“Emma Bonino ha ucciso più di Totò Riina”/ Ecco perché Don Francesco Pieri ha sbagliato

- Niccolò Magnani

“Emma Bonino ha sulla coscienza più morti innocenti di Totò Riina?”: le parole choc di Don Francesco Pieri su Facebook. Ecco cosa ha detto (e perché ha sbagliato)

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LaPresse

Non un invidiabile “record” quello ottenuto da Don Francesco Pieri, prete e docente alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, dopo quanto scritto in questi giorni su Facebook: ha di colpo fatto alzare dalla sedia abortisti, anti-mafiosi, cittadini normali, altri preti e le tante persone che sono rimaste coinvolte nella loro vita nella tremenda esperienza di un aborto. Ci spieghiamo subito, e ci rifacciamo alle parole usate da Don Francesco: «Ha più morti innocenti sulla coscienza Totò Riina o Emma Bonino?». Il punto di domanda finale non toglie l’essenza della questione, ovvero una provocazione per illuminare le menti dei tanti fedeli internati a poche ore dalla morte del Capo dei Capi di Cosa Nostra (la Mafia siciliana): una provocazione che “gioca” sul paragone tra mafia e aborti, due pratiche drammatiche diversissime tra loro e che secondo il sacerdote bolognese bisognerebbe “paragonarle” per capire chi ha fatto più morti innocenti tra Totò Riina e Emma Bonino (storica leader dei Radicali che più di tutti ha spinto per la legge sull’aborto negli anni Settanta). Secondo il sacerdote, contattato dal Resto del Carlino, non c’è in realtà nessuna provocazione ma una seria domanda: «Moralmente non c’è differenza. Il Concilio Vaticano II con la sua Gaudium et spes mette l’aborto (non importa se legalizzato, ospedalizzato e mutuabile o no) in serie con “genocidio, omicidio volontario” e altri crimini orrendi (GS 27), tra cui certamente quelli di mafia, e lo definisce “abominevole delitto” (GS 51). Solo che vedo meno gente disposta a indignarsi e schierarsi per “questi” innocenti. Anche tra chi metterebbe la mano sul fuoco per il Vaticano II».

UN NUOVO CASO “GUIDOTTI”?

Che dite, siamo di nuovo di fronte ad un nuovo “caso-Guidotti”? In poche settimane due sacerdoti della Curia di Bologna su Facebook scrivono commenti molto duri contro fatti di cronaca “del giorno” suscitando un mare di polemiche. Nel caso di Don Guidotti però nel giro di poche ore erano arrivate le scuse per parole dette “di getto e di rabbia” mentre nel caso di Don Pieri non ci sono scuse o altre riflessioni da fare, se non proprio la comunanza dei morti perpetrati per mafia e quelli, tantissimi, di piccole vite arrestate dall’aborto voluto (e legalizzato dopo il referendum degli anni Settanta). La riflessione importante sulla tragedia degli aborti non può però, secondo noi, essere “accomunata” a quella altrettanto tremenda e terribile degli assassini mafiosi, tra l’altro scomunicati dalla stessa Chiesa proprio per l’incessante abominio dell’omicidio su larga scala. Ci sono dunque notevoli ordini di problemi, ci pare, in quanto fatto dal sacerdote bolognese: per primo il luogo, Facebook, divenuto ormai sempre più cassa di risonanza di commenti, “sparate” e teatro di giudizi. Che un prete e teologo usi il social per far passare un concetto non ci sembra per nulla sbagliato, che lo faccia però con una provocazione ragionata e voluta in un momento come questo (con l’Italia intera che parla della morte di Totò Riina, ndr) ci sembra pericoloso. Perché? È semplice: si porta a mischiare livelli molto differenti e si rischia così di banalizzare due concetti molto gravi e molto importanti.

MAFIA, LAGER E RESPONSABILITÀ

E soprattutto, con tutta questa vicenda, si perde l’intento di base di certo lodevole del prete: mettere l’accento su una cultura della morte che ormai giudica come “normale” e “accettata” la pratica dell’aborto. Don Pieri ha citato poi nel suo commento su Facebook il compianto ex cardinale di Bologna, Giacomo Biffi, che nel 1998 scriveva «La massima vergogna del ‘900, che pure ha conosciuto le più orrende infamie della storia, come i molti e diversi genocidi che sono stati perpetrati – così disse a San Luca in occasione della Giornata della Vita –, resta senza dubbio la legalizzazione dell’aborto». Quanto scritto dal cardinal Biffi è illuminante e poggia ancora oggi le basi della forte difesa della Vita della Santa Chiesa Cattolica: “prendere” a prestito queste parole per “provocare” un paragone tra Emma Bonino (politica impegnata per i diritti civili e tra le forti proponenti della legge sull’aborto) e Totò Riina, pluriassassino della Mafia, ci sembra inadeguato e ripetiamo “scostante” il vero punto della questione. Non si possono fare gerarchie e classifiche su “chi è peggio” tra i peccatori: ci sono peccati gravissimi ed ognuno la Chiesa lo tratta in modo particolare, specifico e inserito in un contesto. Fare come ha fatto Don Pieri, nella pratica, rischia di portare sulla via della polemica e non della riflessione (urgente e decisiva) tanto i peccati mafiosi quanto quelli sull’interruzione della vita innocente. In ultima analisi, “colpevolizzare” Bonino (ma poteva essere Pannella e tantissimi altri ancora che appoggiavano e appoggiano pubblicamente l’aborto legalizzato) per quanto in fin dei conti compiuto da donne e uomini di ogni razza ed età rischia di essere un ennesimo errore: di certo la cultura dello scarto e dell’aborto difeso vede una grossissima responsabilità di cinema, cultura, politica e società, ma la scelta poi ricade comunque sulla singola donna ed è con lei che, con dialogo, ascolto, perdono e relazione, si può cercare di prevenire alla scelta drammatica dell’aborto.

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