazioni e le sue scuse personali al magistrato.

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Fabrizio Corona, teste in favore di Sara Tommasi - Instagram

È un Fabrizio Corona stanco ed esasperato, quello che è intervenuto in aula ieri, nel corso dell’udienza davanti alla Sezione misure di prevenzione del Tribunale milanese. Come già accaduto in passato, l’ex re dei paparazzi si è scagliato verbalmente contro il pubblico ministero Alessandra Dolci. È avvenuto, come riporta Corriere.it, durante l’audizione del teste Marco Bonato, suo ex amico e durante la quale Corona non ha saputo tenere a freno la sua rabbia, esplodendo contro la pm milanese ed urlando: “Ma che domanda è? Me le faccia a me le domande!”. Inizialmente l’imputato era intervenuto proprio mentre il magistrato poneva le domande al testimone, presunto intestatario fittizio della casa di via De Cristoforis, sotto sequestro insieme ai 2,6 milioni di euro trovati in contanti. “Ma lui non è un tecnico?”, aveva inizialmente chiesto, prima di lasciarsi andare all’ondata di rabbia. Anche questa volta il pm non ha potuto non riprendere Corona, chiedendo il suo allontanamento e ritenendo “inaccettabile” l’atteggiamento assunto nei suoi confronti. Il presidente del Collegio, a quel punto si era limitata a rimproverare aspramente a sua volta l’ex re dei paparazzi ma senza espellerlo dall’aula.

LA SUA DIFESA IN AULA

Dopo la rabbia e l’agitazione anche per le parole del testimone, Fabrizio Corona ha poi compiuto un passo indietro chiedendo scusa al magistrato precedentemente attaccato. Nella sua giustificazione, l’imprenditore catanese ha puntato sul personale asserendo: “Sono stanco, ho 44 anni, non ho più voglia di fare le guerre, non cerco più la ribalta mediatica, io oggi non ho una vita perché l’ho sprecata tutta a lavorare”. Ha quindi preso la parola parlando per circa un’ora e difendendosi di fronte ai giudici ora chiamati a decidere se confiscare o meno la sua casa posta sotto sequestro insieme ai 2,6 milioni di euro in contanti. Così come i suoi legali, gli avvocati Ivano Chiesa e Luca Sirotti, anche Fabrizio Corona ha spiegato che la casa fu acquistata dalla sua società Fenice in modo regolare. A tal fine si è lasciato andare anche a qualche commento personale: “Mps e Etruria hanno fatto 500 milioni di debiti, hanno truffato i cittadini onesti e a loro non hanno sequestrato nulla”. Sono quindi giunte le scuse al pm, confermando la stima nei suoi confronti.



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