LETTERA A RAMADAN/ Accusato di stupro: Islam lo condanna, l’Europa lo perdona. “Nostra legge non è la sharia”

- Niccolò Magnani

Lettera aperta dalla Francia a Tariq Ramadan, accusato di stupro e molestie. L’Islam lo ha già condannato, l’Europa lo perdona, “la nostra legge non è la sharia, siete fortunato”

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Tariq Ramadan

Nella sempre più mediatica “Molestopoli”, tra un Weinstein e uno Spacey, tra uno Stallone e un Brizzi, la storia di Tariq Ramadan merita forse un discorso a parte. Intellettuale e famoso islamologo, professore ad Oxford e nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani, da circa un mese è accusato di aver violentato due donne, ma le vittime sarebbe anche molte di più e almeno altre 5 ragazze lo accusano di molestie e violenze tra il 2009 e il 2012, con dettagli molto pesanti e con possibili prove. «Una delle presunte vittime è Henda Ayari, salafita convertita al femminismo. Ha detto che l’aggressione è accaduta a Parigi nel 2012 durante il congresso dell’Unione delle Organizzazioni Islamiche in Francia. Dopo lo stupro, Ramadan le disse che la violenza le era stata perpetrata perché non portava il velo», spiegava ad inizio scandalo “Formiche”, svelando dunque il vero punto della questione. Una violenza per un uomo che per cultura, tradizione e religione considera la donna sottomessa e da sottomettere: ora lui si ritrova però nel vortice della bufera, sospeso e cacciato da Oxford, ma anche isolato dall’Islam europeo e “moderato” che in Tariq vedeva un simbolo e che invece ora ne vede un obiettivo da condannare. Insomma, un gran pasticcio che soprattutto in Francia, dove spesso Ramadan ha partecipato a dibattiti negli ultimi anni sul rapporto tra Islam, violenza e terrorismo, sedendo ai maggiori salotti “intellò” transalpini. Ed è dalla Francia che giunge una lettera aperta e pubblica scritta dal quotidiano “Boulevard Voltaire” che coglie un punto a nostro parere molto interessante e finora ancora non trattato neanche in Italia. «Sei solo un uomo? Nessun santo o profeta, nessun asceta o saggio, un semplice essere umano?», comincia la lunga lettera che affronta il problema della violenza, del Corano ma soprattutto della legge islamica. Scopriamola qui sotto.

LA VIOLENZA E IL CORANO

La lettera verte sul fatto che ad oggi ancora di prove certe e vere di quelle violenze non ve ne sono e che dunque Ramadan, come del resto il nostro Brizzi in Italia, sono vittime di linciaggi mediatici e gogne senza assoluzione alcuna. Certo, i casi sono estremamente diversi, visto che qui abbiamo a che fare con una preponderante azione e ruolo di prim’ordine della religione di Tariq, quell’Islam che sulla violenza e sulle donne scrive così nel Corano, «Gli uomini sono preposti alle donne, perché Dio ha prescelto alcuni essere sugli altri e perché essi donano dei loro beni per mantenerle; le donne buone sono dunque devote a Dio e sollecite della propria castità, così come Dio è stato sollecito di loro; quanto a quelle di cui temete atti di disobbedienza, ammonitele, poi lasciatele sole nei loro letti, poi battetele; ma se vi ubbidiranno, allora non cercate pretesti per maltrattarle, ché Iddio è grande e sublime» (Passaggio IV, 34). Ebbene, nella lettera a Ramadan il punto viene subito esposto: «Per il momento, infatti, non sembra che tu sia altro che un seduttore impenitente. Sei stato preso in giro, beffato e deriso, è il solito eco box nel mondo dei media. Sei vestito come un vero sadico, feroce e sodomita», e ancora, «sei un colpevole designato, innocente o no, sei già colpevole per la tua religione e anche per i giornalisti nostrano, i nuovi “procuratori”», si legge ancora su Boulevard Voltaire.

“NON C’È GIUSTIZIA SENZA CUORE”

Eppure. C’è sempre un eppure, e in questo caso è bello imponente nella trattazione sulla violenza e l’accusa di stupro verso chi pure in più occasioni ha sottolineato l’assoluta “bontà” della sottomissione e del minore valore della donna musulmana rispetto al maschio islamico. Quel’”eppure” viene descritto benissimo nell’ultima parte della lettera aperta a Ramadan: «siete fortunato caro Tariq, la giustizia europea non è una legge della sharia. La legge, in una democrazia, può sembrare arbitraria, è solo umana, ma almeno permette la difesa». Secondo la Sharia infatti Ramadan è colpevole e in alcuni casi estremi si potrebbe arrivare anche alla pena di morte: «il sistema del diritto musulmano non si preoccupa di perfezionamenti giuridici come li abbiamo pensati attraverso la storia tumultuosa del nostro Vecchio Continente», si legge ancora sul giornale francese. Una fortuna nella “sfortuna” di essere all’interno di un sistema di legge che è tutto il contrario della libertà e del perdono: da qui l’ultimo accorato appello al islamologo nella bufera, «Possa questa nebulosa vicenda contribuire al vostro amore per la legge democratica. Se siete innocente, non peccate più… e andate finalmente in pace. Il nostro diritto, signor Ramadan, deriva dai vangeli per la salvezza del “perduto”. Non c’ è giustizia senza cuore».

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