LA RIVOLTA DELLE PARTORIENTI/ Catania: le pazienti rifiutano gli infermieri maschi

Al reparto di ginecologia dell’ospedale di Catania le donne rifiutano di farsi curare da infermieri uomini, la direzione li trasferisce altrove. Ecco di cosa si tratta

20.11.2017 - Paolo Vites
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Immagine di repertorio (Pixabay)

Non sembra, da come viene riportata la notizia su vari media, che a chiedere che nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Garibaldi Nesima di Catania operino solo donne siano state pazienti di fede musulmana. Come accaduto in passato in alcuni ospedali infatti pazienti di sesso maschile avevano rifiutato di farsi toccare da dottori di sesso femminile. E se non è stato così, sarebbe ancora peggio. Due infermieri secondo quanto si legge sono stati trasferiti in altri reparti, perché le pazienti hanno chiesto che ad occuparsi di loro siano solo donne. Certo, magari conterà un po’ di pudore e vergogna nel farsi esaminare da uomini e con un’altra donna ci si sentirà più libere, ma da sempre negli ospedali seri professionisti maschi lavorano nei reparti di ginecologia.

Un rigurgito di femminismo? Un fatto legato a certe tradizioni del sud Italia? Sta di fatto che il sindacato Uil Ppl ha denunciato il fatto con toni duri: “se di privacy si tratta, dovrebbero essere spostati tutti gli uomini che in questo momento operano nel reparto, dall’infermiere professionale ai medici allo stesso primario” ha commentato il segretario provinciale Stefano Passarello. Che in un comunicato ufficiale ha aggiunto: ” I due infermieri che sono stati raggiunti da questo provvedimento sono altamente specializzati, professionali, sempre educati e preparati. Non capiamo cosa abbia spinto il direttore generale e il direttore sanitario a firmare questi due spostamenti””. E adesso ha anche intenzione di informare del caos il ministro delle pari opportunità: “È assurdo – continua Passarello – che nel 2017 si debba assistere a situazioni del genere che, se non fossero accadute veramente, sembrano più la trama di una commedia che vita vera”.



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