MAMMA FA ARRESTARE IL FIGLIO LATITANTE/ La lettera: “odiami pure, ma volevo salvarti la vita”

- Niccolò Magnani

Mamma fa arrestare il figlio latitante: Bari, da 3 mesi ricercato viene preso in ospedale mentre accompagnava la compagna incinta. “Odiami pure, ma ti ho salvato la vita”

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Carcere (Pixabay)

Una lettera ad un figlio, pubblica, spassionata e sincerissima: con un piccola particolarità, a scrivere è la madre di un latitante 24enne che, accusato di rapina e furto, è finito in manette perché la madre ha lanciato una “soffiata” ai carabinieri. Insomma, lo ha fatto arrestare, tra l’altro mentre lui stava accompagnando la compagna incinta in ospedale: accade tutto a Terlizzi, in provincia di Bari, quando la mattina del 31 ottobre i militari sono arrivati presso l’ospedale per acciuffare e arrestare il ragazzo latitante ricercato da tre mesi. Daniela invece, 47 anni e una vita segnata da questo figlio scapestrato, ha avuto il coraggio di prendere carta e penna e rendere una testimonianza pubblica sull’importanza dell’affetto ad un figlio sopra ogni cosa, anche a costo di perdere immediatamente la sua fiducia. Il figlio è recluso nel carcere di Trani e ora, con la lettera pubblicata da Coratolive.it, tutti possono valutare e giudicare una scelta coraggiosa e per nulla banale di una madre: «Carissimo figlio mio, l’altra mattina ho fatto qualcosa che una madre non vorrebbe e non dovrebbe mai fare: ho tradito la cieca fiducia che tu da 24 anni riponevi me, consegnandoti nelle mani di qualcuno che di te non sa nulla, se non il tuo nome le tue “bravate”. È stato un gesto necessario ed inevitabile. Le notizie frammentarie e confuse che mi giungevano durante la tua assurda latitanza mi trafiggevano il cuore e, purtroppo, non avevo modo di poterti raggiungere, aiutarti a ragionare e a trasmetterti il malessere che sta vivendo».

LETTERA AL FIGLIO LATITANTE

La lettera poi prosegue con il racconto di una madre angosciata e preoccupata per le pochissime notizie ricevute durante gli ultimi mesi di latitanza dopo i suoi crimini: «Spesso leggevo negli occhi di qualcuno di loro la rabbia e l’accanimento nei tuoi con confronti, il loro desiderio morboso di volerti prendere quasi come per aggiudicarsi un “trofeo” da collezionare. Quando se ne andavano, temevo che, se ti avessero trovato, anche un solo tuo innocente movimento, una innocua mossa falsa che avresti potuto commettere, avrebbe potuto scatenare una loro reazione tragica e sproporzionata, decretando un drammatico finale», confessa Daniela, che racconta poi un aneddoto tragico avvenuto anni addietro con la morte di un amico del figlio anche lui trascinato nel mare magnum della criminalità. «Ricordo chiaramente le parole che sua madre mi sussurrò quando mi avvicinai a porgerle le condoglianze: “Daniela, avrei preferito andare in carcere a fargli visita per tutta la vita, almeno avrei potuto vederlo, abbracciarlo e parlargli ancora… Tu sei fortunata!”. Il non sapere dove stavi, come sopravvivevi, dove dormivi, chi potevi incontrare durante il tuo “oscuro” cammino, mi logorava da mesi. Non c’era più pace nel mio cuore e nella mia testa…». Si sentiva come Giuda nell’orto degli Ulivi, racconta senza freni la donna, eppure sentiva sempre di più che la scelta che stava andando a fare era tutto il contrario della debole e malevola volontà dell’Iscariota: «volevo morire, ma mi convincevo sempre più di aver fatto la cosa giusta. E poi, il Comandante mi aveva dato la sua parola: niente violenza. Massima discrezione e rispetto dei tuoi e dei miei diritti di madre. Parola mantenuta!». Mentre lei gli chiedeva perdono, lui la insultava e le prometteva odio per tutta la vita: eppure, il finale della lettera è ancora più toccante e riempito di un’amore straordinario che solo una madre può provare per la propria creatura. «Odiami ragazzo mio, odiami finché vorrai… Io, al contrario, continuerò ad amarti con la stessa intensità di sempre e anche di più. Un giorno ammetterai che, in cuor tuo, era ciò che volevi anche tu: porre fine a questo supplizio. Forse mi vorrai incontrare e io avrò la conferma di essere una madre “fortunata” perché potrò ancora vederti, abbracciarti e parlarti».



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